Martedì, 26 Ottobre 2021
Economia

Il presidente del Propeller, BrindisiReport, e i "rigurgiti Bari-centrici"

Se l'informazione scritta, digitale o televisiva è considerata un elemento di disturbo, cioè si rivela indipendente e autonoma nella valutazione dei fatti, le reazioni possono essere tante

Se l’informazione scritta, digitale o televisiva  è considerata un elemento di disturbo, cioè si rivela indipendente e autonoma nella valutazione dei fatti, le reazioni possono essere tante: dall’intimidazione attraverso querele, cause civili eccetera (tanto nel Paese che dovrebbe essere “culla del diritto”, malgrado le norme costituzionali, non è stata mai varata una legge in difesa della libertà di stampa e su questo ci becchiamo il posto numero 77 nel mondo), fino ai tentativi di delegittimazione attribuendo ai giornali ruoli politici, interessi economici di parte, eccetera.

Perciò non ci stupisce affatto che in un suo comunicato, che accompagna l’annuncio dell’incontro pubblico che il Propeller Club di Brindisi terrà questa sera alle 17,30 all’Hotel Orientale con i candidati sindaco, il presidente del sodalizio, Donato Caiulo, attacchi pubblicamente e in maniera verbalmente violenta BrindisiReport per le posizioni sostenute dal giornale sulla questione.

BrindisiReport, in vari commenti firmati dal sottoscritto, ha invitato gli operatori, la politica ed i cittadini a riflettere sulla necessità di avviare azioni adeguate per garantire un ruolo autorevole, fondato su obiettivi chiari di riorganizzazione e di rilancio, nella nuova Autorità di Sistema Portuale del Basso Adriatico che il decreto del governo, attualmente in fase di iter consultivo, istituisce.

Di questa nuova authority faranno parte i porti di Bari, Brindisi, Manfredonia, Barletta e Monopoli, il suo presidente sarà nominato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e non dal sindaco De Caro, e nell’organo di governo Bari avrà un rappresentante (in quanto città metropolitana), esattamente come Brindisi perché già sede di Autorità Portuale (che si trasformerà in direzione di scalo, e sarà sciolta anche l’attuale Autorità Portuale di Bari).

La differenza potrebbe farla certo anche l’attivismo propositivo dei rappresentanti delle città nell’organo di governo, oltre alla qualità ed alla sostanza delle scelte del presidente che sarà nominato. Se Brindisi continuerà a perdere tempo con richieste di moratorie, richieste di scelte autonomistiche che non stanno né in cielo né in terra perché non sono previste dalla riforma (ricordiamo che è il ministro che fa le nomine consultando il presidente della Regione, e non i consigli comunali), non sarà certo colpa del sindaco di Bari.

Brindisi non è da alcuni anni un porto considerato di primaria importanza strategica grazie anche alle gestioni che si sono succedute all’Autorità Portuale, e non riceverà un centesimo per la programmazione delle opere se resterà fuori dal giro: la priorità infatti è per i porti “core”, mentre con l’istituzione delle Autorità di Sistema Portuale tale priorità si sposterà sulla nuova rete che perciò per Brindisi e le sue imprese portuali rappresenta una grande opportunità di rilancio.

Decidere di restarne fuori per i 36 mesi a nostro avviso è un suicidio, mascherato da una sorta di orgoglio autonomista che ci domandiamo dove fosse andato a finire negli ultimi vent’anni in cui siamo stati declassati grazie alle gestioni della nostra autorità portuale. Magari ne se avvantaggerà quella politica che ha operato dietro le quinte e che ancora spera di aver un ruolo di controllo e di manovra nel porto di Brindisi, città che – alla faccia dell’autonomia – dal 1995 non ha avuto che un ruolo assolutamente minoritario nella struttura di controllo dell’Autorità Portuale, dai presidenti, ai segretari ai dirigenti.

Lo spirito della riforma è mettere l’Italia, che con tutti i suoi porti messi insieme non raggiunge il numero annuo di container movimentati dal solo porto di Rotterdam, di rientrare nel nuovo sistema logistico europeo. Nella logistica del trasporto marittimo di questi anni non si può perdere tempo pena il rischio di essere tagliati fuori. E Brindisi, un puntino individuabile solo con il microscopio sulla grande carta mondiale dei traffici marittimi, dovrebbe prendersi tre anni di tempo per prepararsi? Ma a cosa, a chiudere definitivamente?

Questo era ed è il nostro ragionamento. Io posso farlo anche senza consultare alcuno, ma sulla base delle mie conoscenze, e nel rispetto del pensiero altrui pur esercitando il diritto di critica: sono il direttore del giornale ed ho un mandato fiduciario. Donato Caiulo, invece, se parla a titolo personale è un conto, se parla a nome del Propeller mi auguro, per quanto ci riguarda, che abbia consultato i soci del club prima di scrivere un comunicato interamente dedicato a rispondere ai “rigurgiti supinamente Bari-centrici di una testata giornalistica locale”, senza avere neppure il coraggio di fare né il mio nome né quello della testata.

Sulle sue posizioni a favore della moratoria eccetera può dire ovviamente ciò che vuole. Non so se quella sia la linea del Propeller di Brindisi o quella di Caiulo, non sono affari miei. Ma non si permetta, dunque, il presidente del Propeller di usare simili terminologie e dietrologie con noi, nè pretenda che il giornale, sulla materia, si adegui al pensiero di alcuno.

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