Economia

Stato economico di Brindisi Multiservizi: il fuoco cova sotto la cenere

Bisogna convenire che l’amministrazione comunale le ha tentate tutte per salvare la Multiservizi dal baratro della liquidazione. Per salvare quei 172 lavoratori, quelle 172 famiglie, come riferito in conferenza stampa dal sindaco, si è arrivati addirittura a decidere di sforare il patto di stabilità

BRINDISI - Bisogna convenire  che l’amministrazione comunale le  ha  tentate tutte per salvare la Multiservizi dal baratro della liquidazione. Per salvare quei  172 lavoratori,  quelle 172 famiglie, come riferito in conferenza stampa dal  sindaco,   si è arrivati  addirittura a decidere di  sforare il patto di stabilità. Con tutte le conseguenze e gli effetti dolorosi per la città. Nondimeno, si può finalmente tirare un sospiro di sollievo, dopo le tribolazioni  patite  in tutto il 2014, per  la situazione economica della società, il debito maturato, le difficoltà incontrate a ripianarlo.

Anche perché il Comune di Brindisi non naviga certamente nell’oro. Una brutta vicenda , lasciata alle spalle, ormai scomparsa dall’agenda politica della città. Niente fa infatti presagire che una simile eventualità possa ripresentarsi, anche perché  i segnali che provengono dal palazzo,  sembrano  incoraggianti.  Fanno intravedere un cambio di passo,  un miglioramento della gestione e di conseguenza  un miglioramento del conto economico.

Io però non riesco a liberarmi dalla sindrome della quadratura del cerchio. Perché incontro le stesse difficoltà, in cui si sono dibattuti alcuni  matematici nel tentativo di  risolvere quel  problema, a comprendere come possa la Multiservizi conseguire un risultato positivo nel corso del 2015. I termini della questione appaiono semplici o, meglio, cerco di semplificarli, anche per me stesso.

Intanto la Multiservizi  è una società al 100% del Comune,  che opera in house, alla quale, in deroga al principio della libera concorrenza,  il Comune  affida alcuni servizi senza dover effettuare la gara. Di converso la Multiservizi può operare solo con il Comune.  Non può mettersi sul mercato. In pratica il Comune gli dice quello che deve fare e quanto incassare. Indipendentemente dal piano industriale elaborato dalla società, di cui ho totalmente smarrito la  funzione.

La gran parte delle entrate le riviene da affidamenti dell’amministrazione comunale,  con esclusione dei  servizi parcheggi e rimozione forzata. Un capitolo quest’ultimo molto doloroso considerato che matura perdite rilevanti. Oltre 500.000 euro di passivo  all’anno (  - 2.675.205,40  negli anni 2009-2013). Che fu poi la ragione per la quale la Stp nel passato rinunciò al  servizio. 

In media in questi primi mesi dell’anno il Comune di Brindisi ha affidato  mensilmente lavori per circa  400.000 euro di fatturato. Il costo del personale invece si aggira in media sui 500.000 euro mensili, tutto compreso. Tenendo conto solo delle spese di personale, si registra uno sbilanciamento di circa 100.000 euro  al mese. Il deficit mensile aumenta considerevolmente se si aggiunge la quota delle spese necessarie per la produzione dei servizi, che sono consistenti. Vero è che ci sono gli introiti del servizio di parcheggi, ma quelli vanno a compensare, quasi per intero,  il deficit della rimozione forzata.

C’è anche da mettere in conto il  pagamento dell’Iva, che registra attualmente un arretrato, conto 2014,  di 1.050.000 euro, da versare entro il 31 dicembre 2015. Ammesso che ci siano le risorse per farlo. La soluzione potrebbe essere assicurare maggiori affidamenti da parte del Comune e quindi maggiori introiti. Ma la società è in grado di assicurarli,  stante l’elevata percentuale di inidonei, che incide sia sulla capacità di far fronte a maggiori servizi, sia sulla  sostenibilità economica dell’impresa?

Una situazione che ha costretto in passato la società a ricorrere ad assunzioni trimestrali,  per far fronte alle richieste di maggiori servizi,  con effetti negativi sui propri bilanci, a causa delle maggiori spese di personale. Una vicenda che presta il fianco alla strumentalizzazione  di chi propende alla liquidazione della società, sulla base di un ipotetico  risparmio,  che si potrebbe conseguire  affidando all’esterno i servizi attualmente svolti dalla Multiservizi. E’ sufficiente effettuare una ricognizione dei costi finali sostenuti in questi anni dal Comune, in occasione dei diversi affidamenti esterni, varianti comprese,  per destituire di fondamento una simile tesi.

Invece è evidente la tendenza al risparmio perseguita dal Comune che è facile rintracciare nella decisione, a dir poco bizzarra,  del commissario di tagliare del 35% i costi dei servizi assicurati dalla Multiservizi, indipendentemente dalla sostenibilità economica che  una simile decisione poteva comportare, come purtroppo è avvenuto. Ma  anche la decisione ultima di affidare i servizi ausiliari di supporto  nelle scuole materne, sulla base di un corrispettivo inferiore del 3% a quello percepito  per tutto l’anno precedente da una società privata.

Ha quindi senso aspettare fine anno per conoscere il segno del rendiconto della multiservizi? Si può fare finta di niente? Che tutto va bene? Credo che se non si interverrà per tempo,  l’incertezza potrà riguardare solo l’entità del disavanzo, che non può non confermare la deriva negativa di questi ultimi anni. Riproponendo l’Incubo dei mesi scorsi.

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