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Martedì, 18 Gennaio 2022
Economia

«Perché non siamo una città per turisti»

BRINDISI - Un gruppetto di foto-amatori nel giorno del'1 maggio si è ritrovato per fotografare il centro storico. Ed ha avuto la conferma che Brindisi non è ancora una città per turisti. Ecco il loro racconto.

BRINDISI - Un gruppetto di foto-amatori nel giorno del'1 maggio si è ritrovato per fotografare il centro storico. Ed ha avuto la conferma che Brindisi non è ancora una città per turisti. Ecco il loro racconto.

 

«1 maggio 2013. Caldo estivo, la città sarà deserta. Brindisi ha anche aderito all'iniziativa del Ministero per i Beni e le Attività Culturali di tenere aperti musei, monumenti e aree archeologiche. Una buona occasione per visitare la città e fare qualche scatto senza l'inutile traffico e parcheggi selvaggi. C'è anche una splendida luce. Uno scambio di sms e alle nove e un quarto siamo già in un bar del centro a fare colazione.

Prima tappa il Tempietto di S. Giovanni al Sepolcro, splendido nel silenzio della città. Seconda tappa l'area archeologica di S. Pietro degli Schiavoni sotto il Nuovo Teatro Verdi. Dopo di noi - non ci pare vero - una sessantina di turisti entrano a visitare gli scavi. Proseguiamo il giro. Da tempo avevamo in mente di fotografare un vicolo con la luce giusta e senza auto parcheggiate. Sembra l'ora ideale, ma un furgone della Multiservizi impedisce l'accesso, e dopo aver scambiato due parole con l'operatore che lava il vicolo chiedendo per quanto ne avrà ancora, rinunciamo.

Dopo una sosta in piazza Sottile De Falco, un passaggio nel cortile delle Scuole Pie e sbuchiamo in via Tarantini per avviarci verso piazza Duomo con l'idea di riuscire finalmente a fare qualche ripresa senza auto. All'angolo con via Duomo incrociamo il gruppo di turisti, in due camminano tenendo un cartello ben visibile: Bitritto. Noi e quelli di Bitritto, che cerchiamo di avanzare facendo due passi avanti e uno indietro in una strada senza marciapiede con il passaggio continuo di auto. Ma un conto è essere in tre, un altro in sessanta.

Qualche scatto tra un'auto e l'altra e ci dirigiamo verso l'Archivio di Stato. Bella la luce nel chiostro e bellissimi i libri e gli antichi registri che ci vengono illustrati durante la visita guidata. Usciamo e ritorniamo verso il vicolo sperando che sia andato via il furgone ma la luce è già troppo alta. Non è voler fare i cavillosi, ma è cosi, si è sempre alla ricerca della luce giusta, delle condizioni giuste per fare lo scatto giusto.

Comincia a fare troppo caldo e prima di andare ci fermiamo per un aperitivo in piazza S. Teresa. Mentre sistemiamo l'attrezzatura negli zaini si avvia il consueto confronto che avviene tra quelli che si parlano dopo essere rimasti in silenzio per ore, in uno stato di apparente dissociazione. Le nostre espressioni mostrano segni di evidente insoddisfazione ma decidiamo di ritentare nel pomeriggio, sempre nella stessa zona.

Un disastro... la gente torna da mare e campagne, le strade sono di nuovo intasate, praticamente lasciamo l'attrezzatura chiusa al suo posto. Troviamo conforto nel giardino dell'ex Convento S. Chiara e all'uscita ci sediamo sui gradini del Museo archeologico provinciale sperando che accada qualcosa di fotograficamente interessante. Poi parte lo sfogo. Ci chiediamo se ci manca la curiosità che normalmente si ha nel visitare città diverse dalla propria. No. Siamo stati per un giorno intero nella parte più antica che ha segnato la storia di questa città, cercando invano di rappresentarla al meglio, ognuno secondo la sua visione. Il cuore di una città aperto al traffico, con strade senza marciapiede, parcheggi selvaggi, cassonetti nei punti sbagliati, degrado, scritte sui muri di chiese, palazzi e monumenti.

Senza grandi aspettative, abbiamo condiviso la possibilità di offrire una rappresentazione estetica di Brindisi che, non solo valorizzasse il suo inestimabile patrimonio artistico e storico, ma che potesse essere anche un elemento di attrazione per chi approda in questa terra. Accompagnati dalla curiosità e dalla passione per la fotografia, abbiamo percorso i vicoli più caratteristici della città, attraverso le piazze più note del centro, ritrovandoci poi a condividere solo l'amara consapevolezza che anche la semplice foto ricordo di un turista a Brindisi sarebbe la testimonianza della desolazione in cui versa questa città di mare e di cultura.

Tutto questo non può accogliere, noi tre come i sessanta di Bitritto. Allora il confronto con altre città è inevitabile, e nulla ci può impedire di immaginare anche il centro storico di Brindisi come quello che non è, ma che potrebbe essere, con negozi di artigianato, tra una chiesa e l'altra, mostre d'arte, musica e artisti di strada, e soprattutto senza auto».

Ida Santoro, Maria Padovani, Paolo Padovani

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