Lunedì, 27 Settembre 2021
Economia

Francioso: “I progetti fermi al palo frenano la città, serve un cambio di passo”

Il presidente di Ance Brindisi: “Burocrazia sempre in lockdwon per noi e il Covid ha peggiorato le cose. L’amministrazione pubblica dialoghi con imprenditori locali e grandi aziende per sfruttare le potenzialità del territorio"

BRINDISI – “Ci sono progetti che sono fermi al palo e che non fanno decollare la città. E’ ora di un cambio di passo”. Anche nel Brindisino il settore edile è stato duramente colpito dagli effetti nefasti della pandemia. Per questo il presidente di Ance (Associazione nazionale costruttori edili) Brindisi, Pierluigi Francioso, a pochi giorni dal termine del suo secondo mandato, sprona le amministrazioni locali a sfruttare fino in fondo le potenzialità del territorio, dialogando con il mondo dell’imprenditoria, incluse le grandi aziende. 

I dati della Cassa Edile

Stando ai dati dalla Cassa Edile, fra l’1 ottobre 2019 e il 30 settembre 2020, in provincia di Brindisi, sono stati impiegati 2.250 lavoratori nel settore dell’edilizia (al netto ovviamente del sommerso), 1688 dei quali attivi all’1 aprile 2020. A causa del Covid c’è stata una riduzione percentuale del 25 percento circa dei lavoratori attivi. Il monte di ore denunciate ammonta a 1.860.000. Le ore lavorate e versate sono pari a 1.692.000. La riduzione percentuale è del 9,03 percento. Complessivamente, sempre quell'arco temporale, vi sono state 650 aziende attive, di cui 370 morose. Quasi il 57 percento delle aziende, dunque, presenta situazioni di morosità probabilmente a causa delle difficoltà economiche. 

La massa salari, al 12 gennaio 2021, è pari a 19528 euro. Il versato effettivo ammonta a 17669 euro. La percentuale di non versato è quindi del 9,5 percento. Inoltre si è registrato un accantonamento (fra gratifica natalizia ferie, anzianità professionale edile e altro ancora) pari 2.850.000 euro, di cui è stata versata una somma pari a 2.587.000 euro. La Cassa ha restituito quindi più del 90 percento degli accantonamenti agli operai.  

Presidente Francioso, il Covid quanto ha complicato la vita agli imprenditori edili?

La burocrazia è sempre in lockdown per noi costruttori e il Covid, se possibile, ha peggiorato le cose. Adesso serve ripartire velocemente e con forza per riparare i danni fatti dal virus. La pubblica amministrazione deve cambiare una volta per tutte e aiutare noi imprenditori, non sono più ammissibili ritardi, intralci e maggiori costi. Occorre intervenire con risorse, formazione e nuove procedure, così che lo snellimento dei tempi diventi l’obiettivo principale, per dare una scossa positiva all’incombente crisi economica. Basti pensare che per ottenere un permesso di costruire attualmente si impiegano anni, quando la legge ti consente di averlo in 4 mesi.Nel frattempo però bisogna riaprire le porte degli uffici, per evitare di esasperare ancor di più la situazione.

Le misure per la semplificazione vi sono state d’aiuto?

Si fa presto a dire semplificare. Molto meno a farlo. Ogni qualvolta, anche in passato, si è pensato di aver introdotto delle semplificazioni normative e procedurali, poi alla prova dei fatti ci si è accorti che nulla era cambiato in meglio, semmai il contrario. E se nei lavori pubblici ci si scontra per lo più con la normativa statale, nel privato il labirinto giuridico e procedurale assume dimensioni più che kafkiane. A farne le spese sono le nostre città che restano immobili. Il Covid 19 ha creato molte più difficoltà vista la poca reperibilità del personale in smartworking, una modalità di lavoro che comunque non va demonizzata. In alcuni casi, inoltre, le pratiche sono state digitalizzate, ma non ridotte né semplificate, con la conseguenza di aggiungere, a causa della rigidità dei sistemi digitali, ulteriori problemi per il cittadino e per le aziende. Da oltre un decennio si prova ad affrontare il problema della burocrazia a livello nazionale e regionale, ma con scarsi successi. Molti studi dimostrano che il costo annuo sostenuto dalle aziende per la gestione dei rapporti con la pubblica amministrazione supera i 30 miliardi di euro. L’Italia è invece totalmente ferma sulle opere infrastrutturali: quanti cantieri sono fermi a causa dell’eccessiva burocrazia? Ance ha rilevato che ci sono più di 2 miliardi di opere bloccate, opere in molti casi con la gara già conclusa.

Il cosiddetto bonus facciate e altre agevolazioni in ambito privato potranno rilanciare il settore?

Studi pubblicati dimostrano come queste agevolazioni non rappresentano solo un costo per lo Stato, ma anche un aumento di incasso in virtù di un maggior gettito fiscale. Un aspetto virtuoso sarà infatti quello di far emergere una marea di lavori che solitamente viaggiavano nel sommerso. Con questi provvedimenti si spera che la concorrenza sia sulla qualità del lavoro. E’ vero che il committente fondamentalmente non paga, ma avrà tutte le ragioni di pretendere che i lavori siano fatti con materiali di migliore qualità e secondo le migliori tecniche di costruzione. 

A livello di investimenti pubblici, invece, cosa vi aspettate?

Per quanto riguarda il pubblico si è in attesa di una pioggia di miliardi di euro che arriverà sull’Italia e si spera che una buona parte di questi arrivi al Sud. Ma fa paura la capacità di spesa che gli enti pubblici hanno dimostrato in questi anni. Basti pensare ai fondi regionali che sono stati spesi in minima parte rispetto alle disponibilità. Si deve fare affidamento a professionisti capaci, ma molto spesso nelle amministrazioni non esistono queste figure o non esistono nella misura in cui servirebbero per far fronte a tutta la mole di lavoro. L’imprenditore deve rendersi conto che quello che fa ha degli effetti per la comunità e il dipendente pubblico deve rendersi conto che deve agevolare chi ancora vuole affrontare i rischi e i problemi di un’attività imprenditoriale. 

Da più di due settimane, dopo l’azzeramento delle deleghe assessorili deciso lo scorso 1 marzo dal sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, si è in attesa della nascita della “nuova” giunta comunale. All’interno della stessa maggioranza si chiede un cambio di passo dell’azione amministrativa. Lei, da rappresentante degli imprenditori edili, cosa ne pensa di questa situazione?

Purtroppo è una dimostrazione di come la politica, che dovrebbe preoccuparsi di affrontare e risolvere i problemi di una comunità, sia invece distante da quelle che sono le esigenze della stessa comunità e non sia capace di leggere tali esigenze. Noi come Ance abbiamo fatto, in campagna elettorale, un convegno nel quale provocatoriamente chiedemmo di approvare il Pug entro un anno dall’inizio della legislatura. Ma quello era un simbolo. Noi volevamo che ci fosse la comprensione del fatto che si dovesse rendere virtuoso lo strumento dell’intervento privato. In quel convegno rappresentammo come esempio l’intervento di una imprenditrice siciliana, Florinda Saieva, che all’interno di un territorio povero e pieno di problemi era riuscita con una iniziativa privata a mettere in piedi un sistema virtuoso che aveva animato un’economia di un paesino della Sicilia, creando possibilità di lavoro e interesse per i giovani ad andare a vivere lì.

Anche a Brindisi si riuscirà a costruire un sistema virtuoso in ambito imprenditoriale?

Nessuno ha la bacchetta magica, ma in questi anni non ho visto un cambio di passo che potesse rendere Brindisi appetibile rispetto ad altri territori circostanti. Ci sono progetti che sono fermi al palo e che non fanno decollare la città. Tutti quanti diciamo che la città ha delle potenzialità ma nessuno poi ha il coraggio di sfruttarle fino in fondo. E’ nel dialogo che si può forse provare a superare questo stallo che sta vivendo il territorio. Ma un dialogo che abbandoni il pregiudizio e che inquadri gli imprenditori come coloro i quali hanno a cuore il bene della città. La parte imprenditoriale è sana. Ci saranno anche coloro i quali non meritano di essere chiamati imprenditori, ma non si può fare di tutta un’erba un fascio. Si deve invece fare in modo che il dialogo faccia emergere il meglio degli imprenditori che esistono, sia a livello di multinazionali che di imprenditoria locale. Ci sono tantissimi imprenditori che hanno costruito qualcosa di positivo e che devono essere valorizzati. In questo il dialogo con la grande azienda, richiamata alle sue responsabilità, può essere utilissimo, perché anche la grande azienda, stimolata dall’amministrazione pubblica, deve fare in modo di agevolare la crescita dell’imprenditoria locale. Se l’imprenditoria locale ha la possibilità di generare reddito, allora questo è un reddito che poi si riverbera sul benessere di tutta la comunità. Se invece l’imprenditoria locale, come è stato fatto in tutti questi anni in cui ci si è confrontati solo sul prezzo e non sulla qualità delle opere, crea debito, certamente non si può migliorare la crescita della città. 

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