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"Troppa superficialità della politica sul futuro del porto di Brindisi"

La riforma sulla portualità del ministro Delrio, che inizialmente prevedeva in Puglia un’unica Autorità Portuale di Sistema con sede a Taranto, ha innescato nel nostro territorio un dibattito sulla collocazione amministrativa del porto di Brindisi

La riforma sulla portualità del ministro Delrio, che inizialmente prevedeva in Puglia un’unica Autorità Portuale di Sistema con sede a Taranto con i tre maggiori porti regionali e successivamente modificata con la istituzione di due autorità di sistema, una relativa alla sola Taranto e l’altra  comprendente Bari, Brindisi e Manfredonia con sede a Bari, ha innescato nel nostro territorio un dibattito sulla collocazione amministrativa del porto di Brindisi nell’ambito della suddetta riforma, tra chi vuole il nostro porto annesso alla nascente autorità di sistema tarantina o a quella barese del Sud Adriatico.

La Conferenza Stato-regioni, fra le condizioni che ha posto al ministro Delrio per dare il suo parere favorevole per l’attuazione della Riforma, vi è la possibilità per le regioni interessate di chiedere per quei porti che non saranno più sede di autorità portuale una deroga fino a 36 mesi, necessaria per completare gli investimenti in corso e organizzare al meglio la futura integrazione nelle nascenti autorità di sistema multiporto.

Una nave Tirrenia a S.Apollinare-2

Di fronte a questo scenario, in questi ultimi giorni abbiamo visto nascere a Brindisi una sorta di partito trasversale alle forze politiche, composto da neo esperti di politiche portuali e fini economisti, che vogliono spingere il nostro porto ad aderire all’Autorità di sistema tarantina, sostenendo questa adesione con l’acclarata  forte complementarietà delle attività portuali fra i due porti, consistente a loro dire, nel fatto che Taranto sarebbe un porto industriale legato alle attività portuali dell’Ilva e della raffineria e commerciale legato al traffico dei container, mentre Brindisi oltre al traffico industriale generato dal petrolchimico e centrale Enel, avrebbe una spiccata vocazione turistica basata sui traffici passeggeri per Grecia ed Albania ed una prospettiva crocieristica e di nautica da diporto.

Ovviamente per i sostenitori di questa presunta complementarietà, Brindisi presenterebbe anche un futuro logistico legato alla realizzazione di una piattaforma logistica progettata dalla locale Asi, che da anni ne cerca invano  il finanziamento. Quindi in sintesi, per i sostenitori di questa tesi il connubio tra le potenzialità del porto di Brindisi e le attività del porto di Taranto sarebbero non concorrenziali tra loro, farebbero nascere una forte Autorità di Sistema ionica-adriatica in grado di competere con i poli logistici e turistici più agguerriti, mentre il matrimonio con Bari sarebbe fallimentare per il nostro porto, in quanto il porto barese sarebbe direttamente concorrente con Brindisi, essendo quel porto attivo sia nel settore turistico delle navi traghetto per i collegamenti con Grecia ed Albania, che con le navi da crociera, esattamente gli stessi settori di forza del traffico marittimo brindisino attuale e auspicato come quello crocieristico.

yacht a brindisi-2

La conclusione del partito filo tarantino è che alla fine l’autorità di sistema del Sud Adriatico non avrebbe altro che l’interesse a non far sviluppare il nostro porto a tutto vantaggio di quello barese, che finirebbe per accaparrarsi gli ultimi residui traffici brindisini. L’originalità del superficiale dibattito brindisino che si è animato in questi giorni, consiste nel proporre accorpamenti senza un’analisi approfondita della situazione concreta dei tre porti, in modo da poter decidere con i parametri economici e strategici in mano, come costruire queste due nuove autorità e quindi con chi andare, visto che le ragioni politiche hanno prevalso nell’affossare l’Autorità unica di sistema regionale, che avrebbe garantito realmente ai porti pugliesi lo sviluppo auspicato dalla Riforma Delrio.

Per questo motivo e per avere il tempo di avviare un piano strategico di rilancio del porto di Brindisi e poter acquisire di conseguenza, un ruolo preciso nel quadro della portualità nazionale e regionale, in coerenza con gli obiettivi di efficienza voluti dalla Riforma Delrio ed auspicando nel frattempo, alla luce delle verifiche previste dalla stessa Riforma sulla validità strategiche delle nuove autorità di sistema, il recupero dell’Autorità Unica di Sistema della Puglia, occorre chiedere l’applicazione della deroga per il porto di Brindisi. Tale richiesta di deroga ha senso solo  a patto di avere un nuovo sistema amministrativo coerente con quello previsto dalle nuove Autorità di sistema e chiedere un presidente con  profilo manageriale e non politico o burocratico, capace di raggiungere gli obiettivi necessari allo sviluppo del porto e alla sua integrazione nell’Autorità di sistema Unica o in mancanza di questa, in quella più utile allo sviluppo portuale della nostra Città.

Msc Magnifica 4-2

Infine appare sospetto l’attivismo della neoeletta sindaca di Brindisi, che senza mandato politico del Consiglio Comunale e senza valide ragioni, si è affrettata ad incontrare il ministro Delrio insieme al sindaco di Taranto, per chiedere l’adesione di Brindisi nella nascitura Autorità di Sistema di tarantina, motivando tale richiesta con la fantomatica complementarietà delle attività economiche dei due porti. Alla sindaca vorremmo ricordare, che mentre a Brindisi si consumava un grigio periodo di commissariamento che non ha prodotto rilevanti iniziative di sviluppo, il commissario del Porto di Taranto  già ex presidente dello stesso ente, annunciava poche settimane fa, nell’ottica della necessaria diversificazione delle attività portuali per vincere la crisi economica ed occupazionale del porto di Taranto, dovuta all’azzeramento dei traffici container e alla crisi dell’Ilva,  l’inizio dei lavori  del Centro Servizi Polivalente del porto di Taranto finanziato con  6milioni e 632.660 mila euro, destinato all’accoglienza di crocieristi e passeggeri.

Traguardo conseguito dopo la conferma degli scali della nave Thomson Spirit a partire dal 2017. Occorre ancora ricordare o informare la sindaca di Brindisi, qualora non lo sapesse, che non più tardi di sette mesi fa  il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, ha inaugurato la piattaforma logistica del porto di Taranto, un investimento da 219 milioni di euro, parte dei quali assicurati dal privato, con l’obiettivo di offrire alla mobilità delle merci una logistica integrata per tutti i segmenti del trasporto da quello marittimo a quello stradale, dal ferroviario all’aereo. In più, proprio in questi giorni si legge la notizia che il porto di Taranto consolida il proprio ruolo di scalo di attrazione turistica, per tutto il mese di luglio arriveranno nello scalo ionico e stazioneranno in rada sei mega yacht battenti bandiere di diversa nazionalità, la cui lunghezza varia da 35 a 82 metri e l’Autorità portuale tarantina dichiara che "lo scalo jonico si presenta, oggi, quale crocevia del diportismo nautico del Mediterraneo per la presenza di mega yacht".

cinque traghetti a punta delle terrare-2

Quindi la nuova Autorità di Sistema di Taranto avrà nei prossimi anni la missione di sviluppare queste nuove attività, per scongiurare la profonda crisi che ha investito il suo porto, che ha prodotto la perdita di centinaia di posti di lavoro e guarda caso lo sviluppo lo basano su attività portuali concorrenti a quelle brindisine quali la logistica, il traffico turistico delle navi da crociera ed ora anche quello della nautica da diporto. Prima di vendere il porto a Taranto o a Bari approfondiamo gli argomenti, con valutazione tecniche affidate agli esperti e non a persone entrate da poche settimane in politica che si sono già distinte con il loro pressapochismo nelle prime azioni di governo cittadino.

Prendiamoci tempo per capire bene come rilanciare il nostro porto, visto che la riforma lo consente e non invochiamo sinergie inesistenti per porti che in questo momento hanno obiettivi concorrenti. Speriamo che anche in questo caso non si usi la solita scusa di invocare “la volontà politica del territorio” che non si sa in quale luogo istituzionale si sia ad oggi espressa per andare verso certe scelte. Restiamo basiti rispetto a posizioni frettolose, sintomatiche di una approssimazione e superficialità impressionanti, prese senza alcun confronto istituzionale e senza alcun approfondimento.

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