Economia

"Per le partecipate comunali tempo dei giochi finito: metterle sul mercato"

Il 26 marzo, giovedì prossimo, si terrà il consiglio comunale per discutere del futuro delle società partecipate dell’amministrazione comunale. Tra queste Energeko e Brindisi Multiservizi (Bms). Pare che, nei giorni scorsi, in occasione dell’incontro della maggioranza, sia emersa l’ipotesi di fusione delle due società

BRINDISI - Il gruppo "Per la sinistra" che riunisce iscritti ed esponenti della minoranza del Partito democratico di Brindisi, ha analizzato la situazione delle società in house del Comune di Brindisi, giungendo alla conclusione che l'artificioso prolungamento degli stessi metodi di gestione non ha salvato le stesse. Ora, a meno che il Comune non voglia scaricare il peso delle società decotte sulle tasche dei cittadini, si deve pensare seriamente a metterle sul mercato con clausole di salvaguardia dei livelli occupazionali. Ecco la proposta inviata alla stampa dal gruppo "Per la sinistra".

Il 26 marzo, giovedì prossimo, si terrà il consiglio comunale per discutere del futuro delle società partecipate dell’amministrazione comunale. Tra queste Energeko e Brindisi Multiservizi (Bms). Pare che, nei giorni scorsi, in occasione dell’incontro della maggioranza, sia emersa l’ipotesi di fusione delle due società. Il caso della Multiservizi è un caso emblematico, si potrebbe dire esemplare per intendere il senso del “Piano Cottarelli”, che, seppur stoppato nei fatti e nell’efficacia dal “Governo Renzi”, riprende senso ed utilità anche alla luce dei continui tagli ai trasferimenti verso le casse comunali.

La Brindisi Multisevizi è in perdita sistematica dal 2011: -517.288 euro nel 2011; -3.165.575  euro nel 2012; -1.153.551 nel 2013. Già nel 2011 il patrimonio netto era a -242.695; cioè era stato eroso il capitale sociale e tutte le riserve e secondo la normativa vigente “senza indugio” il Comune avrebbe dovuto ricapitalizzarla. Ma una pessima amministrazione è stata perpetrata. Oggi che il patrimonio netto, ossia la somma di capitale sociale, riserve e perdite (dell’anno e pregresse) è di – 4.198.805 euro la situazione sembra ormai compromessa.

Sono iscritti a bilancio debiti verso fornitori per 1.452.655 euro, debiti tributari per 3.508.081 euro. Difficile immaginare che la soluzione del conferimento nel patrimonio della partecipata dell’immobile di proprietà del Comune di Brindisi, che è oggi la sede operativa della stessa Bms, possa essere risolutiva, posto che l’immobile non vale quattro milioni di euro e per onorare i debiti serve denaro fresco. Ed a quello che è dato sapere il trasferimento non è stato perfezionato.

La Bms è decotta dal 2011 e sino ad oggi si è continuato a sostenere un “socialismo municipale” che evidentemente non è più sopportabile e per il quale non è più giusto ed equo richiedere ulteriori sforzi e sacrifici alla comunità. Ad oggi la fallibilità delle partecipate è ancora controversa e la giurisprudenza è divisa. Da una parte c’è chi esclude la possibilità di fallire in quanto le società in house, come la Bms, come propaggini inanimate dell’ente territoriale è sottratto al fallimento ai sensi dell’art.1 della legge fallimentare, come accade per tutti i comuni.

Dall’altra non convince l’abuso della disciplina sulla SpA che, in quanto richiamata, dovrebbe essere utilizzata nella sua interezza. Ad esempio se si usufruisce della responsabilità limitata perché si dovrebbe rinnegare la responsabilità civile degli amministratori o la soggezione alle procedure concorsuali. Negare la fallibilità significa derogare ai principi dell’affidamento in buona fede dei terzi che confidano nell’assetto giuridico che, vedendo la società iscritta nel registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, la immagina assoggettata alla normativa privatistica.

In altre parole, essendo la società in house un’articolazione della pubblica amministrazione, quest’ ultima, in caso di sovra indebitamento, non potrà scaricare sui creditori i debiti accumulati ma dovrà provvedere alla copertura del deficit della società insolvente con il rischio di dissesto. Quindi la non fallibilità della società potrebbe costituire la concausa di una dichiarazione di dissesto e di commissariamento dell’ente pubblico con l’effetto nefasto che a pagare le conseguenze sarebbero non solo i creditori dell’ente locale, estranei ai rapporti con la società in house, ma tutta la comunità.

Ed allora, tornando alle partecipate del Comune di Brindisi, urge una drastica e repentina soluzione che non sia un gioco contabile ma un ripensamento dell’organizzazione dei rapporti societari, con un accorpamento delle società partecipate ovvero con una totale dismissione delle quote rivolgendosi al mercato ed inserendo le opportune clausole sociali di salvaguardia dei livelli occupazionali. I risparmi rinvenienti da queste operazioni potrebbero essere utilizzati per diminuire il livello di tassazione locale. E’ dal bilancio 2011 che si rimanda una soluzione seria ad un problema grave, sino ad ora rimandato con un gioco perverso di rimpallo di responsabilità che tuttavia non ha spostato il pesante fardello dei debiti dalle spalle della comunità.

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