Rigassificatore forse al capolinea

BRINDISI - Dopo la sentenza di questa sera, British Gas non potrà affidare solo alle strategie legali la sorte del proprio progetto di un rigassificatore da 8 miliardi di metri cubi l'anno nel porto di Brindisi, ma certamente rivaluterà la convenienza di mantenere fermo l'investimento di Capo Bianco. Il tribunale presieduto da Giuseppe Licci ha infatti accolto la richiesta dei pubblici ministeri Giuseppe De Nozza e Silvia Nastasia, disponendo la confisca dell'area del cantiere e della colmata già realizzata. I giudici hanno inoltre condannato il presidente protempore di Bg Italia, Franco Fassio a cinque mesi di reclusione, pena sospesa. Dichiarati prescritti i reati corruttivi, assoluzione per il falso ideologico, rigetto delle richiesto di risarcimento delle parti civili Comune e Provincia di Brindisi, Regione Puglia, Legambiente, Italia Nostra e Wwf.

Planimetria sito rigassificatore

BRINDISI - Dopo la sentenza di questa sera, British Gas non potrà affidare solo alle strategie legali la sorte del proprio progetto di un rigassificatore da 8 miliardi di metri cubi l'anno nel porto di Brindisi, ma certamente rivaluterà la convenienza di mantenere fermo l'investimento di Capo Bianco. Il tribunale presieduto da Giuseppe Licci ha infatti accolto la richiesta dei pubblici ministeri Giuseppe De Nozza e Silvia Nastasia, disponendo la confisca dell'area del cantiere e della colmata già realizzata. I giudici hanno inoltre condannato il presidente protempore di Bg Italia, Franco Fassio a cinque mesi di reclusione, pena sospesa. Dichiarati prescritti i reati corruttivi, assoluzione per il falso ideologico, rigetto delle richiesto di risarcimento delle parti civili Comune e Provincia di Brindisi, Regione Puglia, Legambiente, Italia Nostra e Wwf.

La confisca dell'area sottindende che il tribunale ha considerato sussistenti almeno per quasi tutto il 2002 - pur prescrivendole - le circostanze della corruzione, di cui il reato di occupazione abusiva di area demaniale marittima è diretta conseguenza (la corruzione infatti annulla la legittimità dell'atto sostituivo di concessione demaniale sottoscritto il 4 febbraio 2003 tra Autorità portuale di Brindisi e British Gas). Gli imputati nei confronti dei quali è stato dichiarato prescritto il reato della corruzione sono la stessa British Gas in quanto responsabile civile, l'ex sindaco Giovanni Antonino, l'agente marittimo Luca Scagliarini, l'ex presidente di Bg Italia Franco Fassio, i manager Fabio Fontana, l'altro manager Antonio Manca, il presidente pro tempore dell'Autorità portuale, Mario Ravedati, il responsabile del procedimento presso il ministero dell'Ambiente, Gilberto Dialuce.

Assolti dall'accusa di falso ideologico l'imprenditore Alfonso Gallo per non aver commesso il fatto, e Antonino, Fassio, Ravedati e il responsabile dei servizi tecnici dell'Autorità portuale all'epoca dei fatti, Donato Caiulo, perchè il fatto non sussiste. Gli imputati erano rimasti in undici dopo l'uscita dal processo di altri quattro manager e dirigenti di British Gas che il tribunale aveva ammesso all'oblazione: Armando Erriquez del Azevedo, James Robottom, Giorgio Battistini (direttore di Brindisi Lng), Stephan John Rickett. Ma la Corte di Cassazione ha accolto un ricorso contro la decisione del tribunale da parte dei pm De Nozza e Nastasia, ed ha disposto un processo stralcio per i quattro che comincerà l'11 maggio. L'imputazione è connessa sempre all'occupazione abusiva di area demaniale marittima.

Cominciato il 4 febbraio del 2009, il processo per la complessità delle tesi a confronto e delle stesse indagini, è certamente il più importante della storia industriale ed economica di Brindisi. Il nocciolo delle indagini, le tangenti versate da Bg Italia attraverso suoi manager ad Antonino e Scagliarini sotto forma di pagamenti di consulenze inesistenti, affinchè il sindaco si attivasse per spianare la strada a livello locale all'iter autorizzativo del rigassificatore. Gli inquirenti ritennero di individuare in 360 milioni di lire la somma pagata all'ex sindaco e all'imprenditore. La svolta giunse il 16 maggio del 2006 quando durante una perquisizione nella sede milanese di Brindisi Lng da parte dei polizioti della Digos di Brindisi saltarono fuori non solo la convenzione con la Iss, la società di comodo che prestava le consulenze, ma anche una lettera di intenti del 25 ottobre 1999 in cui Antonino si impegnava con British gas a non frapporre ostacoli al rigassificatore.

Ravedati, per quanto di sua competenza, il 9 luglio 2002 inviò alla Commissione Via nazionale un parere favorevole al progetto firmato dal responsabile dell’area tecnica Donato Caiulo, ma in realtà redatto da un tecnico di D’Appolonia, la società di engineering che operava per British Gas. Il 12 febbraio del 2007 il blitz della Digos e del Nucleo di polizia tributaria della Finanza, con il sequestro del cantiere e della colmata di Capo Bianco, e gli arresti di Antonino, Scagliarini, Fassio, Fabio Fontana e Ivonne Burton, con le perquisizioni di tutte le sedi di Brindisi Lng e di British Gas.

Parallelamente, alcuni mesi dopo, su ricorso della Provincia di Brindisi, la Commissione Europea minacciò una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per la mancata consultazione delle popolazioni interessate dai potenziali effetti collaterali dell'impianto. Il ministro dello Sviluppo dell'epoca, Pierluigi Bersani, sospese perciò l'autorizzazione concessa a British Gas nel gennaio del 2003 dal governo Berlusconi, che escluse il progetto dalla procedura di Via, e pose a Brindisi Lng - la controllata di Bg incaricata dell'operazione rigassificatore - la scelta di sottoporre il progetto stesso a procedura di Valutazione di impatto ambientale, o di rinunciare. La società britannica accettò di affrontare la procedura di Via.

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Questo importante passaggio si è concluso nella tarda primavera del 2010 con parere favorevole ma con 31 prescrizioni, inclusa quella dell'interramento parziale dei due giganteschi serbatoi per lo stoccaggio del metano. Ma tutto si è fermato definitivamente negli ultimi giorni: prima con il rifiuto della concessione di un nuovo Nulla osta di fattibilità (Nof) da parte del Comitato tecnico regionale Puglia (caso oggetto di nuove polemiche), e questa sera con la confisca dell'area. Cosa deciderà di fare il gruppo inglese, che il 6 marzo con l'amministratore delegato di Bg Italia, Luca Manzella, aveva lanciato strali contro le lungaggini burocratiche che ostacolavano gli investimenti nel nostro Paese, smobilitando la sede di Brindisi? L'impressione è che la società deciderà più col metro della convenienza a mantenere l'investimento, che con quello della ricerca di una vittoria negli altri gradi di giudizio.

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