Giovedì, 28 Ottobre 2021
Economia

Il surriscaldamento del clima e i metanizzatori fulminati sulla strada di Melendugno

E’ noto che la drammatica novità alla quale è chiamata a dare una risposta efficace e vincolante la Conferenza sul clima di Parigi, dopo le diverse “floppenaghen” susseguitesi al Protocollo di Kyoto, consiste nella velocità esponenziale che ha assunto il surriscaldamento terrestre, causato dall’alterazione del clima

E’ noto che la drammatica novità alla quale è chiamata a dare una risposta efficace e vincolante la Conferenza sul clima di Parigi, dopo le diverse “floppenaghen” susseguitesi al Protocollo di Kyoto, consiste nella velocità esponenziale che ha assunto il surriscaldamento terrestre, causato dall’alterazione del clima. Difatti, tutti gli studi e gli organismi di osservazione internazionale concordano che, se già oggi fossimo in linea con il programma del Protocollo di Kyoto, non arresteremmo più il surriscaldamento in atto, ma diminuiremmo, mitigheremmo solo l’entità degli effetti dello scioglimento dei ghiacci, dell’innalzamento dei mari, dei processi di desertificazione e di tropicalizzazione dei climi, di quelle che si cominciano a chiamare “migrazioni climatiche” e/o ambientali.

Nelle nostra mani è rimasta unicamente la possibilità di scegliere di quanti gradi lasciare aumentare in questo secolo la temperatura della Terra, a seconda degli obiettivi di riduzione delle emissioni alteranti il clima che decidiamo e riusciamo a conseguire. Secondo gli studiosi, il genere umano sta correndo verso le condizioni climatiche del Pliocene di tre milioni di anni fa. Basta portare, come stiamo portando, l’anidride carbonica e gli altri gas a “effetto serra” a un livello di 550 parti per milione e a un conseguente aumento medio della temperatura sopra i tre gradi, entro la fine del secolo.

clima-2Per avere una cognizione comparativa dell’entità del disastro verso cui stiamo correndo, basti pensare che nel 1750, prima dell’attuale rivoluzione industriale fondata sullo sfruttamento delle energie fossili, il livello di anidride carbonica era di 270 parti per milione e che nel 2007 era già di 380 parti per milione. Oggi, all’inizio dell’era che gli scienziati chiamano Antropocene, la CO2 è a 398 per milione. Il limite di irreversibilità è stimato in 450 per milione. Dinnanzi a questo scenario globale, nel quale la centrale policombustibile di Cerano, sia pure con asse appositamente attrezzato, è la più clima alterante d’Italia e una delle maggiori in Europa, che senso ha farsi illuminare sulla strada per Melendugno dall’improvvisa idea di metanizzare la centrale di Cerano con la Tap, nell’era della necessaria e urgente “de-fossilizzazione” del pianeta?

Se lo chiede chi come me nel ’96, assieme ad altri ragazzi, è stato motore politico e istituzionale fondamentale per la firma di un accordo siglato presso un notaio dal governo, dall’Enel, dalla Snam e dai soggetti istituzionali titolati (Regione, Comune capoluogo e Provincia), che la metanizzazione crescente del polo energetico e di quella centrale prevedeva, senza peraltro la perdita di un solo posto di lavoro. La storia poi racconta che fatto l’accordo, è stato trovato l’inganno, all’ombra dei decreti di liberalizzazione e privatizzazione del mercato elettrico sancito dai decreti Bersani.

Eppure, non abbiamo visto nessuno allora dei soccorritori di oggi, in favore della metanizzazione via Tap di Cerano, ergersi a difensore di quella Convenzione che ciò prevedeva, senza Tap, ma che veniva smantellata e demolita dalla classe dirigente del tempo! Era allora che occorreva fare la battaglia per decarbonizzare la centrale con il metano, visto che ciò era stato concordato con il governo e “convenuto” con l’Enel! Del resto, che senso ha avuto in questi anni venire dalla Regione a Brindisi a fare tante marce contro il rigassificatore, assieme a istituzioni e ambientalisti locali, e poi voler imporre oggi la Tap a Cerano? Non è in questa contraddizione reale che si rileva tutta la strumentalità politica di questa “illuminazione”, che pare più finalizzata a togliersi, legittimamente, un peso (la Tap a Melendugno) che a risolvere uno problema (il carbone di Cerano)?

clima 2-2-2I metanizzatori odierni sembrano essere fuori tempo di un ventennio rispetto a quei ragazzi del 2015, agli studenti per l’Ambiente verso la Marcia per il Clima di questi giorni, che reclamano un modello di sviluppo alternativo, non più fondato sulle energie fossili (carbone, petrolio, ma anche gas). Occorre pure ricordare che le modalità di esercizio delle centrali, come nel ’96, anche dopo la modifica del Titolo V° della Costituzione, operata dal Governo d’Alema, sono di esclusiva competenza dello Stato, non dei Piani Energetici Ambientali Regionali, che possono avere al più un mero valore programmatorio. Ai “ragazzi del ’96”  come me per i quali i contenuti di quella sconfitta hanno costituito il proprio paradigma politico identitario deve “pour cose”, necessariamente, subentrare una generazione di persone e di idee all’altezza delle sfide planetarie del nuovo tempo.

Oggi, il tema della centrale di Cerano, non è la sua metanizzazione, ma la pianificazione, concertata a tutti i livelli e con gli attori idonei, della sua “progressiva decarbonizzazione”, attraverso: una graduale riduzione “fisica” delle quantità di carbone movimentato e bruciato, senza cioè il trucco di quella licenza a inquinare costituito dall’acquisto delle quote verdi sul mercato; l’ottimizzazione massima della sua efficienza; l’ implementazione delle  opere di ambientalizzazione; una migliore più alta qualità del carbone; e, parallelamente, una progressiva sostituzione del carbone, mai inaugurata, con crescenti e pianificate quantità di energie rinnovabili (eolico e fotovoltaico) per le quali, pure con esse, abbiamo già oggi conseguito un altro primato regionale e nazionale, ma con una esplosione fuori controllo!

Su questa base, su questa impostazione, che non riguarda solo l’energia!, è necessario immaginare, “vedere”, anzi, “prevedere”, da qui a dieci, venti anni, un altro sviluppo di quel regno di Pimby -Please  in my back yard (per favore, tutto nel mio giardino)- che è stato in questi decenni il territorio di Brindisi, il cui sviluppo economico è stata fondato su una industrializzazione massiva classica, altamente inquinante (chimica ed energia da fonti fossili) risalente all’era Caiati-Guadalupi, protrattasi fino ai giorni nostri ma che ha esaurito da tempo, fin dagli anni ’90 –si rileggano gli studi preveggenti di allora del Cerpem-, la sua capacità espansiva, con i suoi danni ambientali e i suoi cascami disoccupazionali crescenti.

Cerano nella nebbiaOvviamente questo tipo di sviluppo, che nella fase espansiva ha assicurato una notevole occupazione, non va decontestualizzato, se non si vuole scadere nel regno fallace delle “verità assolute”, nel fondamentalismo. Oggi occorre chiedersi però cosa farne del nostro territorio, quale futuro per esso immaginiamo, al di là dei paradigmi economici e culturali finora conosciuti, inoltrandoci, partendo da ciò che abbiamo, in un mondo inesplorato, la cui ricerca e inventiva, alla quale la condizione del pianeta ci obbliga, sono affascinanti.

Ma la decarbonizzazione del pianeta, per la verità, si impone non solo per un motivo di salute ambientale e di clima alterazione, ma anche per il progressivo, esponenziale esaurimento delle fonti fossili di energia. Ciò da tempo sta riorientando le strategie energetiche delle multinazionali del settore, Enel compresa, e dei governi italiani, di diversi Stati europei (come ad esempio la Germania), dei più importanti produttori di CO2 come USA e Cina, verso la produzione di energie pulite, rinnovabili, non fossili, “non combustibili”.

Difatti, da tempo vi sono stime inesorabili, in quanto dimostratesi finora esatte, sulla durata delle riserve fossili di petrolio, carbone , gas. Tali stime sono tratte seguendo metodi desunti dalla teoria di Hubbert, un geofisico della Shell che previde, il periodo del declino degli Stati Uniti (1965-1970), quale leader mondiale della produzione di petrolio. La storia si incaricò di dimostrare che le previsioni erano fondate e, da allora, a questa teoria previsionale, si applicarono sempre più consolidati modelli matematici. Immaginate una curva a forma di campana, il cui vertice rappresenta il punto medio del picco della sua produzione. Da quel punto la produzione declina con la stessa rapidità con la quale è salita. I più ottimisti ammettono che a questo picco del petrolio manca solo qualche decennio.

Il corridoio sud del Nabucco, con Tap e PoseidonOvviare però al progressivo ma rapido esaurimento del petrolio con pari quantità di altri idrocarburi, come il carbone e l’olio combustibile, sappiamo già che ce lo dobbiamo vietare, data l’insostenibilità delle quantità dei gas serra, che velocemente e drasticamente dobbiamo ridurre. Ma puntare esclusivamente o prevalentemente a una diversificazione, pur necessaria, con uno sfruttamento massivo del gas naturale, del metano, anche se meno inquinante ma ugualmente pro quota clima alterante, non dà garanzie di futuro, sempre per via di quella inesorabile curva di Hubbert, che prevede il suo picco di produzione inverarsi subito dopo quella del petrolio.

Pare davvero che l’era dei combustibili fossili –carbone, petrolio e gas naturale-  per esaurimento materiale e per la salvezza del pianeta, sia al giro di boa, al suo doppiaggio. Siamo arrivati alla fine dell’era dell’anidride carbonica e, come dice Rifkin, siamo alle soglie di una terza necessaria rivoluzione industriale, fondata sulle energie non combustibili – sole, vento, acqua - immagazzinate e veicolate dalle celle d’idrogeno. Mai come oggi, nella storia dell’umanità, sostenibilità ambientale e sviluppo economico sono obbligati a compenetrarsi con creativa reciprocità, a concorrere alla riconversione ecologica dell’economia del pianeta, alla quale è affidata la salvezza dell’umanità. Nel mondo e a Brindisi. Tutto ciò è destinato a consumarsi nell’arco di questo secolo, pena la sopravvivenza dell’umanità. Chi ha oggi vent’anni o sarà testimone e attore di un passaggio a una nuova civiltà o al suo non più arrestabile declino. Questo è lo scenario del futuro nel quale è già immersa la nostra quotidianità.               

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