Economia

Emendamento contro i B&B in nero, ma Renzi lo ostacola

L'onorevole del Pd, Silvis Fregolent, ha presentato un emendamento alla legge di bilancio, denominato "Airbnb", volto a regolare il mercato degli affitti brevi in strutture "extralberghiere

BRINDISI – Dopo il monito lanciato da Federalberghi sulla proliferazione di attività ricettive extra alberghiere completamente in nero, che esercitano una forma di concorrenza sleale nei confronti di albergatori e gestori di B&b, l’onorevole del Pd, Silvis Fregolent (foto a destra), ha presentato un emendamento alla legge di bilancio, denominato “Airbnb”, volto a regolare il mercato degli affitti brevi in strutture “extralberghiere”. 

La proposta, che ha ricevuto un prima via libera dalla Commissione Finanze della Camera, contempla una stretta manovra antievasione sui ricavi ottenuti da attività ricettive gestite in forma non imprenditoriale da soggetti privati o per il tramite di intermediari operanti sul web. L’emendamento prevede l’obbligatorietà dell’assoggettamento del canone d’affitto alla cedolare secca con un’aliquota al 21%, il riconoscimento di una responsabilità solidale in ordine al versamento delle imposte in capo al privato affittuario e all’intermediario (ovverosia siti di commercializzazione, agenzie immobiliari e/o gestori professionali), come anche l’istituzione di un apposito registro delle attività extralberghiere non imprenditoriali. 

Tali misure – finalizzate non già ad introdurre nuove tasse, ma a fare in modo che tutti gli operatori commerciali adempiano al proprio silvia-fregolent-2dovere - da un lato, obbligherebbero l’intermediario, in qualità di sostituto solidalmente responsabile, a versare l’imposta in nome e per conto dell’affittuario e, dall’altro, garantirebbero una maggiore trasparenza del mercato poiché, con l’istituzione di un apposito “registro dei privati”, il proprietario e/o il titolare di un diritto reale di godimento di un immobile adibito ad affittacamere, nonché l’intermediario delegato - onerato, fra l’altro, a comunicare al fisco gli estremi di ogni transazione - sarebbero tenuti ad informare l’Agenzia delle Entrate dell’avvio dell’attività. 

Allo stato attuale, quello delle strutture ricettive extra-alberghiere gestite in forma “non imprenditoriale” è uno scenario che desta notevoli perplessità: sul portale Airbnb, a titolo meramente esemplificativo, risultano oltre 13.000 annunci per pernottare nella città di Milano ma, di questi, solo 600 (ovvero meno del 4%) sono censiti negli elenchi tenuti dal Comune. Cosa significano questi dati? Come mai, anche nel nostro territorio, assistiamo ad una diffusione a macchia d’olio di tali attività ricettive, il più delle volte prive di una regolare Scia? 

La risposta è molto semplice: seppur indirettamente a tali soggetti viene concessa la facoltà di esercitare una celata attività imprenditoriale, ricavare degli utili ma sottrarsi facilmente agli oneri amministrativi e tributari.  Evidente è la conseguente condizione di svantaggio propria di hotel e B&b “professionali” che, svolgendo parimenti attività ricettiva, sono tenuti, obbligatoriamente, all’iscrizione nel Registro delle Imprese, ad essere titolari di partita Iva, a versare Irap, Imu e Tari, ad aprire le posizioni Inps ed Inail, a sottoscrivere una polizza assicurativa R.C. per eventuali danni agli ospiti. 

Non senza considerare i notevoli rischi per la comunità che derivano da questi “affittacamere fantasma”: in primis, di pubblica sicurezza poiché non comunicano certamente alle autorità preposte i nominativi degli ospiti nonché di igiene pubblica, per non essere, al pari degli immobili adibiti a privata dimora, sottoposti a controlli igienico sanitari. 

Proprio in un’ottica deflattiva dell’utilizzo di pratiche e di condotte illecite, le quali possano compromettere l’etica delle relazioni commerciali, si pone la proposta avanzata dal partito di cui lo stesso Renzi è il massimo esponente.  E’ sconfortante vedere come, dinanzi ad una valida proposta volta a colmare un evidente vuoto normativo, il capo dell’esecutivo “sbarri” la strada all’emendamento senza addurre valide motivazioni, ma garantendo, ancora una volta, zona franca agli “affittacamere furbetti”. 

Il tutto con grave danno sia alle strutture turistiche tradizionali sia a coloro che gestiscono legalmente tali nuove forme di accoglienza, senza tenere neppure in alcuna considerazione le gravi ripercussioni sulla cosa pubblica nelle ipotesi, non remote, di collasso economico-finanziario delle imprese vittime di siffatte pratiche di concorrenza sleale. 

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