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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Economia

Le riaccensioni delle torce: tutto previsto sino agli adeguamenti, ma niente abusi

BRINDISI - Le torce del Petrolchimico tornano a infiammare il cielo di Brindisi, la sorpresa a corredo dell’evento è legittima fino a un certo punto: tutto previsto e prevedibile, fino a quando i piani di riconduzione a norma e la realizzazione dei termossidatori progettati da Polimeri Europa e Basell con l’assenso della procura, non giungeranno a compimento, ossia entro il 15 luglio del prossimo anno. Tutt’altro che ozioso è invece l’interrogativo che chiede perché le torce tornino ad accendersi: stanno ancora, illegittimamente, bruciando rifiuti e scarti di produzione, replica non autorizzata dei reati che hanno fatto scattare i sigilli il 26 ottobre scorso?

BRINDISI - Le torce del Petrolchimico tornano a infiammare il cielo di Brindisi, la sorpresa a corredo dell'evento è legittima fino a un certo punto: tutto previsto e prevedibile, fino a quando i piani di riconduzione a norma e la realizzazione dei termossidatori progettati da Polimeri Europa e Basell con l'assenso della procura, non giungeranno a compimento, ossia entro il 15 luglio del prossimo anno. Tutt'altro che ozioso è invece l'interrogativo che chiede perché le torce tornino ad accendersi: stanno ancora, illegittimamente, bruciando rifiuti e scarti di produzione, replica non autorizzata dei reati che hanno fatto scattare i sigilli il 26 ottobre scorso?

Oppure entrano legittimamente in funzione, azionandosi in caso di manutenzione ordinaria o emergenza, i soli due casi contemplati dalle autorizzazioni attualmente concesse? Sono gli interrogativi ai quali gli uomini della Digos diretti da Vincenzo Zingaro, coordinati dall'ispettore Sandro Cucurachi, stanno cercando di rispondere in queste ore. Un fatto è certo, la procura non ha mai smesso di monitorare gli impianti che erano e restano sotto sequestro, tutt'altro che a caso. Un altro fatto è che i sigilli non hanno certamente, né avrebbero potuto, rimosso le cause delle accensioni indiscriminate delle torce.

Sono questi gli assunti a monte del presunto giallo che, a ben vedere, non è tale. Le sette torce finite nel mirino del sostituto procuratore Antonio Negro, per effetto dei numerosi esposti indirizzati all'autorità giudiziaria, a partire dalla denuncia firmata dall'ex presidente della Provincia, Michele Errico, venivano usate impropriamente come inceneritori degli scarti di lavorazione industriale. Violando la legge, dice l'impianto accusatorio, che fa esplicito riferimento al Testo unico sull'ambiente nel 2008, ma anche ad una recente normativa europea, legislazione che coerentemente considera i gas di scarico delle attività industriali come rifiuti, classificando per l'esattezza come "rifiuto tutto ciò di cui l'industria si disfa".

Novità normative con le quali la procura brindisina si è misurata per prima in tutta la penisola, che sembrano essere ancora ignorate dalla maggior parte delle industrie chimiche, per le quali il riferimento è la vecchia disciplina del tutto superata secondo cui non era possibile classificare i gas come rifiuti. L'iniziativa brindisina, insomma, è destinata a fare scuola.

Una prima risposta ai quesiti sollevati dalla ricomparsa della lingua di fuoco dalla torcia Polimeri, che è tornata ad accendersi nella notte fra sabato e domenica, potrebbe venire dalla osservazione dei ritmi di riaccensione delle torce stesse. Se l'evento si verifica di rado, in caso di eccezionalità, come prevede la legge, è un fatto. Se le fiammate tornano a comparire regolarmente, la faccenda è tutt'altra.

La risposta definitiva, chiara e netta, potrebbe venire dall'analisi delle sostanze immesse nell'atmosfera, evidenza scientifica inoppugnabile per stabilire se i due colossi della chimica internazionale stiano continuando ad usare le torce come inceneritori oppure no. Il punto è, e siamo al terzo quesito, è stato previsto oppure no un monitoraggio delle immissioni nelle more della messa a punto dei piani di riconduzione a norma?

La seconda ipotesi, naturalmente, è tutt'altro che peregrina, dato che fino a questo momento non risulta che le due aziende dispongano di impianti per lo smaltimento dei rifiuti gassosi. L'unica maniera per scongiurare il pericolo sarebbe stata, forse, quella di inibire il riavvio delle attività industriali fino a luglio. Con tutto quel che ne sarebbe conseguito in termini di rischi occupazionali. Il solito vecchio giogo entro il quale sembra dannata la città di Brindisi, da una parte la salute dell'ambiente e delle persone, dall'altra la fame di lavoro.

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