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Rete europea: ”Porto di Brindisi protagonista". Ipotesi terminal gas

Oggi al Verdi il seminario del gruppo del Ppe organizzato da Mauro D'Attis. Patroni Griffi: "Lo scalo si candida a diventare terminal di riferimento nell'ottica della green-economy". Giuffré: "No a interventi miopi come è successo in passato"

BRINDISI – Bruxelles oggi guarda a Brindisi e alla sua rete di trasporti, con particolare attenzione al porto che ne ha fatto la storia e si candida a diventare protagonista del futuro prossimo, come scalo di riferimento della rete trans-europea. Probabilmente anche come terminal per il gas liquido naturale, ipotesi di investimento e sviluppo sul quale ha iniziato a lavorare la nuova Autorità portuale, risultato del progetto di riforma del Governo.

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Sulle potenzialità del porto di Brindisi ci crede e ci scommette il Partito popolare europeo, chiamato a raccolta dal brindisino Mauro D’Attis, in qualità di vice presidente del Ppe in seno al Comitato delle Regione, organizzatore del seminario che nella mattinata di oggi vedrà anche la partecipazione del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ospite d’eccezione alla sua prima volta in città.

“La programmazione, lo sviluppo e la gestione delle reti transeuropee dei trasporti (Ten-T) svolgono una parte importante nel conseguimento dei principali obiettivi dell’Unione europea definiti dalla strategia Europa 2020, nel Libro bianco dei trasporti del 2011 e nelle dieci priorità della Commissione Junker, quali il buon funzionamento del mercato interno e il rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale”, ha ricordato D’Attis. “Il Ppe sostiene una politica Ten-T basata sui territori che garantisca l’accessibilità e la connettività di tutte le regioni dell’Unione e per questo è necessario compare le lacune tra le reti di trasporto nazionale elimiando gli ostacoli che ferano lo sviluppo”, ha rimarcato. “Non stiamo parlando, permettetemi l’espressione, di aria fritta, ma di occasioni concrete di confronto per il nostro futuro”. I presenti in sala hanno applaudito, gli italiano hanno sorriso.

“Brindisi ha un porto naturalmente connesso alla città, una risorsa congeniale”, ha detto il commissario prefettizio Santi Giuffrè, in qualità di padrone di casa, essendo stato chiamato a traghettare il Comune di Brindisi dopo la caduta dell’Amministrazione centrista della sindaca Angela Carluccio. “Il momento offerto dal seminario odierno deve essere motivo di riflessione per il futuro, in modo tale da lasciarci alle spalle il passato che, in alcuni casi, ha determinato scelte miopi”.

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La parola, quindi, è passata a Ugo Patroni Griffi, nuovo presidente dell’altrettanto nuova Autorità di Sistema dell’Adriatico meridionale che vede assieme i porti di Brindisi, Bari, Monopoli e Manfredonia: “Lo scalo di  Brindisi si candida a diventare terminal di riferimento per il gas naturale liquido nell’ottica della green economy”, ha detto. Ed è stato un annuncio perché Patroni Griffi sull’argomento per la prima volta ha reso noto a Brindisi, alla città e ai suoi imprenditori, quindi all’Italia e all’Europa, quali sono le linee guida che intende seguire, quale l’orizzonte che vuole raggiungere. “Il porto può giocare il suo ruolo di protagonista essendo naturalmente collegato con l’area retroportuale e con quella del Sisri con l’aiuto della politica e delle istituzioni”. Non solo. “Brindisi è in grado di giocare bene le sue carte nella logistica anche come China base, guardando cioè al collegamento tra l’Adriatico e l’Asia”.

In platea non sono mancati i commenti da parte di alcuni esponenti delle associazioni ambientaliste, perché forte è ancora il ricorso delle proteste per dire no al rigassificatore a cui pensavano gli inglesi della Lng, nel periodo del Governo Berlusconi-Blair.  Non era quello il modello di sviluppo a cui pensavano l’allora sindaco Domenico Mennitti e l’allora presidente della Provincia Michele Errico. Dissero no all’investimento, diventato poi oggetto di inchiesta della Procura con contestazione di una presunta tangente. Altra storia. Passata. Il presente è da scrivere e Patroni Griffi ha iniziato a lavorare pensando al terminal che, secondo le prime indiscrezioni, dovrebbe trovare spazio nell’area di Costa Morena: le ipotesi sono due, deposito costiero alimentati da una rete che potrebbe essere Snam o Tap (ma non ci sono intese di alcun genere) e oppure una chiatta galleggiante. In tal modo sarebbe possibile adeguare anche la zona dell’Adriatico a quanto avviene nell’area del Baltico, dove l’Unione Europea ha già imposto l’obbligo di propulsione a metano per le navi. Il dibattito, quindi, da oggi è ufficialmente aperto.

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