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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Economia

Le nuove autorità portuali saranno 15: Brindisi con Bari, Taranto da sola

Quindici autorità portuali e la possibilità di nuove fusioni e aggregazioni. E' lo schema previsto dalla bozza del decreto Sblocca Italia per la riforma del sistema portuale italiano. Bari e Brindisi formeranno un'unica authority. Per l'autonomia finanziaria e le opere da realizzare, previste percentuali sull'Iva delle merci movimentate e project financing

Quindici autorità portuali e la possibilità di nuove fusioni e aggregazioni. E' lo schema previsto dalla bozza del decreto Sblocca Italia per la riforma del sistema portuale italiano. Sono costituite le autorità portuali e logistiche di rilevanza europea: Genova-Savona, La Spezia-Marina di Carrara, Livorno-Piombino, Napoli-Salerno, Gioia Tauro, Cagliari-Olbia-Porto Torres, Palermo-Trapani, Augusta-Catania-Messina, Taranto, Bari-Brindisi, Ancona, Ravenna, Trieste-Monfalcone e Venezia-Chioggia. L'autorità portuale e logistica di Civitavecchia-Fiumicino-Gaeta è istituita quale porto afferente all'area metropolitana di Roma Capitale. Per la Puglia, unica novità rispetto alla prima stesura della riforma Lupi, l’esclusione di Taranto dall’accorpamento con Bari e Brindisi, che formeranno un’unica authority con sede a Bari.

La bozza dovrebbe essere esaminata la settimana prossima dal Consiglio dei Ministri. Cambia anche la modalità di designazione dei presidenti delle authority. Verranno nominati dal ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, fra soggetti aventi alta esperienza istituzionale o amministrativa o professionale nelle materie affidate alle competenze dell'autorità portuale e logistica, sentito il presidente o i presidenti delle Regioni interessate. Con la normativa attuale invece il presidente dell'autorità viene nominato, previa intesa con la regione interessata, con decreto del ministro, nell'ambito di una terna di esperti di massima e comprovata qualificazione professionale nei settori dell'economia dei trasporti e portuale designati rispettivamente dalla Provincia, dai Comuni e dalle Camere di commercio delle città interessate.

La sede dell'Autorità portuale di BrindisiPer garantire anche l’autonomia finanziaria delle nuove autorità portuali, la bozza del decreto Sblocca Italia prevede, che a partire dal 2015, a ciascuna autorità sia attribuita la percentuale dell'1% di Iva dovuta sulle importazioni delle merci movimentate nel territorio nazionale attraverso i porti amministrati. La quota del 20% può essere ripartita con finalità perequative tenendo conto oltre dei criteri previsti anche della strategicità delle opere a livello nazionale e della efficacia delle stesse ai fini dell'operatività del porto. Per le autorità portuali e logistiche che abbiano proceduto alla fusione – ed è il caso di Bari e Brindisi - tale percentuale è elevata al 2%.

Ma c’è anche l’ingresso del capitale privato. "Al fine di agevolare la realizzazione delle opere previste nel piano integrato di distretto e per il potenziamento della rete infrastrutturale e dei servizi nei porti e nei collegamenti stradali e ferroviari nei porti e gli investimenti necessari alla messa in sicurezza, alla manutenzione e alla riqualificazione strutturale degli ambiti portuali", per cui è prevista la misura dell'1% o del 2% dell'Iva sull'importazione delle merci "le autorità possono fare ricorso – dice la bozza - a forme di compartecipazione del capitale privato, secondo la disciplina"del project financing stipulando contratti di finanziamento a medio e lungo termine con istituti di credito nazionali ed internazionali abilitati, inclusa la Cassa depositi e prestiti".

E’ evidente che la gestione delle nuove autorità portuali e logistiche deve virare decisamente verso criteri di managerialità accrescendo la capacità di attrarre investimenti e traffico merci. Le rendite sull’esistente sono una logica destinata a giungere perciò prestissimo al capolinea. Ammesso che l’impostazione della riforma non venga alterata.





 

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