Restinco, sit in di protesta: "Falcidiate le ore settimanali di lavoro"

L'iniziativa, organizzata dalla Fp Cgil, si è svolta nella giornata di ieri: "Venga ripristinato il precedente moello di accoglienza"

Nella giornata di ieri (martedì 3 novembre) si è svolta la manifestazione dei lavoratori del Centro di Accoglienza per immigrati di “Restinco” – Brindisi - che ha avuto l’obiettivo di accendere i riflettori su una vertenza che rischia di avere gravi ripercussioni sociali. “Le problematiche denunciate  - si legge in una nota a firma di Antonio Macchia e Pancrazio Tedesco, rispettivamente segretario generale della Cgil e segretario generale della Fp Cgil Brindisi - rientrano in parte nel quadro del precedente decreto sicurezza di salviniana memoria che mette in discussione il ‘sistema di accoglienza’ ledendo la sfera dei diritti sociali per gli immigrati e i diritti dei lavoratori che si sono trovati a veder ridotto il loro monte ore di attività lavorativa, in alcuni casi anche licenziati, e soprattutto a dover sacrificare percorsi finora avviati che prevedevano progetti di integrazione e di mediazione culturale”.

“In tale contesto, poi, si verificano anche criticità dal punto di vista organizzativo i cui effetti rischiano di far implodere una situazione, come già sottolineato, già di per sé estremamente precaria. Per comprendere quali effetti sta portando tale situazione – proseguono i sindacalisti - basterebbe dire che i lavoratori a fronte di un precedente contratto di lavoro full time (38 ore settimanali ) si sono visti falcidiare le ore settimanali passando addirittura a 6 ore settimanali con l’aggravante che non vengono coperti tutti i turni di servizio, con evidenti implicazioni sulla sicurezza degli ospiti costretti a stare senza sorveglianza e /o assistenza per mancanza di operatori in servizio. Inoltre, i lavoratori non dispongono ancora di tutti i Dpi previsti”.

La vertenza, quindi, ha diversi obiettivi da traguardare: “Modificare le regole previste dal capitolato di gara determinate da scelte ministeriali definite dal precedente decreto sicurezza atteso che l’attuale Governo ha inteso ripristinare con il nuovo decreto quei diritti sociali inclusivi presenti in varie leggi nazionali ed internazionali”; “Ripristinare lo status giuridico ed economico presente prima dell’avversato capitolato di cui trattasi”; “Richiesta di articolare proposte progettuali inclusive per costruire ponti concreti tra il presente e il futuro per gli immigrati”; “Costruire reti consapevoli antirazziste cercando di attuare alleanze tra servizi, cittadini, realtà territoriali con obiettivi di inserimento sociale degli immigrati nella nostra comunità”.

“Le analisi della recente modifica legislativa adottata dal Governo nel sistema di accoglienza – si legge ancora nella nota sindacale - impone una sostanziale ed immediata modifica all’attuale impianto organizzativo, costruito in ragione di disposizioni legislative su basi ideologicamente discriminatorie, per contemperare virtuosi processi di integrazione sociale e diritti dei lavoratori a non dover sconfinare nel profondo baratro del precariato e della ‘fame stipendiale’ dopo anni di apprezzato e qualificato lavoro”.

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