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Alfonso Casale

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Salvataggio Borsci, ok del tribunale al concordato Telcom

TARANTO - Ok al concordato. La parola passa ai creditori. La Telcom sempre più vicina all’elisir San Marzano. Il Tribunale di Taranto ha infatti ammesso la proposta di concordato della ex Borsci, storica azienda ionica (fondata nel 1840) produttrice di liquori. Spetta ora ai creditori pronunciarsi definitivamente, tramite votazione, sulla proposta. La strada appare comunque in discesa. Le risorse finanziarie per rendere fattibile la proposta concordataria sono state reperite grazie all’intervento della società ostunese del patron Alfonso Casale che si è resa disponibile ad acquistare il fabbricato dove si produceva il famoso elisir ed a rilevare l’azienda al fine di permettere la ripresa della produzione.

TARANTO - Ok al concordato. La parola passa ai creditori. La Telcom sempre più vicina all'elisir San Marzano. Il Tribunale di Taranto ha infatti ammesso la proposta di concordato della ex Borsci, storica azienda ionica (fondata nel 1840) produttrice di liquori. Spetta ora ai creditori pronunciarsi definitivamente, tramite votazione, sulla proposta. La strada appare comunque in discesa. Le risorse finanziarie per rendere fattibile la proposta concordataria sono state reperite grazie all'intervento della società ostunese del patron Alfonso Casale che si è resa disponibile ad acquistare il fabbricato dove si produceva il famoso elisir ed a rilevare l'azienda al fine di permettere la ripresa della produzione.

L'offerta di 5,3 milioni di euro ed il mantenimento dei 26 posti di lavoro sono stati giudicati positivamente dai giudici del Tribunale fallimentare. Soddisfazione, non a caso, esprime a caldo Egidio Borsci, liquidatore della Ilbi spa ora in concordato: "La decisione dei giudici tarantini - ha commentato - permette di non rendere vani gli sforzi profusi per la ripresa della produzione da parte di Raffaele Casale impegnato da gennaio a far ripartire gli impianti presi nel frattempo in affitto per garantire la continuità della gestione operativa".

La Borsci San Marzano negli anni migliori era riuscita a vendere fino a 2 milioni di litri di San Marzano, mentre l'ultimo fatturato della società era arrivato a 5 milioni di euro. Lo scorso anno lo spettro della crisi, con l'aggravamento dello stato di insolvenza nei primi mesi del 2009, anticamera del fallimento. Ma all'orizzonte il futuro appare tutt'altro che cupo. Se tutto dovesse andare secondo le previsioni, nel giro di un paio di mesi l'azienda ostunese potrebbe essere in grado di rimettere in moto la produzione di un marchio storico, affossato dai debiti.

La rinascita è vicina. La Telcom aveva già sottoscritto nelle scorse settimane un contratto di affitto dell'azienda, contestualmente alla presentazione dell'offerta per rilevare la società. Dei 26 dipendenti Borsci licenziati, 6 erano stati così reintegrati dalla Telcom e impegnati nella manodopera degli impianti. Con il nullaosta giunto dal Tribunale, la Telcom si è spinta ad un passo dal traguardo. Presto la proposta d'acquisto sarà sottoposta all'attenzione dell'assemblea dei creditori, destinati a recuperare più del 50 per cento delle somme che avevano contribuito a consolidare il debito della società uscente. "E' una proposta generosa. Siamo per questo fiduciosi", sottolinea Raffaele Casale.

L'acquisto della Borsci - aggiunge il presidente della Telcom - rientra a pieno titolo nella politica di diversificare il raggio di azione del gruppo. Una sfida fondamentale per la crescita del gruppo". Se dai creditori dovesse giungere l'ok, nel giro di un paio di mesi la produzione dell'amaro riprenderà a pieno regime e lo storico elisir San Marzano tornerà in vendita. "Stiamo già studiando nuove ricette", annuncia lo stesso Casale.

La Telcom - con quasi 300 dipendenti diretti e altri 100 indiretti, già leader nel settore della produzione di vasi in plastica - ha stabilimenti in Italia (Ostuni e Messina) in Romania e Albania, mentre in Spagna è presente con la sua attività commerciale. Di recente, la Telcom è anche entrata nel business del fotovoltaico. La società ostunese torna dunque prepotentemente al centro del mercato, dopo aver sfondato l'inverno scorso con i vasi in plastica, grazie ad un accordo di fornitura stretto con Ikea per la copertura commerciale del Nord Europa e dell'Oriente, Cina compresa. Una produzione, quella destinata ai circuiti del gruppo svedese, che si aggirerà attorno ai 2 milioni di euro all'anno.

L'accordo con Ikea segue peraltro altri importanti obiettivi commerciali già raggiunti dal gruppo Telcom, come i contratti firmati con Auchan (piazzati sul mercato francese vasi da fiori, per una fornitura di 500.000 euro), con i tedeschi di Obi, l'industria tedesca che giganteggia nella vendita dell'arredamento da giardino (divani in plastica per 1 milione e 500 mila euro) e con trenta centri commerciali in Cina.

Intese di grande valenza anche sotto il profilo occupazionale, tali da consentire alla società ostunese di riassumere parte del personale finito in cassa integrazione nell'autunno scorso:15 dei 50 lavoratori costretti a pagare le conseguenze della crisi, torneranno infatti a pieno organico all'interno dell'azienda. A riprova - spiega Casale - della validità del piano di ristrutturazione aziendale, avviato lo scorso anno. Puntavano a ridare vigore agli investimenti e alla macchina produttiva. Siamo sulla strada giusta".

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