Giovedì, 28 Ottobre 2021
Economia

Pasticcio Asi, fu Frisullo a indicare la strada? Un fatto è certo, l'assemblea attuale dovrà dimettersi

BRINDISI – L’anomalia giuridica rappresentata dalla designazione della nuova assemblea del Consorzio Asi – non ancora convocata e quindi non ancora formalmente costituita – sarebbe frutto di una interpretazione della norma effettuata il 25 luglio del 2007 dall’allora assessore allo Sviluppo, Sandro Frisullo. Il quale, secondo alcuni, avrebbe concesso agli enti brindisini di procedere alle nomine per l’assemblea generale secondo l’articolo 6 del vecchio statuto del Sirsi, visto che il commissario dell’ente Armando Serra (un funzionario regionale), non aveva provveduto nei termini ad adeguare lo statuto stesso alla legge di riforma delle Aree di sviluppo industriale, la numero 2 del 2007.

BRINDISI - L'anomalia giuridica rappresentata dalla designazione della nuova assemblea del Consorzio Asi - non ancora convocata e quindi non ancora formalmente costituita - sarebbe frutto di una interpretazione della norma effettuata il 25 luglio del 2007 dall'allora assessore allo Sviluppo, Sandro Frisullo. Il quale avrebbe concesso agli enti brindisini di procedere alle nomine per l'assemblea generale secondo l'articolo 6 del vecchio statuto del Sirsi, visto che il commissario dell'ente Armando Serra (un funzionario regionale), non aveva provveduto nei termini ad adeguare lo statuto stesso alla legge di riforma delle Aree di sviluppo industriale, la numero 2 del 2007.

Sarebbe questa la ragione per cui la Provincia, i Comuni di Brindisi, Ostuni, Fasano, Francavilla Fontana e la Camera di Commercio hanno proceduto a designare i propri rappresentanti secondo i criteri previsti dallo statuto Sisri del 1995, che si ispira alla legge regionale del 1986. E cioè tre rappresentanti a testa per la Provincia e il Comune di Brindisi, uno per gli altri enti, invece che uno a testa secondo la nuova normativa.

Tuttavia vi è stata anche una applicazione parziale del dettato della nuova legge, perché da questa è stato preso invece il criterio che dell'assemblea generale possono far parte solo gli enti nei cui territori ricadono le zone industriali, più la Provincia e la Camera di Commercio, e non più tutti e 20 i Comuni del Brindisino così come previsto dalle vecchie regole. Ne è scaturito un ibrido che è costato anche querelle e scontri intestini per un posto nella nuova assemblea generale, senza considerare però l'altra faccia della medaglia: ammesso che l'interpretazione sia giusta, la missione dell'assemblea così formata è di brevissima scadenza.

Vale a dire, designare un consiglio di amministrazione e un presidente che a loro volta dovranno proporre un nuovo statuto ai sensi della legge 2/07, e quindi dimettersi poi tutti perché si possa eleggere un'altra assemblea corrispondente alle nuove regole. Insomma, ci si è metaforicamente azzuffati per tornarsene a casa così presto? Pare proprio di sì.

A Lecce, invece, il commissario dell'Asi ha seguito un criterio molto più lineare: ha convocato un'assemblea generale di cui fanno parte i soli Comuni con zona industriale oltre a Camera di Commercio e Provincia, ognuno rappresentato dal sindaco o suo delegato. L'assemblea ha nominato consiglio di amministrazione e presidente, quindi i nuovi organismi hanno predisposto e approvato il nuovo statuto secondo la legge di riforma del 2007. Essendo corrispondenti alla nuova norma, i nuovi organismi sono rimasti in carica. La legge del marzo 2007 infatti stabilisce che il peso della rappresentanza non si basa sui membri che ogni soggetto aderente al consorzio esprime - che devono essere uno per ogni ente - ma sui voti attribuiti a ciascuno in base alle quote versate. Chiaro?

Perché a Brindisi la matassa invece è così aggrovigliata? Intanto perché probabilmente il tentativo di far prevalere uno schieramento sull'altro risale proprio al 2007. Poi perché c'è un ritardo rovinoso da parte del commissario Armando Serra, che non ha rispettato per ben tre anni i termini impostigli dalla legge per convocare l'assemblea generale. Infine il riapparire di un gioco delle parti che non farà altro che allungare i tempi di formazione di un governo delle quattro aree industriali del Brindisino con gravi ripercussioni sulle imprese. Infatti a Brindisi all'Asi siede ancora il commissario Serra in attesa degli eventi politici.

Trattandosi di materia complessa, bisogna procedere riepilogando e descrivendo i fatti essenziali. Dall'entrata in vigore della legge dell'8 marzo 2007 numero 2, il commissario dell'Asi di Brindisi - che riassume nell'incarico sia le funzioni del consiglio di amministrazione che dell'assemblea generale - stando a ciò che è noto non ha mai ottemperato alle direttive. Avrebbe dovuto provvedere nei 30 giorni successivi all'entrata in vigore della riforma. Il suo periodo di commissariamento si è protratto per oltre 8 anni, senza che l'Asi di Brindisi potesse vedere nominata e insediata una nuova assemblea, con un nuovo consiglio di amministrazione e un nuovo presidente, ed avere così un organo di governo adeguato alle problematiche aperte.

Il 9 giugno 2010 il dirigente dell'area Sviluppo della Regione Puglia, Davide Pellegrino invia due raccomandate. Una all'Asi commissariata, un'altra alla Provincia. Nella prima, che segue ad una nota dell'8 febbraio, c'è un forte richiamo al commissario Serra, al quale si rammenta che avrebbe dovuto ottemperare già da lungo tempo alla convocazione dell'assemblea generale per la ricostituzione degli organi del consorzio ai sensi della nuova normativa. A far data dalla notifica della nota, Serra avrebbe dovuto provvedere entro 30 giorni. Altrimenti la Regione avrebbe inviato all'Asi un altro commissario, si presume ad acta, cioè per effettuare gli adempimenti mancati.

La seconda raccomandata è una risposta a richieste di chiarimenti della Provincia acquisita il 3 giugno dagli uffici regionali. Come designare la rappresentanza? Pellegrino richiama la nuova normativa, cioè quella di un rappresentante per ente e potere di voto in base alle quote. Poi ricorda anche la norma transitoria della stessa legge 2/07 che prevede appunto il termine di 30 giorni ai commissari per la convocazione dell'assemblea, e quello di 90 giorni entro cui l'assemblea deve adeguare lo statuto. Ma dato che a Brindisi dopo più di tre anni non si è provveduto, si deve considerare in vigore il vecchio statuto, come aveva già detto il 25 luglio del 2007 Frisullo.

Nasce da qui l'attuale situazione? In ogni modo, l'esito non può che essere uno: giusta o non giusta la lettura della norma da parte di ognuno, un'assemblea così composta non corrisponde alla nuova legge, e potrebbe solo varare il nuovo statuto, poi andarsene a casa e lasciare posto ad organismi indicati secondo la legge di riforma. Chi si è battuto a sciabolate nel proprio partito per andare all'Asi, rimarrà probabilmente molto deluso perché i tre rappresentati alla Provincia e i tre al Comune di Brindisi, legge alla mano, non stanno né in cielo né in terra. E' ovvio che il commissario Armando Serra avrebbe potuto evitare tutto ciò se avesse rispettato i termini di legge. Ma lui è ancora lì.

La controversa vicenda, intanto, sembra prossima ad approdare in consiglio regionale, per iniziativa di almeno due consiglieri. "Quell'assemblea è illegittima", non ha dubbi il consigliere regionale del Partito democratico Pino Romano, che domani stesso presenterà una interrogazione ad hoc all'esecutivo. Idem per Giovanni Brigante, che ha chiesto e ottenuto per questo pomeriggio la convocazione di una riunione ad hoc della associazione "Sviluppo e lavoro".

In attesa delle conclusioni della assemblea, Brigante anticipa: "Resta, fra l'altro, un assunto perfettamente condiviso in merito alle competenze: ognuno dei rappresentanti del consorzio, presidente ma anche membri dell'assemblea, deve poter contare su competenze amministrative, ma anche economiche e manageriale. La mancanza di uno solo di questi requisiti, rende inidonei al ruolo. Noi, lo abbiamo detto da tempo". Ipse dixit. La storia, continua.

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