Economia

Intervento/ Partecipate comunali tra buone gestioni e debiti da assistenzialismo

Qualche mese fa, ebbi la opportunità di manifestare, a mezzo di gentile ospitalità di questa testata, talune perplessità in riferimento alle aziende “partecipate” del nostro Comune. Premesso che indubitabilmente è necessario preservare i lavoratori e le loro famiglie, va tuttavia sottolineato che in alcune di queste aziende, impera la politica della staticità debitoria quale interesse primario a fornire soltanto un reddito (a chi ivi ha la fortuna di lavorare) con i tributi locali per l'equilibrio sociale della città

Qualche mese fa, ebbi la opportunità di manifestare, a mezzo di gentile ospitalità di questa testata, talune perplessità in riferimento alle aziende “partecipate” del nostro Comune. Premesso che indubitabilmente è necessario preservare i lavoratori e le loro famiglie, va tuttavia sottolineato che in alcune di queste aziende, impera la politica della staticità debitoria quale interesse primario a fornire soltanto un reddito (a chi ivi ha la fortuna di lavorare) con i tributi locali per l'equilibrio sociale della città. In altre parole, si sono creati quei posti di lavoro promessi dalla politica nostrana al di là di un effettivo e concreto utilizzo dei lavoratori, ma al solo scopo di sistemare alcune famiglie di votanti.

Ma oggi i tempi stanno cambiando, e con l'avvento di quei politici giovani ed onesti che chiedono conto dei denari spesi nella pubblica amministrazione, non è più possibile continuare ad avere società sempre in debito per altro con dirigenti, funzionari o direttori nominati a fronte di ottime retribuzioni. Ed ecco che, quando la politica viene surclassata dall'azione meritevole di qualcuno che, di un incarico seppur politico, ne vuol fare una passione ed un lavoro vero e proprio, la azienda comunale non solo fornisce un serio e concreto servizio al cittadino, ma addirittura cristallizza un attivo.

Ricordo a tal guisa quando la Farmacia Comunale era un buco passivo di soldi dei contribuenti, per quanto ci fosse sempre qualcuno che ne riusciva ugualmente a guadagnarne, e mi sono sempre chiesto in base a quale principio se una azienda è di fatto un debito di rilevante entità, chi l'amministra, la controlla, ci lavora, o semplicemente ne fa le pulizie, riusciva egualmente ad avere una lauta retribuzione. Oggi non me lo chiedo più in riferimento alla Farmacia Comunale di Brindisi, non solo perché la dichiarazione dei redditi dell'amministratore è pubblicata all'interno del sito, ma semplicemente perché se quella azienda comunale funziona, e funziona bene, perdo l'interesse a conoscere se e come corrispondano la dovuta retribuzione al lavoratore-dirigente.

E nonostante sia cosciente di esser polemico, perdo anche l'interesse di sapere perché, da chi o come quell'amministratore si ritrova a ricoprire quell'incarico: evidentemente, sta bene lì dov'è. Allo stesso modo, ugual criterio logico ben può essere utilizzato per la Stp di Brindisi. Nel passato, sovente, alle dichiarazioni di dissesti finanziari della società di trasporto pubblico, seguiva l'immancabile curiosità di comprendere perché mai, una azienda che opera in regime di monopolio, dovesse aver cotanti debiti. Oggi, a quanto pare, la naturale risposta sta nella manifesta circostanza che chi opera per quella azienda, evidentemente scevro da logiche politiche quanto meno per la gestione della stessa, ha saputo dare il giusto impulso e la sana direzione, talché ha ottenuto i risultati ricercati.

Ma se due aziende pubbliche o partecipate che siano, con un sano impegno condito da seria professionalità sono riuscite a sollevarsi ed addirittura a garantire migliori servizi alla cittadinanza, dubbi e perplessità nascono dalle altre “partecipate” che, invece, hanno addirittura cagionato il famoso “sforamento del patto di stabilità”. A quanto ci è dato di capire, l'indebitamento della Brindisi Multiservizi costituirebbe il parametro principale da tener conto, ai fini del rispetto dei criteri di convergenza delle economie e la causa di formazione dello stock di debito che porterà non solo al divieto per il Comune di assumere figure necessarie al suo funzionamento, ma anche alla riduzione delle rimesse statali.

Ancora oggi, per questa azienda partecipata, esiste un obiettivo ancorato alle logiche del raggiungimento mensile del personale che, lungi dal non voler adeguatamente impegnarsi nel proprio lavoro, ha bisogno di veder obiettivi e stimoli che non siano meramente giornalieri. Ed infatti, non può certo dirsi che la gente che lavora alla Brindisi Multiservizi non si impegni nel proprio compito, ma chi invece è lontano da un vero e concreto impegno in tal senso, è proprio la politica che ne traccia la direzione: eccellenti nei litigi soprattutto mediatici ed alquanto violenti e volgari, non si occupano di programmare una lungimirante strategia di lavoro di questa enorme azienda.

Insomma, la preoccupazione è che terminati i biechi scontri offerti dalla politica nostrana, la società venga lasciata a terra, con tutti i suoi uomini e donne e le numerose famiglie, senza che nessuno abbia quanto meno disegnato un programma per far si che la Bms possa uscire dallo stato prefallimentare in cui si trova oggi.

E non giova neanche pensare che la scelta di direzione ad un dirigente del Comune, per altro dotato di eccellenti doti e qualità personali, sia in netto contrasto con due cariche contrapposte per due figure giuridiche virtualmente controparti all'origine (basti pensare quando la Bms pretendeva il pagamento di  fatture che il Comune invece contestava quale tenuto al pagamento): a quel punto, il dirigente del settore legale si troverebbe da una parte a chiedere l'esecuzione di un pagamento, e dall'altra a contestarlo.

Ed allora, non sono più credibili le notizie offerte da una parte che deduce situazioni contabili nettamente diverse da quelle dichiarate dall'altra e che, ai fini di un veloce risanamento, vede l'appalto “last minute”  di una verso l'altra cosicché, almeno per gli adempimenti nunc denique, il bilancio è in pareggio.

In conclusione, se la volontà politica (quella attuale naturalmente) fuoriesce dalla gestione delle aziende partecipate e si lascia che persone serie e professionali conducano a termine i veri obiettivi aziendali (che per altro, come nel caso della Stp, produce nuovi posti di lavoro), nulla quaestio, ma quando invece ci sono interessi diversi, o financo semplice superficialità, in quel caso bisogna stare attenti alle responsabilità che le vigenti norme di legge indicano per la gestione delle società in house providing, ed in quel caso, potrebbero essere in molti a dover rendere conto del proprio operato alla luce di una probabile rinnovata classe politica che già si sta facendo largo in ogni realtà ( exempli gratia, Roma Capitale).

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