Porto: "L'aumento delle tariffe è un colpo di grazia"

Il deputato Mauro D'Attis chiede all'Authority di rivedere la decisione. Esigenze di bilancio e disparità di servizi

BRINDISI - “Il porto di Brindisi rischia un altro pesante arretramento in termini di competitività. E tutto questo per i ritardi nell’attuazione degli adeguamenti infrastrutturali e per l’aumento delle tariffe dei diritti portuali”. Lo afferma il parlamentare brindisino di Forza Italia all’indomani della decisione dell’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Meridionale di adeguare le tariffe del porto di Brindisi a quelle del porto di Bari.

L’intervento del deputato di Forza Italia

“Il fatto che tale aumento sia stato ‘spalmato’ in un paio di anni – aggiunge l’on. D’Attis – non risolve il problema. A Brindisi sarebbero ben contenti di farsi carico di tariffe più alte se ci fossero le infrastrutture portuali che oggi restano solo sulla carta per ritardi accumulati nel tempo e che sono riconducibili ai tanti ‘no’ che arrivano da Palazzo di Città e ad altre pastoie della burocrazia. Si pensi che ancora oggi un porto con grandi prospettive di crescita come quello di Brindisi è privo di un terminal passeggeri, così come non ha un pontile per gli approdi in sicurezza a Punta delle Terrare”, sottolinea D’Attis.

“È questo il motivo per cui chiedo al presidente Patroni Griffi di rivedere la decisione assunta, posticipando l’entrata in vigore di qualsiasi aumento all’avvenuta realizzazione delle infrastrutture attraverso cui il porto di Brindisi potrà tornare ad essere competitivo. Allo stesso tempo, ritengo non più rinviabile – conclude mauro D’Attis - una fase di confronto serrato tra Comune ed ente portuale per evitare che l’attuale fase di immobilismo e di veti incomprensibili vada a ripercuotersi pesantemente sull’economia portuale brindisina, così come ampiamente denunciato dagli operatori di settore”.

Il rappresentante del Comune ha votato per gli aumenti

La decisione di adeguare i diritti portuali di Brindisi adeguandoli a quelli di Bari è stata assunta ieri sera 19 dicembre dal Comitato di gestione dell’Adsp, ed è stata votata anche dal rappresentante del Comune di Brindisi. In virtù della crisi dei traffici a Brindisi, non dovuta certo agli operatori portuali ma alla scarsa competitività legata alla carenza di infrastrutture, che come annota D’Attis è legata ad oltre 20 anni di contestate gestioni dell’allora Autorità portuale (ma i presidenti furono indicati dai ministri dei Trasporti in carica e quindi dalla politica, inclusa quella brindisina), il bilancio complessivo dei network dell’Adsp del Mare Adriatico Meridionale presenterebbe problemi di pareggio. Pertanto si ricorre all’aumento dei diritti su passeggeri, Tir e auto.

La disparità di servizi tra Bari e Brindisi

Ma, hanno detto al presidente Ugo Patroni Griffi i rappresentanti brindisini, così è come tappare naso e bocca a un moribondo, anche perché Brindisi dispone di una dotazione infrastrutturale per i traghetti passeggeri e navi ro-ro inferiore: un ormeggio affiancato contro sette di Bari; nessun terminal passeggeri contro tre già attivi e uno in costruzione a Bari; sette stagionali in servizio viabilità a Brindisi contro le circa 80 persone di Bari; servizi informatici, check-in, accessi in porto (Gaia) per ora attivati solo a Bari; aree di sosta e parcheggi Tir nel porto.

La replica è che oggi l’Adsp trova grosse difficoltà ad attuare i progetti a Brindisi –problema reale -, e l’offerta è stata quella di applicazione graduale degli aumenti. Ma è molto difficile, nella situazione presente, che nel giro di un anno entrino in funzione a Brindisi servizi tali da giustificare con gli armatori il rincaro dei diritti portuali. L’effetto potrebbe essere quello della scelta di altri porti. Gli operatori brindisini condividono l’esigenza di uniformare le tariffe tra i porti del sistema, ma a parità di servizi. Quindi le risorse per il pareggio di bilancio non possono essere prelevate da Brindisi. Invece le nuove tabelle, come già detto, sono state approvate.

La prossima mossa tocca al Comune

A questo punto il Comune di Brindisi, visto che il suo rappresentante ha votato a favore degli aumenti, deve probabilmente riflettere sul proprio ruolo nel futuro del porto: rilancio commerciale o chiusura? Sinergia proficua pur in un libero confronto con l'Adsp, o muro contro muro? Tenendo presente che la cessazione del traffico del carbone aggraverà di molto il fatturato con inevitabili riflessi sul bilancio dell’Adsp. Insomma, Brindisi rischia anche di diventare una palla al piede dell’intero sistema, che procede già da tempo a due velocità. E dietro l’angolo c’è una perdita di posti di lavoro e la stagnazione. Il porto ha bisogno urgente di infrastutture e traffici, o sarà la morte lenta.

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