L'autunno caldo dei precari brindisini

BRINDISI – A Restinco senza paga, alla Asl “precarizzati contra legem”. Nel Cie-Cara sono quasi 50 lavoratori in stato di agitazione, al Cup (Centro unico prenotazioni) della Asl sono circa 40. Altri due colpi secchi assestati al cuore del lavoro a Brindisi, gli ultimi di una lunga lista fatta di mortificazione della professionalità, di mancato rispetto della dignità della persona, delle leggi vigenti e, aggiungiamo del rispetto dell’intelligenza altrui.

La sede Asl di Via Dalmazia a Brindisi

BRINDISI – A Restinco senza paga, alla Asl “precarizzati contra legem”. Nel Cie-Cara sono quasi 50 lavoratori in stato di agitazione, al Cup (Centro unico prenotazioni) della Asl sono circa 40. Altri due colpi secchi assestati al cuore del lavoro a Brindisi, gli ultimi di una lunga lista fatta di mortificazione della professionalità, di mancato rispetto della dignità della persona, delle leggi vigenti e, aggiungiamo del rispetto dell’intelligenza altrui.

Basti pensare al caso Tecnimont (solo per fare uno dei tanti esempi) con 70 cervelli – capaci di far ruotare economia sul territorio sulla base delle loro conoscenze, di quanto hanno studiato e prodotto, e quanto potrebbero fare ancora in una città industriale -, costretti alla cassa integrazione, cosa che il “Paesone” non dovrebbe accettare a priori se ambisce, come dice, di aspirare a diventare Capitale europea della cultura. Già a partire dalla raccolta dei rifiuti saremmo squalificati! Provate a pensare se in una soltanto, delle tante capitali europee che avrete potuto visitare nella vostra vita, avete mai trovato bidoncini ad ogni passo che percorrete in strada.

Lo stillicidio quotidiano in termini di dignità e diritti cancellati e di file di brindisini alla fame che s’ingrossano: decine centinaia di  posti di lavoro “sani”, che consentono al territorio una libertà anche in termini economici, a rischio. I due nuovi campanelli d’allarme, che trillano, dopo decine di altri, si chiamano Cara-Cie di Restinco (a suonarlo è la Cgil funzione pubblica) e Asl (a suonarlo è la Cisl funzione pubblica).

Nel primo caso il problema sono gli stipendi non versati sin da agosto ad una cinquantina di persone; nel secondo si tratta di un attacco frontale, della Asl di Brindisi, ad un contratto già precedentemente sottoscritto: per Aldo Gemma (segretario della Fp Cisl) “un attentato, contra legem, che induce alla precarizzazione una quarantina di lavoratori” e per cui il sindacato ha già pronte le carte da inviare direttamente alla procura della Repubblica.

IL CASO RESTINCO – Nel Cie-Cara di Restinco, non ci sono solo poliziotti, finanzieri, carabinieri e militari che vanno a lavoro col rischio quotidiano di essere coinvolti in una rivolta con esiti imprevedibili per l’incolumità fisica. Ci sono anche lavoratori e lavoratrici che si occupano dell’assistenza agli immigrati inviati a Restinco: operano per conto della società Connecting People (l’unica società che dopo una precedente sollecitazione ha retribuito il personale, sia pure in ritardo) e le cooperative Il Melograno, La Solidarietà, Eridano, e il Consorzio Nuvola. Le loro prestazioni sono retribuite dal ministero dell’Interno.

IL CASO ASL – In una sanità alla deriva, ci mancava anche che un ente pubblico si appelli anche a quanto precedentemente sottoscritto, “agitando – scrive la Fp Cisl - ad una insussistente sentenza della Corte Costituzionale”. L’obiettivo? “La Asl modifica il proprio orientamento e dispone la loro precarizzazione, compresi coloro che sono in possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato da almeno venti anni, disponendo che la ditta che subentrerà alla Svimservice dovrà assorbire il personale con contratti precari a tempo determinato”.

La questione riguarda i circa 40 dipendenti del Cup (Centro unico prenotazioni). La Cisl diffida la Asl a revocare  ad horas gli effetti della nota dell’ente del quattro ottobre che introduce questi cambiamenti prima di portare le carte in procura e chiama in causa a vigilare le autorità politiche competenti (residente della giunta regionale ed assessori competenti) e gli organi tecnici regionali (Tavolo di Sanità Elettronica che aveva già esaminato la questione ed assicurato l’applicazione delle clausole revocate dalla Asl, e Nucleo di Valutazione Contratti e Appalti che ha il compito di verificare la regolarità anche delle gare d’appalto) affinché dispieghino immediatamente tutte le azioni necessarie. Stato d’agitazione anche per questi lavoratori.

Generazioni di intelligenze offese agli angoli delle strade, giovani in fuga da una terra da cui sanno che non riceveranno altro che calci in faccia, mentre nei centri per l’impiego le file dei disoccupati aumentano a ritmi vertiginosi di giorno in giorno, di settimana in settimana, così come alla Caritas dove a cercare un pasto caldo non sono, da tempo, più solo gli extracomunitari.

L’autunno caldo brindisino è appena iniziato, sarà “l’Effetto Tsunami” proveniente dalla Grecia (le immagini paradossali dello sciopero degli statali – dopo i 30 mila licenziamenti di massa – picchiati dalle forze dell’ordine: dipendente pubblico-contro dipendente pubblico!); o la raccapricciante vicenda di Barletta, dove la signora in lacrime dice al giornalista: “che qua per la fame che c’è, pure per un euro all’ora andiamo a lavorare”, che dovrebbero imporre una seria riflessione sulle decine di vertenze aperte in ogni settore dell’economia.

La “cinesizzazione del lavoro” avanza, anziché esportare diritti civili, li cancelliamo, come con un semplice colpo di spugna, ma facciamo attenzione: ci stanno facendo diventare a mandorla non solo gli occhi, ma anche il sedere.

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