Giovedì, 5 Agosto 2021
Economia

Riforma Consorzi Asi: "Siano i Comuni a gestire le loro aree industriali"

L'associazione Lef contraria alla proposta di accorpamento degli enti regionali: "Si creerebbe un carrozzone più grande"

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato del coordinamento cittadino di Left Brindisi sulla proposta di lelle regionale di riforma dei Consorzi Asi. 

Come associazione abbiamo sollecitato da tempo un dibattito sulla utilità e sull’attualità del consorzio Asi e di come fosse necessario che il controllo delle aree industriali passasse nelle mani dei Comuni piuttosto che attraverso questo ente ormai diventato solo poltronificio di scarsa efficacia e funzionalità. Gli ultimi fatti che hanno gettato delle ombre sul bilancio e sulla gestione del carrozzone, invece che provocare un dibattito serio sul tema della gestione delle aree industriali come occasione di sviluppo e di autodeterminazione della città, sono stati l’ennesima occasione di una polemica sterile sfociata nel nulla, prassi a cui da tempo ci ha abituato la politica brindisina e questa amministrazione.

Ebbene è arrivata la soluzione! Ci tolgono la gestione del carrozzone creandone uno ancora più grande di gestione diretta della regione. Emiliano, con la complicità di amministratori compiacenti o assenti fa di Brindisi quello che vuole ormai. Nel silenzio generale sta per approdare in consiglio regionale una proposta di legge che accorperà le Asi di Brindisi, Lecce, Taranto, Foggia, mentre manterrà in vita quello di Bari con la scusa dell’area metropolitana. È in discussione una legge regionale di riforma dei consorzi inaccettabile. La logica di centralizzazione regionale e di accorpamento dei consorzi è lesiva della autonomia dei comuni e anacronistica dal punto di vista di politiche industriali innovative. Se fosse approvata sarebbe un altro colpo innanzitutto alla stessa città di Brindisi, alle sue potenzialità industriali e infrastrutturali e un altro “contributo” al suo impoverimento. 

Su questa proposta di legge si sono già avviate le audizioni a cui hanno partecipato associazioni di interesse, province, comuni. Sarebbe opportuno conoscerne il parere. Soprattutto sapere qual è il giudizio e le eventuali proposte del comune di Brindisi, sede di una importante area industriale, nonché quello dei sindaci e dei consiglieri regionali dei comuni interessati. Lo sviluppo industriale delle città non può essere delegato né all’attuale consorzio e né a questo carrozzone che ha in testa la regione Puglia per la sua riforma. Ma possibile che nessuno dei sindaci del territorio batta un colpo? Possibile che assistiamo a questo ennesimo scippo senza dare battaglia?

C’è un modo e ci facciamo per l’ennesima volta portatori della proposta della soppressione dei consorzi. Occorre una legge regionale per superare i consorzi, non per accorparli. Devono essere i Comuni a gestire le loro aree industriali ed i loro piani di insediamenti produttivi. I comuni sede di agglomerato industriale possono recedere e revocare la partecipazione al Consorzio Asi, in quanto costituitisi volontariamente. In questo caso basterebbe una delibera del consiglio comunale per rivendicare la proprietà delle infrastrutture realizzate come strade, acquedotti, reti idriche e fognanti, impianti di illuminazione e soprattutto per riacquisire il titolo per applicare le procedure espropriative attualmente prerogativa dell’Asi. Perché i comuni di Francavilla, Fasano e Ostuni dove oltre alle aree di nuclei industriali gestiti dall’Asi, insistono altre aree industriali da loro gestite direttamente, non reagiscono e chiedono il superamento di questa situazione? Con una delibera di consiglio si può passare all’autogoverno, riappropriandosi dei poteri e delle funzioni nell’uso dei suoli. Politiche insediative con un doppio regime (Asi, Comuni) non hanno più alcun senso. 

Occorre che la città capoluogo si prenda le sue responsabilità e si gestisca direttamente quello che le appartiene e che con fondi pubblici si è fatto sul proprio territorio. Inoltre nell’area industriale vi sono tante multinazionali insediate che gestiscono in proprio e in consorzio dei servizi importanti per le imprese. Basterebbe trovare un accordo affinché di questi servizi possano beneficiare anche le piccole aziende che hanno sede nella stessa area. Vi sarebbero economie di scala e sarebbe una grande occasione di scambio tra grosse e piccole aziende a beneficio della competitività di queste ultime. Questo sì che sarebbe un tavolo serio per lo sviluppo e non occorrerebbe più di un regolamento di condominio. 

Left Brindisi chiede pertanto ai sindaci e ai consiglieri regionali che si agisca e lo si faccia presto chiedendo il ritiro della legge regionale proposta dall’assessore Dellinoci e proponendo una legge di superamento dei consorzi con il passaggio delle loro attuali funzioni ai rispettivi comuni. Nei prossimi giorni la nostra associazione formulerà alcune linee per una proposta di legge alternativa a quella predisposta dalla regione e che metterà a disposizione di coloro che intendono difendere e salvaguardare i propri territori. Le città devono poter decidere del loro futuro, le zone industriali rappresentano il motore dello sviluppo e non possono essere ne’ sottoposte ad un doppio regime(vedi i comuni di Fasano, di Francavilla,di Ostuni) e ne’ essere espropriate del governo del proprio territorio (vedi Brindisi).

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