Martedì, 18 Maggio 2021
Economia

Il doppio suicidio della moratoria e della rinuncia alla Zona Nafta

La richiesta di moratoria per il porto di Brindisi rispetto all'integrazione nella nuova autorità unica di sistema portuale, e la rinuncia formale all'acquisizione della zona ex Pol, non sono una colossale sciocchezza, un gravissimo errore, un clamoroso autogol per la città: sono un suicidio economico e strategico

La richiesta di moratoria per il porto di Brindisi rispetto all’integrazione nella nuova autorità unica di sistema portuale, e la rinuncia formale all’acquisizione della zona ex Pol, non sono una colossale sciocchezza, un gravissimo errore, un clamoroso autogol per la città: sono un suicidio economico e strategico. Ed è terribilmente grave che il sindaco Angela Carluccio abbia comunicato solo stamane, quasi di sfuggita, alla conferenza dei capigruppo, che lei e la sua giunta hanno deciso di lasciare un sito importante per l’interfaccia commerciale e turistica città-porto alla stessa Autorità Portuale, senza il parere del consiglio comunale.

Lo ripetiamo: un suicidio urbanistico ed economico, motivato con un riferimento ai pesanti costi di bonifica del parco serbatoi lasciato in eredità al porto dalla Marina Militare, che non lo utilizza più da decenni. Come ha già detto Mauro D’Attis con un comunicato di queste ore, non sarebbe stato un problema chiedere l’intervento dei fondi pubblici per un progetto di bonifica e riconversione della ex-Zona Nafta. Sono, infatti, scuse che non reggono, e che dimostrano la pochezza progettuale dimostrata sin qui da questa amministrazione prodiga di presenzialismi e comunicati stampa, ma molto poco convincente sul piano dei fatti.

Nell’area della ex zona Pol (la cui bonifica avrebbe peraltro offerto alle imprese metalmeccaniche brindisine l’occasione di partecipare ad un bando per lavori in cui sono specializzate e referenziate) si può realizzare, in senso economico e culturale, il punto di incontro tra i viaggiatori delle crociere e quelli dei traghetti, con l’offerta turistica e commerciale di Brindisi, con informazioni, servizi, negozi, partenze e arrivi per e dal territorio e dalla stessa città. In altre parole, lavoro, promozione, ruotando ancora di molti gradi verso il mare ed il suo porto una realtà urbana distratta rispetto a quello che è la parte determinante del suo futuro.

E’ altrettanto terribilmente sconcertante che politicamente e strategicamente una città, memore degli anni in cui era invasa dai viaggiatori in transito e da lungo tempo isolata dal porto, rinunci a governare direttamente il proprio water-front perdendo una opportunità irripetibile. E per fare questo che “la sindaca”, come ha deciso di farsi chiamare, si è dotata addirittura di uno staff?

La richiesta di moratoria è l’altro capolavoro. Ma bisogna chiarire cosa si intende. Moratoria, se parliamo della cosiddetta riforma Delrio, vuol dire tirarsi fuori per un certo periodo dalla rete delle nuove autorità uniche di sistema portuale, conservando la propria autonomia. Il ministro, nei mesi scorsi di fronti alle pressioni localistiche aveva avvertito: chi resta fuori non parteciperà agli investimenti per la logistica ed ai programmi di sviluppo dei traffici. I consiglieri comunali brindisini lo hanno bene a mente?

Cosa vuol dire chiedere la moratoria sino a quando non ci sarà una sola authority per tutta la Puglia? Brindisi vuole piegare Taranto e Bari che hanno deciso di stare separate? Ciò non avverrà mai. Avverrà, con la moratoria, che Brindisi sarà tagliata fuori da tutto conservando al porto un governicchio senza avvenire, perdendo ancora anni ed opportunità. Perché tutto ciò? Non c’è nessuna spiegazione economica coerente, un solo dato, un solo progetto già in cantiere: solo chiacchiere ripetute come il refrain di una canzoncina da balera.

Diciamolo pure: un porto staccato dalla realtà della logistica italiana ed internazionale può servire solo a qualche interesse particolare e non allo sviluppo della città. Il ministro Graziano Delrio e il governatore Michele Emiliano devono bocciare le istanze immotivate che sono giunte e stanno giungendo sia sulla moratoria che sull’integrazione tra i porti di Brindisi e Taranto. A meno che gli esperti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che hanno tracciato l’ossatura del decreto di riforma della portualità ne sappiano di meno degli “esperti” locali, che Brindisi ha improvvisamente scoperto di avere in gran numero.

Del resto, solo qui un grande armatore può addirittura chiedere un concessione vincolando il proprio impegno all’esenzione dalle tasse portuali. Cioè, l’esatto contrario di ciò che è previsto dalle direttive comunitarie e anti-trust. Siamo un caso da studiare al microscopio.

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