Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Economia

Centrale Edipower, assemblee e sit-in in difesa dei posti di lavoro

Due giornate di mobilitazione con assemblea davanti alla centrale di Costa Morena, spenta da molti mesi, e con sit-in davanti a Provincia e Prefettura, dei dipendenti della termoelettrica Edipower di Brindisi che temono la perdita del posto di lavoro

BRINDISI - "Le segreterie delle confederazioni Cgil, Cisl e Uil, delle categorie del comparto elettrico Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil, la rappresentanza sindacale unitaria della centrale termoelettrica Edipower di Brindisi e i delegati sindacali del sito industriale, fortemente preoccupati per la situazione che vivono da oltre due anni i lavoratori diretti in contratto di solidarietà difensiva e quelli dell’indotto ormai senza alcun sostentamento economico, avendo esaurito tutti gli ammortizzatori sociali, si sono incontrati per decidere una serie di iniziative di mobilitazione". Passano all'azione, nuovamente, i circa cento dipendenti dell'impianto termoelettrico di Costa Morena, costruito negli anni '70 da Enel e poi ceduto ad Edison, sino al recente passaggio (con lo spezzatino della più antica società elettrica italiana divisa tra il socio francese e quelli italiani), alla multiutiliy A2A di Milano.

La centrale Edipower vista dalla Isole PedagneL'impianto è obsoleto, due dei suoi quattro gruppi sono fermi da molti anni, gli altri da molti mesi. Inizialmente la centrale di Costa Morena (detta anche di Brindisi Nord, per distinguerla da quella di Cerano, Brindisi Sud), funzionava a olio combustibile e la mancanza di desolforatori, non installabili neppure oggi causa la ridotta altezza dei camini che si trovano nel cono di atterraggio della pista principale dell'aeroporto, ha provocato in passato forti concentrazioni di anidride solforosa a breve distanza dalla città. Quindi il passaggio, sempre sotto Enel, all'utilizzo del carbone, sino alla vendita con l'avvento della liberalizzazione del mercato dell'energia.

Oggi A2A, che per rendere economica la gestione della centrale di Brindisi deve obbligatoriamente procedere ad un revamping radicale, scartata la riconversione a gas di uno dei gruppi prevista da un piano industriale di Edipower che risale ad alcuni anni fa, punta a trasformare uno dei gruppi da 240 megawatt, portandolo a 300 megawatt e ad un funzionamento misto carbone-combustibile da rifiuti, da ricavare con un brevetto apposito e da un impianto da realizzare in zona. A questo piano si oppongono varie forze politiche, e non solo gli ambientalisti, mentre è in atto la procedura di revisione dell'Autorizzazione integrata ambientale richiesta da A2A.

La proposta alternativa è il passaggio ad Enel dei dipendenti, e lo smantellamento dell'impianto con trasferimento dell'area liberata e bonificata agli usi portuali. Una soluzione che non piace agli operai della vecchia centrale, che probabilmente non vedono certezze di reimpiego con la chiusura di Brindisi Nord. Da qui una divergenza di fondo tra sindacati di categoria e potere politico e amministrativo a Brindisi. Ma la situazione non ha sin qui fatto un solo passo in avanti, nè in un senso nè nell'altro.

I lavoratori premono per il sì al revamping progettato da A2A, e ora - temendo la perdita del posto di lavoro in un quadro di crisi del mercato energetico italiano e non solo - hanno deciso di riportare in primo piano la questione. "Le organizzazioni sindacali per socializzare e accrescere il confronto con i lavoratori hanno deciso di indire una assemblea generale presso la Centrale Edipower per mercoledì 18 febbraio 2015 e per venerdì 20 febbraio 2015 un sit-in per manifestare nei pressi di Provincia e Prefettura, in occasione del previsto incontro con il presidente della Provincia di Brindisi". 

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