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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Economia

Nomina Haralambidis: udienza alla Corte di giustizia del Lussemburgo

Udienza oggi alla Corte di Giustizia europea del Lussemburgo per il caso della legittimità della nomina di Iraklis Haralambidis alla presidenza dell'Autorità Portuale di Brindisi. Il parere della Corte europea era stato richiesto dal nostro Consiglio di Stato

LUSSEMBURGO - Udienza oggi alla Corte di Giustizia europea del Lussemburgo per il caso della legittimità della nomina di Iraklis Haralambidis alla presidenza dell'Autorità Portuale di Brindisi. Il parere della Corte europea era stato richiesto dal nostro Consiglio di Stato, che dovrà successivamente emettere la sentenza di secondo grado su ricorso dello stesso Haralambidis, che il Tar di lecce aveva rimandato a casa ritenendo illegittima la sua designazione da parte del ministro dei Trasporti, all'epoca Altero Matteoli.

Ma secondo l'avvocato generale presso la Corte di giustizia del Lussemburgo la nomiva va considerata legittima, e dello stesso parere è anche l'Avvocatura dello Stato italiana che rappresenta il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture nel giudizio. Posizioni già note perchè erano constenute nelle note scritte depositate nei mesi scorsi. L'udienza odierna infatti è in realtà solo una comparizione delle parti, che hanno pochi minuti per riepilogare a voce.

Secondo l'avvocato generale presso la Corte di giustizia dell'Unione europea, dunque, anche i non italiani possono ricoprire l'incarico di presidente di un'autorità portuale nel nostro Paese. Questo tipo d'incarico non rientra nella nozione di "pubblica amministrazione", secondo l'avvocato generale, per cui esiste una deroga alla libera circolazione dei lavoratori Ue in quanto i poteri relativi alla funzione sono a carattere tecnico-gestionale.

Uno dei candidati esclusi, Calogero Casilli, ingegnere brindisino specializzato in logistica dei trasporti, aveva presentato ricorso non per l'esclusione della sua candidatura, ma sostenendo il principio che la cittadinanza italiana era un requisito inderogabile. Il Tar di Lecce accolse il ricorso, annullando la decisione del ministero, contro cui Haralambidis ha presentato a sua volta ricorso rivolgendosi al Consiglio di Stato, otenendo una sospensiva.

Sempre secondo l'avvocato generale Nils Wahl, l'incarico di presidente di un'autorità portuale sembra "essere un incarico per cui la stragrande maggioranza delle funzioni ad esso attribuite e, in ogni caso, i poteri cruciali ad esse connesse, sono di natura tecnica e gestionale". Di conseguenza, "i criteri richiesti per svolgere tale incarico sembrano essere fondamentalmente la competenza e l'esperienza nei settori del trasporto, dell'economia e delle risorse umane".

In conclusione, "il diritto Ue non ammette una norma nazionale che limita ai cittadini dello Stato membro l'incarico di presidente di un'autorità portuale". Le conclusioni dell'avvocatura generale non sono vincolanti, ma nella maggior parte dei casi vengono seguite dai giudici della Corte.Tuttavia, il Tar di Lecce aveva rilevato come la norma italiana (su cui è stato anche pronunciato un parere di piena legittimità costituzionale) non ammette ruolo di dirigenza di cittadini stranieri anche se comunitari, in enti che assumono decisioni che possono incidere sugli interessi economici del Paese.

Infatti, se la Corte di giustizia dell'Unione europea dovesse accogliere il parere della sua avvocatura generale, la sentenza farebbe giurisprudenza teoricamente spalancando le porte a manager italiani anche per concorrere alla direzione di porti come Amburgo, Anversa, Marsiglia, Le Havre. Ma sarebbe davvero così? In ogni caso, l'ultima parola toccherà al Consiglio di Stato italiano, una volta nota la sentenza della Corte europea.

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