Martedì, 19 Ottobre 2021
Economia

Il porto di Brindisi deposito per i tubi del gasdotto Tap. Il primo carico

Brindisi ha sempre avuto un atteggiamento "laico" nei confronti del progetto del gasdotto Tap, ma se il buongiorno si vede dal mattino le imprese locali devono cominciare a riflettere sulle effettive convenienze che l'opera può portare loro, o meno

BRINDISI – Brindisi ha sempre avuto un atteggiamento “laico” nei confronti del progetto del gasdotto Tap, ma se il buongiorno si vede dal mattino le imprese locali devono cominciare a riflettere sulle effettive convenienze che l’opera può portare loro, o meno. Cominciamo dal fatto che l’Autorità Portuale in pieno regime di transizione verso la “presa di possesso” del porto di Brindisi, assieme a quelli di Bari, Monopoli, Barletta e Manfredonia da parte della nuova Autorità unica di sistema portuale dell’Adriatico meridionale, ha rilasciato in concessione, con anticipato possesso, al momento per un anno, 15.750 metri quadrati di banchina di Costa Morena Est all’impresa portuale Peyrani, per lo stoccaggio delle tubazioni che il consorzio Tap impiegherà per la realizzazione del tratto sottomarino del gasdotto dall’Albania al Salento.

Avviso al pubblico il 3 ottobre con 30 giorni di tempo per opposizioni, osservazioni o domande concorrenti alla concessione rilasciata a Peyrani, ma la prima nave carica di tubi, la bulk carrier Sunset, ha attraccato a Costa Morena Est, alle spalle della concessione Enel e in corrispondenza dell’area richiesta, proprio nel pomeriggio di ieri, giorno di pubblicazione dell’avviso, cominciando le operazioni di movimentazione del carico. Insomma, l’area di oltre un ettaro e mezzo, fresca di pavimentazione, è già di fatto occupata, osservazioni o non osservazioni. Ma il punto principale non è questo. Il punto principale è se risulta conveniente, o meno, utilizzare una grande porzione di banchina commerciale come area di stoccaggio, piuttosto che per la movimentazione delle merci.

Sunset a Costa Morena Est-2

Inoltre, perché non si sono utilizzate per lo stoccaggio delle tubazioni  le aree private retroportuali (come avvenuto per le torri eoliche prodotte dalla Leucci Costruzioni, mentre ha disponibilità di spazi anche il Consorzio Iais – Interporto dell’area ionico salentina), lasciando la banchina libera anche per altre attività? E’ vero che la concessione rilasciata ha la durata di un anno, e che per il futuro se la vedrà la nuova Autorità unica di sistema, ma non è pensabile che la posa della pipeline sottomarina del gasdotto Tap durerò solo 12 mesi. Insomma, qualcosa non quadra in questa decisione, per come è stata valutata e gestita la richiesta di Tap attraverso l’impresa che si sta occupando della movimentazione e dello stoccaggio delle tubazioni. Lo spirito della riforma della portualità invece sposta l’attenzione sulla logistica delle aree esterne ai perimetri portuali, e qui invece non vi è traccia di questa sensibilità.

Un problema in più da affrontare per la futura Autorità di sistema, anche dal punto di vista delle determinazione dei canoni di concessione – quelli applicati nel caso di specie si dice non siano molto remunerativi per l’authority -, perché pare che a Brindisi non esista neppure una delibera quadro del Comitato portuale che raggruppi tutte le tabelle per le concessioni ex articolo 36 (imprese portuali) e ex articolo 38 (terminalisti), mentre è in fase di approvazione anche la nuova legge sulle concessioni demaniali. Ritornando al punto iniziale, Tap una convenienza per le imprese locali? Se si comincia così, non si direbbe.

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