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Ancora morti di braccianti, ma la legge sul caporalato è bloccata

Alcune dichiarazioni del segretario generale della Cgil di Brindisi e del segretario della Flai Cgil

BRINDISI - Riceviamo e pubblichiamo, a proposito delle recentissime morti in Puglia tra braccianti locali ed africani, la seguente nota del segretario generale della Cgil di Brindisi, Antonio Macchia, e del segretario della Flai Cgil Brindisi, Antonio Ligorio.

Siamo costretti, ancora una volta, ad intervenire in merito agli incidenti sul lavoro accaduti in Puglia nel corso degli ultimi giorni. L’indice dei morti oggi sale a 5, tutti lavoratori agricoli, con storie di vita fatte di sacrifici, ma tanta onestà per guadagnarsi da vivere. Gli episodi di ieri sono due, uno riguarda una bracciante agricola di Locorotondo che al ritorno dai campi dopo una intensa giornata di lavoro si è accasciata al volante, l’altro riguarda 9 ragazzi che lavoravano nel Foggiano alla raccolta dei pomodori. Tutti cittadini, anzi ragazzi dell'Africa, che erano venuti in Italia per sfuggire agli stenti del loro paese.

Erano stipati nel furgoncino che è andato ad impattare con un tir carico di pomodori. Quattro di loro sono morti, gli altri cinque sono stati condotti in ospedale e sono molto gravi. Ancora una volta si ripropone l’annoso problema del trasporto di questi lavoratori: se usano il mezzo proprio può accadere quello che si è verificato per la donna di Locorotondo, in altri casi il trasporto avviene senza il rispetto di alcuna regola ed i lavoratori vengono stipati come sardine in angusti furgoni.

In ogni caso non si ha rispetto per queste persone che prestano le loro braccia e vanno a morire per una ridicola paga oraria, anche perché nessuno ha cura delle loro vite e non li protegge. In seguito alla emanazione della Legge 199/16 la Regione Puglia diede diffusione del Protocollo Nazionale prevedendo l’attivazione di azioni che riguardano in particolare   la stipula di convenzioni, per l'introduzione del servizio di trasporto gratuito per le lavoratrici e i lavoratori agricoli che copra l'itinerario casa/lavoro e l’istituzione di presidi medico-sanitari mobili per assicurare interventi di prevenzione e di primo soccorso.

Ad oggi è ancora tutto bloccato, anzi, alcune dichiarazioni di provenienza governativa non fanno presagire nulla di buono. Si parla addirittura di depotenziamento della normativa sul contrasto al caporalato. E proprio in merito a ciò qualche giorno fa è stata elaborata una lettera indirizzata ai parlamentari italiani scritta da un folto gruppo di organizzazioni, associazioni e sindacati preoccupate dalle recenti dichiarazioni di alcuni ministri del governo Conte.

Fra i sottoscrittori della stessa vi è Ivana Galli, Segretaria Generale Flai Cgil e tutti insieme chiedono che la legge 199, sia innanzitutto applicata in quelle che si dicono azioni positive quale la Rete del lavoro agricolo di qualità e le sue sezioni territoriali, che sono volte a prevenire i fenomeni di sfruttamento del lavoro e trasporto legale per le imprese e per i lavoratori agricoli. Per questi aspetti, purtroppo, la legge risulta ancora inapplicata e vanno recuperati i ritardi inspiegabilmente accumulati nell'ultimo anno. 

Tutto ciò per non permettere che in futuro, sebbene una legge del Parlamento lo preveda, lo Stato Italiano sia complice di morti sul lavoro che avrebbero potuto salvarsi se solo si fosse data piena applicazione ad una legge di civiltà esistente e fortemente voluta da tutti… e poi parlano di “ pacchia “.

                              

                                                                             

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