Economia

Decarbonizzazione, esuberi Sir: proteste a Cerano e Costa Morena

Sit in fin dalle prime luci del giorno. Convocato per il pomeriggio un tavolo in prefettura. I sindacati: "Preoccupati tutti i lavoratori dell'indotto"

BRINDISI – I nodi della decarbonizzazione arrivano al pettine. I lavoratori della ditta Sir hanno dato vita a partire dalle prime luci di oggi (marrtedì 6 aprile) a due manifestazioni di protesta all’esterno rispettivamente del varco di Costa Morena est e della centrale Enel Federico II di Cerano, alla quale, in segno di solidarietà, hanno aderito anche i dipendenti di altre ditte dell’indotto. La Sir effettua il servizio di movimentazione del carbone presso il molo dato in concessione a Enel. L’azienda ha comunicato la scorsa settimana che 38 delle 83 unità impegnate nel cantiere portuale saranno destinate ad altri servizi, mentre sono previsti incentivi al pensionamento per coloro che ne hanno i requisiti. Contestualmente sono partite le lettere di attivazione delle procedure di licenziamento.

Le forme di ristoro economico parziale proposte dalla ditta, però, sono state respinte dalle organizzazioni sindacali. “La ricollocazione in altri servizi – spiega a BrindisiReport Cosimo Buongiorno, della Rsa (rappresentanza sindacale autonoma), davanti al varco di Costa Morena – comporterà una perdita di circa 800 euro al mese a carico di ogni lavoratore, senza garanzie per il futuro”. La scorsa settimana si sono svolti in prefettura due incontri fra l’azienda e i rappresentanti delle sigle di categoria dei sindacati confederali (Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti) che hanno portato a un nulla di fatto. Su richiesta delle stesse organizzazioni sindacali, il prefetto di Brindisi, Carolina Bellantoni, ha convocato un nuovo tavolo per il pomeriggio di oggi. La protesta, monitorata dalla Digos della questura di Brindisi, finora non ha fatto registrare momenti di tensione. 

Protesta lavoratori Sir, Costa Morena 2-2-2

I sindacati confederali. "Preoccupati tutti i lavoratori dell'indotto Enel"

Lungo la strada d’accesso all’ingresso principale della Federico II si è formata una lunga coda di auto in sosta. Le sigle confederali riferiscono di un’adesione al 100 per cento da parte di tutti i lavoratori delle ditte appaltatrici.  Al momento il presidio non ha una scadenza. “Si va avanti a oltranza – riferiscono i sindacalisti – fino a quando non verrà trovata una soluzione”. Gli stessi spiegano che in ballo non c’è solo il destino dei lavoratori della Sir. “Con Enel - dichiara Gianfranco Argese, della Fit Cgil Brindisi – non si riesce a trovare un dialogo serio, anche perché nei vari tavoli fatti, anche con le conferedazioni e con Confindustria, abbiamo sempre chiarito che nel momento in cui si sarebbe parlato di decarbonizzazione, noi non avremmo voluto ricadute occupazionali sul territorio, già gravato da una soglia di disoccupazione molto alta”. Altre vertenze, insomma, potrebbero aprirsi a breve nell’indotto della Federico II. 

Videoservizio: Le interviste ai sindacalisti

“Brindisi – dichiara Damiano Carbonella (Fit Cisl) – non può permettersi di perdere altra occupazione. Non permetteremo a Enel di trattare così tutte le aziende che operano all’interno della centrale. Perché oggi abbiamo il problema di Sir, ma domani avremo altre problematiche riguardanti altre aziende. Se Enel pensa di poter agire in questa maniera, faremo un blocco totale”. Cosimo Greco (Uil Trasporti) rimarca come “tutti i lavoratori dell’indotto Enel siano preoccupati rispetto alle gare d’appalto”. “La prossima gara – spiega il sindacalista – prima bandita e poi ritirata, prevedeva un taglio del 70 percento del personale: su 26 unità solo 11 verrebbero ricollocate. Noi auspichiamo che il tavolo, sia prefettizio che governativo, prenda un valore più alto rispetto alla problematica generale degli appalti Enel”. 

C’era da aspettarselo, del resto, che la progressiva dismissione della centrale a carbone potesse comportare gravi ricadute occupazionali. Un monito a tal proposto era già stato lanciato lo scorso 3 febbraio dal presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Meridionale, Ugo Patroni Griffi, a seguito dell’istituzione della zona franca doganale presso il sito di Capobianco.  “Dobbiamo trasformare la transizione energetica, già in atto a Brindisi, da annunciato mattatoio sociale, con l’inevitabile perdita di centinaia di posti di lavoro – dichiarò Griffi - ad opportunità di sviluppo e di rilancio per tutta l’economia locale”. Per questo non può più essere procrastinata l'apertura di un tavolo con il governo nazionale o comunque la riconvocazione del tavolo di analisi e monitoraggio sull’area portuale di Brindisi e sul suo indotto aperto nel febbraio 2020 presso il ministero dello Sviluppo economico, presieduto dal sottosegretario Alessandra Todde. 

Palmisano (M5s): "Chiarezza sui ritardi nelle autorizzazioni per nuovi impianti"

Parallelamente si pone la questione della riconversione energetica del sito di Cerano. In questo ambito la deputata Valentina Palmisano (Movimento 5 Stelle, chiede chiarezza “sul ritardo nelle autorizzazioni richieste da Enel per i nuovi impianti”, tramite un'interrogazione parlamentare al ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ed al ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando. "Nel piano nazionale integrato energia e clima il nodo elettrico di Brindisi - afferma la Palmisano - è esplicitamente citato per la sua strategicità nella rete di trasmissione zonale, nazionale e internazionale, attraverso l'elettrodotto sottomarino di Galatina che collega l'Italia alla Grecia".

Protesta lavoratori Sir, Cerano 3-2

"Ora i ritardi nel rilascio delle autorizzazioni rischiano di compromettere la partecipazione alle prossime aste che Terna lancerà per nuovi impianti a gas e l'attuazione del progetto della realizzazione dei nuovi impianti a gas, con il rischio dell'abbandono del polo di Brindisi da parte di Enel. Ed è per questo - conclude la parlamentare pugliese - che ho chiesto al Governo la necessità di chiarimenti circa i ritardi nelle autorizzazioni previste per la realizzazione dei nuovi impianti a gas da costruire a Brindisi e le azioni di sua competenza che intende porre in essere anche al fine di garantire una continuità lavorativa per i circa 800 lavoratori, dipendenti Enel e dell'appalto, coinvolti nel passaggio verso la decarbonizzazione del sito".

Cobas: "Proclamato stato agitazione di tutte ditte appaltatrici"

Il Sindacato Cobas, intanto, “dichiara lo stato di agitazione di tutto il personale delle ditte appaltatrici e dell'Enel per unificare la lotta, per non perdere la battaglia occupazionale a piccoli pezzi. La ditta Sir ha vinto la gara per la movimentazione del carbone della Centrale di Cerano con la clausola da parte Enel di utilizzare solo la vecchia platea storica composta di 45 lavoratori. In questi anni i lavoratori impegnati per le attività di movimentazione del carbone sono stati oltre 80 e la Sir, dopo l’ultima gara vinta, ha quantificato gli esuberi in 38 unità per i le quali ha avanzato una proposta di ricollocazione ad altre attività”. “Sono 16 i lavoratori di questa platea di espulsi dal processo produttivo della centrale Enel di Cerano che hanno rifiutato a diverso titolo la proposta di ricollocazione e di conseguenza sono interessati da una procedura di licenziamento collettivo da parte della Sir”.

Il Cobas denuncia inoltre “il comportamento non collaborativo dell’Enel che tarda soddisfare la richiesta di gruppi di lavoratori di avere la possibilità di utilizzare una sala per svolgere un'assemblea aperta con la parlamentare di 5 Stelle, Valentina Palmisano, che si sta occupando della questione, e con il Cobas, rappresentato da Roberto Aprile, che da tempo aveva chiesto un incontro con il Mise proprio per porre al centro la discussione sulle prospettive occupazionali legate alla dismissione della centrale a carbone”.

“Candidamente però, i rappresentanti dell’Enel - si legge nella nota del Cobas- hanno affermato che la sala può essere concessa, ma alla sola condizione che sia inibito l’ingresso al rappresentante dei Cobas, Roberto Aprile. Ribadiamo qui la nostra proposta di fare comunque una assemblea all’ esterno, così come abbiamo già fatto il 24 ottobre dello scorso anno davanti ai cancelli della centrale e, nel caso, continueremo a fare assemblee ovunque si possano fare. Per i lavoratori dell’indotto e dell’Enel è arrivato il momento della verità. Non ci possiamo far trovare divisi perché così ci hanno fatto perdere tante volte in questa città”.

Le proposte del Cobas: “L’utilizzo di un ammortizzatore sociale ad hoc non solo per i dipendenti dell’Enel ma anche per i dipendenti delle ditte appaltatrici prossimi al pensionamento, della durata di 7 anni”; “pianificazione dello smantellamento, bonifica e ripristino dello stato dei luoghi delle due centrali che darebbe continuità occupazionale non di poco conto per tutto il periodo occorrente allo svolgimento delle tre fasi”; il resto lavoratori giovani che sarebbero lontani dall’età pensionabile “inserirli in percorsi di corsi di formazione professionali specifici sullo sviluppo, installazione e manutenzione delle filiere rinnovabili compreso l’idrogeno verde prodotto con il 100% dell’energia da fonti rinnovabili; no alla trasformazione a gas della stessa Cerano e dall’altra centrale storica di Brindisi Nord, oggi A2A; no a nuovi gasdotti che legherebbero il nostro futuro a scelte climalteranti e speculazioni internazionali assai opache come con il Tap”".

E poi: “chiediamo che quei soldi invece di essere spesi per la riconversione a gas delle Centrali vengano investiti per realizzare Comunità Energetiche in tutti i comuni della Provincia, un utilizzo quindi delle rinnovabili in ogni casa, condominio e ogni struttura pubblica: ci sarebbe molta più occupazione che delle poche decine di occupati previsti con una centrale a gas”; “non vogliamo che i soliti furbi del quartierino si accaparrino i finanziamenti europei tanto attesi dall’Italia, soldi di cui Brindisi nei programmi del Governo nazionale è ancora a tutt’oggi esclusi; creazione di un centro di ricerca e sviluppo delle tecnologie delle fonti rinnovabili”.

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