Martedì, 18 Maggio 2021
Economia

"Quei privilegi del personale delle Autorità portuali"

La consigliata lettura dell'articolo apparso il 25 del decorso mese sul quotidiano “Il Secolo XIX “ di Genova, con riferimento alla ispezione amministrativa-contabile eseguita da due ispettori del Ministero delle Finanze nei riguardi della Autorità Portuale di Genova, ha confermato ancora una volta la allegra gestione nel Paese degli enti pubblici non economici

La consigliata lettura dell'articolo apparso il 25 del decorso mese sul quotidiano “Il Secolo XIX “ di Genova, con riferimento alla ispezione amministrativa-contabile eseguita da due ispettori del Ministero delle Finanze nei riguardi della  Autorità Portuale di Genova, ha confermato ancora una volta la allegra gestione nel Paese degli enti pubblici non economici fra i quali è normativamente inserito l'anzidetto Ente.  

Il corposo verbale di accertamento ministeriale (219 pagine) conterrebbe numerosi rilievi specie per quanto attiene il settore delle risorse umane il cui costo,  determinato senza qualsiasi controllo punta sempre a crescere creando, pertanto, le numerose irregolarità riscontrate che vanno dalla mancanza di pianta organica alla determinazione non ragionata del personale dirigenziale, dalla erogazione di non ben motivate somme aggiuntive a tutto o parte del personale, ai cosiddetti premi incentivanti, da cambi di qualifiche premiali di  lavoratori  al collegamento in zone franche che sfuggono ad ogni verifica e al meccanismo  della cosiddetta massimizzazione del profitto che caratterizza il settore privato con lo scaricamento di tutti i possibili costi nel settore pubblico.

Viene così evidenziato che il costo del personale occupato dall'Autorità Portuale di Genova, normativamente considerato ente pubblico non economico, non risponde ad alcun controllo se raffrontato al resto di tutto il settore del pubblico impiego: non è possibile individuare l'Autorità Portuale di Genova come regno dell'anarchia parlando di utilizzo di risorse umane che, verosimilmente richiamano anche irregolarità sul piano della gestione finanziaria dell'Ente, sovvertendo addirittura i canoni di ordinaria gestione economica dell'Ente.

Ora, al di là dei non pochi privilegi di cui godono gli occupati dell'Ente genovese che non temono il confronto con altre analoghe realtà e men che mai con gli Enti Autarchici Territoriali,  è sicuro che l'Autorità Portuale di Brindisi, in attesa del decreto attuativo di istituzione dell'Autorità di sistema portuale, ha goduto e gode di  privilegi che non appaiono in linea con la normativa vigente.

Per quel che mi è dato ricordare, da ultimo presidente del cessato Consorzio del Porto e dell'Area di Sviluppo Industriale di Brindisi, all'atto del trasferimento presso l'Autorità portuale erano  pochissimi  coloro che rivestivano una qualifica dirigenziale o un ragguardevole  livello di responsabilità  amministrativa diversamente da oggi: complimenti per la rapida carriera.

Vero è che non è sfuggita all'attenzione del Comitato Portuale di respingere per ben due volte  la recente deliberazione tesa ad assumere personale fuori concorso, procedere a stravaganti promozioni ed individuazione di nuove qualifiche funzionali al nulla degli obiettivi che ancora devono essere fissati: è di tutta evidenza che l'adozione di detto atto, unitamente a quelli già posti in

essere e su alcuni dei quali vi sono verifiche in corso, avrebbe consentito il superamento della Autorità Portuale di Brindisi rispetto a quella di Genova in tema di retribuzioni e privilegi al personale. Naturalmente, per gli eventuali danni erariali provocati, resta grande la responsabilità  del Collegio dei Revisori dell'Ente sia in riferimento al controllo dei bilanci che alle azioni di verifica degli atti contabili che devono trovare riscontro nei documenti gestionali dell'Ente.   

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