Martedì, 26 Ottobre 2021
Economia

Pochi ormeggi adatti a grandi navi, dragaggi bloccati dal vecchio Prp

Le emergenze del porto di Brindisi affiorano da una intelocuzione sul Piano triennale delle opere tra agenti marittimi, spedizioni e il commissario Mario Valente. La politica deve partire da qui non da improbabili vertenze autonomistiche

BRINDISI – Sono sostanzialmente tre le attuali criticità strutturali del porto di Brindisi, che la nuova Autorità di sistema Portuale dell’Adriatico Meridionale dovrà affrontare: il limitato numero di ormeggi per navi traghetto, i dragaggi dei fondali di alcune banchine strategiche e il nuovo Piano regolatore portuale. Questioni che in venti anni le diverse gestioni dell’Autorità portuale non hanno risolto (e neppure affrontato, in realtà).

I problemi emeLa Ionian Spirit alle rampe del Seno di Levantergono dall’interlocuzione tra due delle associazioni rappresentative del lavoro portuale, Raccomar e Fedespedi (rispettivamente, agenti marittimi raccomandatari e spedizionieri), e il commissario della stessa authority, capitano di vascello Mario Valente, avviata attorno alle osservazioni al nuovo Piano triennale delle opere.

In sostanza, secondo le risposte di Valente alle osservazioni delle due associazioni, oltre agli accosti di Punta delle Terrare area Schengen ed extra-Schengen, nel porto di Brindisi una nave traghetto passeggeri o ro-ro (imbarco e sbarco merci su Tir e trailer) può approdare alla banchina di S. Apollinare non appena saranno completati i lavori, oppure alle due vecchie rampe del Seno di Levante utilizzate prima da Adriatica e dalla Helmes, poi dai traghetti dell’Albania. Mentre non si possono escavare i fondali di Costa Morena Est sino ai 18 metri perché ciò non è previsto dal Piano regolatore del porto vigente (anno 1975).

“Non compare alcun stralcio del dragaggio a -14, poi a -16 e a -18 della banchina di Costa Morena Est. Banchina imbasata a -18 proprio nella prospettiva di un approfondimento dei fondali per rendere il porto maggiormente competitivo. Taranto ha perso i cinesi (Evergreen, ndr) perché non aveva i 16,5 metri di fondale”, si legge tra le osservazioni di Fedespedi al Piano triennale delle opere. Su questo punto, il commissario valente ha scritto in risposta che l’approfondimento è previsto, ma solo “ovviamente sino a -14 metri, e cioè sino alla quota contemplata dal Prp vigente non essendo possibile inserire attività che non siano coerenti con il suddetti strumento programmatorio”.

La questione degli ormeggi sollevata da Raccomar include anche un quesito concreto: “Riteniamo, inoltre, non più procastinabile l’individuazione degli ormeggi con l’assegnazione del relativo numero e il massimo pescaggio consentito”, si legge nelle osservazioni degli agenti marittimi brindisini. “Al fine di poter sviluppare la propria attività promozionale e dare corrette informazioni, gli associati chiedono quale operatività (banchina operativa e infrastrutture per tale traffico) l’Autorità portuale darebbe, allo stato attuale, ad una nave ro-ro passeggeri più auto, in m do tale da valutare la convenienza dell’approdo nel nostro porto”.

Traghetti Grimaldi a Brindisi-2Il riscontro del commissario Valente si avvale di un riferimento ad un precedente quesito, al quale era stato risposto che non è ancora disponibile un “rinnovato provvedimento con il quale formalizzare la destinazione funzionale delle banchine portuali”, e che a tale problema si provvederà dopo l’approvazione del bilancio 2016, confermando implicitamente che il porto di Brindisi non dispone neppure di un’organizzazione basilare delle sue infrastrutture fondamentali, ma sarebbe “più pressante” di questo l’approvazione del bilancio.

Insomma, se arrivasse un altro armatore quale banchina gli sarebbe assegnata? Uno degli accosti a Punta delle Terrare? Lo scorso anno il presidente protempore Iraklis Haralambidis disse che non si poteva, perché era in itinere la domanda di concessione esclusiva avanzata dal gruppo Grimaldi, ma che comunque una nuova compagnia avrebbe sempre potuto trovare un accordo – successivamente – con la stessa Grimaldi. Oggi si può? Valente non dice di no, a quanto si legge nella risposta. Sono gli unici accosti disponibili del resto, assieme alle due rampe per piccoli traghetti del Prolungamento di Costa Morena.

Per gli altri ci vorrà tempo: “A breve riprenderà la propria piena operatività la banchina di Sant’Apollinare, con nuovi fondali escavati sino a -10,5 metri. Ma per il traffico Schengen non può ommettersi un riferimento a quelli che sono stati gli ormeggi da sempre utilizzati dalle navi traghetto nel porto interno (dove ora è ormeggiato il traghetto Ionian Spirit sotto sequestro) che, peraltro, all’attualità, possono contare sulla disponibilità della ex Stazione Traghetto ristrutturata”. Su questo punto, tuttavia, va ricordato che si tratta di rampe per piccoli traghetti, mentre le attuali unità ro-ro e passeggeri sono molto più grandi e non potrebbero utilizzarle.

Infine, il traffico di quelle rampe si riverserebbe su via Provinciale per Lecce non potendo essere utilizzato il varco di via delle Bocce, perché di mezzo c’è la servitù militare della ex Zona Nafta, che impedisce ancora al porto di Brindisi di avere un circuito doganale unico e, non da ultimo, sussiste per le navi che utilizzassero quelle banchine un costo aggiuntivo non trascurabile: l’obbligo del rimorchiatore almeno in arrivo.

Banchine industriali a Costa Morena OvestTutto sommato, Brindisi oggi ha ben poco da offrire ad una nuova compagnia se non le rampe di Punta delle Terrare che, proprio per questo non possono essere oggetto di concessione esclusiva ventennale né a Grimaldi né ad altri, ha detto lo stesso Comitato portuale obbligando il commissario straordinario a ritirare la delibera, e non ha fondali adeguati a Costa Morena Est a causa della mancata progettazione del nuovo Piano regolatore portuale.

Tutto ciò rende le varie battaglie sull’autonomia del porto di Brindisi prive di costrutto, ma rende invece urgente in sede di nuova autorità portuale di sistema una seria programmazione degli interventi sul porto di Brindisi per renderlo nel giro di pochi anni all’altezza della situazione. La rappresentanza politica brindisina attuale non sembra dare prove rassicuranti su questo piano, dove si giocano sviluppo e occupazione nel porto.

Prendersela con la capacità di crescita degli altri porti è solo una copertura delle incapacità, negli anni, di occuparsi del proprio porto, a quanto pare, se la situazione delle infrastrutture è quella decritta nello scambio di osservazioni e risposte tra le categorie portuali e il commissario dell’Autorità Portuale. E da qui bisogna ripartire.

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