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I dipendenti Enel: "Evitiamo il rischio di una guerra tra lavoratori"

Riceviamo da un comitato di dipendenti della centrale "Federico II" di Brindisi Cerano la seguente lettera aperta, sulla situazione determinata dalla vertenze sugli appalti. La lettera è indirizzata anche al ministro dell'Interno Marco Minniti

Riceviamo da un comitato di dipendenti della centrale "Federico II" di Brindisi cerano la seguente lettera aperta, sulla situazione determinata dalla vertenze sugli appalti. La lettera è indirizzata al ministro dell’Interno Marco Minniti, al presidente Consiglio Regionale Puglia, Mario Loizzo, al presidente di Confindustria di Brindisi, Giuseppe Marinò, al presidente di Enel Spa, Maria Patrizia Grieco, all'amministratore delegato e direttore generale Enel, Francesco Starace, al responsabile Generation Italy, Giuseppe Molina, al responsabile Italy Coal, Luciano Pistillo, al sindaco di Brindisi, Angela Carluccio.

Siamo dei lavoratori della centrale Enel Federico II costituitisi in “Comitato per la difesa dei lavoratori centrali Enel”. Vogliamo portare a vostra conoscenza che da diverso tempo stiamo subendo il blocco dei cancelli della centrale da parte di operai di alcune ditte appaltatrici, che ci impediscono di entrare in Azienda e svolgere il nostro lavoro. Gli addetti alle manutenzioni spesso entrano mentre per i turnisti l’orario di lavoro si protrae oltre le otto ore per mancanza del cambio turno fermato dai blocchi.

La situazione che si è venuta a creare è frutto della riduzione degli appalti da parte dell’Enel dovuta alla riduzione della produzione della centrale. Da una parte le ditte appaltatrici bloccano l’ingresso ai cancelli della centrale e dall’altra parte i dipendenti Enel manifestano tutto il loro disagio per le giornate lavorative perse o ridotte. Tutto questo è al limite di un conflitto tra lavoratori, cosa che vogliamo evitare a tutti i costi e per questo motivo ci rivolgiamo ai destinatari di questo appello, a ognuno per le responsabilità di competenza.

Anzitutto a Lei, Ill.mo sig.  Ministro, a Lei che ha affermato qualche giorno fa, in una intervista:  “…  Ho l'obbligo di non abbandonare nessun cittadino alla paura, che è il sentimento che distrugge prima una democrazia e poi le ragioni dello stare insieme”.  Siamo in perfetta sintonia! La paura di perdere il posto di lavoro o quella di non poterlo raggiungere liberamente è reale e molto grave. Per questo Le chiediamo un sollecito intervento risolutore. Lottare per il posto di lavoro è una lotta legittima e condivisibile ed è anche espressione di un diritto sancito dalla Costituzione; per questo condividiamo le manifestazioni dei lavoratori delle ditte, ma anche a noi, dipendenti Enel, deve essere garantito il raggiungimento del posto di lavoro ed eseguire il nostro compito serenamente.

Protesta lavoratori Nubile all'esterno della centrale Enel di Cerano-2

Lamentiamo una latitanza degli Organi istituzionali e un interesse per niente incisivo dei sindacati: questo genera un grave disorientamento dei lavoratori stessi e potrebbe portare ad interventi individuali che sfocerebbero in situazioni molto più gravi. Ma dobbiamo tutti – Istituzioni centrali e locali, Enel, Confindustria, Sindacati, enti preposti allo sviluppo del territorio – affrontare con urgenza il problema di creare a Brindisi nuovi posti di lavoro, in logiche di mercato, capaci di dare risposte a breve termine alla domanda di occupazione dei giovani senza lavoro, ma anche a coloro che hanno perduto o rischiano di perdere la loro occupazione a breve termine.

E’ necessario organizzare subito, al massimo entro la fine di maggio, un grande tavolo comunale di concertazione per l’occupazione e lo sviluppo, da preparasi con cura nelle analisi ma soprattutto nelle proposte. Tutti i responsabili della cosa pubblica devono sentirsene partecipi, facendosi carico di avanzare proposte credibili e praticabili. E prima dell’estate dovranno partire tutte le iniziative necessarie per dare slancio al mercato del lavoro locale. Tutti gli uomini di buona volontà sono chiamati a partecipare al lavoro comune.

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