Depotenziamento Centro controllo area: i sindacati scrivono a Conte

Contestato il piano industriale Enav 2018-2022, che prevede il trasferimento di circa 800 dipendenti dal Sud al Centro-Nord

BRINDISI – Le organizzazioni sindacali si battono nuovamente contro la prospettiva di un depotenziamento del Centro di controllo d’area di Brindisi, inquadrato nell’ambito di una piena implementazione del piano industriale 2019-2022 di Enav Spa. Attraverso una lettera aperta al premier Giuseppe Conte, al ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, e al sottosegretario della presidenza del consiglio, Mario Turco, le segreterie generali dei sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl-Ta e Fast-Confsal denunciano il trasferimento di circa 800 dipendenti operativi, pari al 40% dell’organico nazionale dei Controllori del Traffico Aereo, da tutta l’Italia ed in particolare dal Mezzogiorno, verso gli Impianti di Roma e Milano. Il piano industriale Enav inoltre “destina la quasi totalità delle risorse economiche disponibili in investimenti nel Centro-Nord”. 

“In sostanza il Piano prevede – denunciano i sindacati -il consolidamento e la gestione di tutto il traffico aereo che interessa lo spazio aereo italiano unicamente dagli Acc (Area control center) Roma e Milano, anziché dagli attuali Acc di Brindisi, Milano, Padova e Roma”. “Già dopo l’approvazione del Piano Industriale, avvenuta nel marzo del 2018, è stata nostra preoccupazione – si legge nella lettera dei sindacati - segnalare all’Ad di Enav, dottoressa Neri l’assoluta motivata contrarietà verso un provvedimento incomprensibile, che coinvolge così tante famiglie e che penalizza pesantemente in modo particolare la Regione Puglia. Il provvedimento prevede infatti lo spostamento di tutte le attuali attività tecnico-operative del Centro Controllo d’Area (Acc) Brindisi e dell’Avvicinamento (App) dell’Aeroporto Bari presso l’Acc di Roma/Ciampino, coinvolgendo circa 200 famiglie, con tutti i problemi che è facile immaginare”.

A detta dei sindacati “tale decisione non significa la soppressione dei Servizi di Assistenza al Volo oggi forniti dagli impianti pugliesi, ma più semplicemente il trasferimento di sede da dove fornirli, vale a dire quindi il trasferimento di produzione e di posti di lavoro ad alta professionalità dalla Puglia verso il Centro-Nord, con danni enormi per il territorio sia per la sottrazione di posti di lavoro, sia per i mancati investimenti”. Tutto ciò ha provocato “forti proteste dei dipendenti, sfociate in vertenze e azioni di sciopero con adesioni altissime, nonché decise prese di posizione politiche e sindacali, tutte nettamente contrarie al Piano aziendale”.

I sindacati inoltre rimarcano che “un piano Iidustriale di un’azienda di Servizi a carattere nazionale ed a forte ed incisiva presenza sul territorio, oltre agli obiettivi di razionale riduzione dei costi di gestione commisurati sempre ad un target che abbia come riferimento la sicurezza, la flessibilità e la regolarità del traffico aereo, deve necessariamente tenere in considerazione l’impatto sociale ed economico sul territorio, specie nel momento storico che vive il nostro Paese, con l’assoluta necessità di indirizzare laddove possibile ed in questo caso è decisamente auspicabile, le politiche industriali di investimento e potenziamento verso il Sud”. 

Inoltre non si dovrebbero “assolutamente ignorare le conseguenze in termini di stress psicofisico che, inevitabilmente, andrebbe a colpire i tanti lavoratori coinvolti e le loro famiglie; gli stessi lavoratori che, vista la particolare delicatezza del lavoro svolto, dovrebbero invece lavorare nella massima serenità e senza tali preoccupazioni come ribadito dai Regolamenti europei”. 

I sindacati chiedono dunque un “deciso intervento” al presidente del Consiglio dei ministri,, presso i vertici aziendali attuali e prossimi futuri, “affinché rivedano il modello organizzativo economico ed operativo di Enav Spa, riportando al centro della loro azione di gestione un prevalente interesse verso il nostro territorio e il sistema Paese che, mai come oggi, necessita di una politica di investimenti che aiuti la riduzione del gap economico tra il Sud e il resto d’Italia”.

In particolare, i sindacati avanzano le seguenti proposte: potenziare l’Acc di Brindisi in termini di competenze ed ampliamento dell’attuale area di responsabilità, a similitudine di altri Paesi dell’Ue (es. Germania), che hanno decentrato i Centri di Controllo del Traffico Aereo rispetto ai grandi centri urbani ed ai grandi aeroporti, anche per ragioni di sicurezza, costruendo in alcuni casi nuovi e moderni impianti; far coesistere l’attuale Acc Brindisi, potenziato operativamente, con l’eventuale e futuristico “Brindisi Hub/Twrs Remote” nel momento in cui si attuerà il programma di remotizzazione delle Torri Controllo. 

E poi si propone di: “mantenere il ruolo finora svolto dal Centro di Brindisi di sperimentazione e verifica operativa delle nuove tecnologie (test bed), ottenuto anche attraverso il fondo di coesione e gli ingenti fondi europei, senza escludere la possibilità di ospitare, con altri soggetti industriali interessati, attività di ricerca per l’irrimandabile aggiornamento tecnologico”; “incrementare l’attività per lo sviluppo del programma europeo Blue Med per l’implementazione dei Fab (blocchi funzionali di spazio aereo) che già vede Brindisi come capofila favorendo interessanti prospettive di sviluppo nel bacino del Mediterraneo”. 

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“In tale contesto – concludono i sindacalisti - offriamo la disponibilità a valutare ogni eventuale collaborazione, come già ampiamente dimostrato in altre circostanze, per facilitare ogni iniziativa utile a perseguire concretamente gli obiettivi sopra indicati”.

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