Porto Brindisi, rivolta delle imprese: "Tavolo anti-crisi o sciopero"

Dopo il carbone il nulla, esaurita la pazienza degli operatori per i progetti bloccati. Lettera al governo e all'Enel

BRINDISI – Scriviamo da mesi del drastico calo delle merci nel porto di Brindisi, determinato soprattutto dalla forte riduzione del traffico del carbone, business principale delle nostre banchine industriali. Abbiamo segnalato le difficoltà che stanno incontrando tutti gli iter delle opere infrastrutturali previste dal programma della authority, dotate già di finanziamenti, soprattutto i nuovi accosti, le nuove banchine e i dragaggi. Nel silenzio generale. Ora il coperchio della pentola sta per saltare, perché dietro quei dati, quei numeri, quei ritardi nelle opere determinate da pareri che non arrivano, ci sono imprese che vedono crollare i propri fatturati, e posti di lavoro. E forse qualcuno si sveglierà.

Carboniera Enel-2

O tavolo tecnico, o sarà sciopero generale

Oggi 50 di queste agenzie e aziende hanno sottoscritto una lunga lettera di denuncia della situazione, chiedendo al governo nazionale, a quello regionale, alle istituzioni cittadine e della provincia, l’istituzione di un tavolo tecnico urgente per definire un percorso condiviso per far fronte al processo di decarbonizzazione. Per questo la lettera è stata inviata anche all’amministratore delegato di Enel Spa, perché il processo già avviato, che viene condiviso dagli operatori portuali brindisini nel suo intento di salvaguardia del clima e dell'ambiente, sia ben chiaro, non considera però i “danni collaterali”, e procede senza che siano stati concordati percorsi di costruzione dell’economia alternativa al carbone.

I dati aggiornati della crisi delle merci

L’avviso alle istituzioni è chiaro: se non ci sarà un riscontro immediato, pur al cospetto di priorità assolute come quella dell’acciaieria tarantina – che mette a rischio il porto del capoluogo ionico – e delle opere pubbliche dagli iter infiniti (Mose, ma no solo), al porto di Brindisi sarà sciopero generale. Per la prima volta. La lettera è stata inviata al presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, al ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, al ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo , al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli.

E per quanto riguarda il territorio e la principale azienda interessata, al prefetto di Brindisi, Umberto Guidato, al presidente Regione Puglia, Michele Emiliano, al presidente della Provincia e sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, al presidente Autorità di Sistema Portuale del Mare, Ugo Patroni Griffi, al presidente Camera di Commercio di Brindisi, Alfredo Malcarne, e – come già detto - all’amministratore delegato Enel Produzione SpA, Luca Solfaroli.

Carboniera al molo Enel di Brindisi

Un fronte compatto di operatori, lavoratori e imprese

In calce alla lettera, la sigla degli amministratori di 50 aziende, e delle associazioni Operatori portuali salentini (Ops), della Sezione Trasporti, porto e logistica di Confindustria Brindisi, di Raccomar (gli agenti marittimi raccomandatari) di Fedespedi e di Anasped (spedizionieri) Brindisi. Hanno firmato tutti: agenti, spedizionieri doganali, i portuali della Compagnia Briamo, l’impresa di rimorchio Fratelli Barretta, le aziende di autotrasporto, le società di lavoro e dei servizi portuali. Un fronte compatto.

Il testo integrale della lettera alle istituzioni e all’Enel

“Il processo di decarbonizzazione avviato anche in Italia (che dovrà concretizzarsi entro il 2025) porterà indubbiamente benefici all’ambiente e la finalità di tale processo, pertanto, è assolutamente condivisibile e nulla dovrà essere fatto per frenarlo. La complessa fase di transizione della nostra economia industriale, in ogni caso, dovrà essere affrontata in maniera complessiva, prevedendo il pieno sostegno dell’intera filiera strettamente collegata al sistema industriale che anche oggi fa impresa utilizzando il carbone.

A Brindisi, come è noto, il problema si pone in maniera dirompente, visto che per decenni una buona fetta dell’economia industriale e portuale ha ruotato intorno all’esercizio di due centrali termoelettriche alimentate a carbone. Molte aree e banchine del porto commerciale sono state vincolate proprio all’attività di queste due centrali e in particolare, a quella dell’impianto Enel Federico II. Il tutto, come è facilmente riscontrabile, ha limitato lo sviluppo di altre tipologie di traffici.

carboniere enel-2

Oggi, a processo di decarbonizzazione già avviato, quella centrale a carbone sarà trasformata a turbogas, alimentata via terra con il gasdotto Snam. Una scelta convinta, quella dell’Enel atteso che ha già presentato istanza di autorizzazione della nuova centrale trasformata a gas al Ministero dello Sviluppo Economico. Ciò significa che il processo è ormai irreversibile e che Brindisi dovrà affrontare con serietà e decisione le conseguenze della decarbonizzazione.

Ai ridimensionamenti della forza-lavoro diretta all’interno della centrale e alla scontata diminuzione dell’indotto andranno ad aggiungersi ripercussioni gravissime per l’intera economia portuale di questo territorio. I traffici portuali sono inoltre da tempo scarsamente alimentati dalle aziende manifatturiere presenti nel territorio e la mancanza quasi assoluta di opere portuali, attese da oltre venti anni e che potrebbero attrarre nuovi mercati, preannuncia un disastroso epilogo della storia del porto di Brindisi.

Il fatto che il trasporto delle strutture necessarie alla costruzione della nuova centrale turbogas avvenga via mare non è purtroppo sufficiente a guardare con ottimismo ad un futuro che, invece, si presenta davvero a tinte fosche. Tale situazione determina una ennesima crisi occupazionale di un comparto che conta oltre 2000 lavoratori che si aggiunge ad altre profonde crisi in atto da tempo come quelle della chimica dei comparti manifatturiero, metalmeccanico e dell’impiantistica con una perdita già quantificata in migliaia di posti di lavoro.

La centrale di Cerano vista Brindisi

Di contro, è indubbio che l’Unione Europea abbia garantito un “forte sostegno finanziario” per investimenti in favore della transizione energetica e che tali aiuti non possano riguardare unicamente la riconversione degli impianti. Per questi motivi è necessario che il futuro del porto di Brindisi venga affrontato con responsabilità, alla presenza di tutti gli attori del processo di decarbonizzazione, a partire dal governo nazionale, per la individuazione di una strategia “possibile e sostenibile” anche per il porto.

Come operatori portuali brindisini chiediamo che venga attivato immediatamente un tavolo di crisi dell’intero comparto con i Ministeri dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Infrastrutture e Trasporti, con la Regione Puglia, il Comune e la Provincia di Brindisi, l’Autorità di Sistema Portuale, la Camera di Commercio, l’Enel (con riferimento alla realizzazione della nuova centrale e agli investimenti riguardanti la Green Economy nel nostro territorio), le grandi  multinazionali presenti nell’area brindisina e le associazioni datoriali e sindacali territoriali coinvolte.

Solo un tavolo con siffatti attori e con una finalità di una politica programmatoria ha gli strumenti finanziari e politici per traguardare in maniera coesa l’obiettivo di salvare un’economia del nostro territorio.  Ci auguriamo che il nostro appello venga considerato per la sua gravità e ci aspettiamo che a stretto giro venga costituito il tavolo di crisi e di essere invitati allo stesso, ma siamo pronti – in caso contrario – a promuovere incisive forme di protesta, tra cui lo sciopero generale”.

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