Giovedì, 28 Ottobre 2021
Economia

Sanitaservice, il Consiglio di Stato cancella appalto pulizie: emergenza Asl

Colpo di spugna sull’affidamento in house dei servizi di pulizia e sanificazione delle strutture della Asl di Brindisi: il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento in favore della “Sanitaservice srl”, la società interamente partecipata dell’Azienda sanitaria brindisina

BRINDISI – Colpo di spugna sull’affidamento in house dei servizi  di pulizia e sanificazione delle strutture della Asl di Brindisi: il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento in favore della “Sanitaservice srl”, la società interamente partecipata dell’Azienda sanitaria brindisina, sostenendo che l’unica strada da seguire è quella del ricorso al “mercato”, vale a dire alle normali procedure concorrenziali, “come modalità necessaria di acquisizione di beni e servizi strumentali”.

La sentenza. La pronuncia dei giudici amministrativi di secondo grado è arrivata su ricorso presentato dalla ditta “Markas”, titolare della gestione dei servizi sino alla costituzione della Sanitaservice, a cui dal primo ottobre 2014 sono state trasferite le attività per la durata di sei anni, e ribalta la conclusione cui era arrivato il Tar, aprendo a scenari che sicuramente avranno ripercussioni in primis nel settore della sanità brindisina. Tanto è vero che lunedì prossimo è previsto un incontro urgente a Bari, nella sede della Regione Puglia.

Coincidenza ha voluto che la sentenza con tutto il suo carico esplosivo sia arrivata in piena campagna elettorale, dove l’argomento sanità ricorre tanto a sinistra che a destra. Ma non solo, perché il principio ricorrente che sembra emergere dall’orientamento del collegio della Terza Sezione riguarda più in generale gli affidamenti in house delle Pubbliche Amministrazioni, alla luce delle disposizioni di legge in materia. Di conseguenza, qualche riflessione andrebbe fatta zoomando sulle partecipate dei Comuni, partendo da Brindisi, dove ancora si sente l’eco delle contestazioni per la gestione della Multiservizi, dopo la storia dello sforamento del patto di stabilità, in conseguenza del ripiano della perdita da un milione e 597mila euro.

Palazzo Spada, Sede del Consiglio di StatoLe motivazioni. Secondo il Consiglio di Stato gli affidamenti in house dovrebbero essere non già la regola, ma un’eccezione, tanto più se la dimensione verso cui si tende non è unicamente nazionale, ma europea. Quanto al caso specifico sottoposto al vaglio dei giudici, nella sentenza depositata nei giorni scorsi, le valutazioni sono nette: “Sembra evidente che la Sanitaservice non rientri nemmeno nelle ipotesi nelle quali era consentito il mantenimento delle società in house”, si legge.

Il motivo? Il seguente: “Il servizio di pulizia e sanificazione delle strutture è all’evidenza strumentale, reso nei confronti della Asl, e non un servizio di interesse economico generale rivolto agli utenti”, spiegano i giudici che hanno accolto la tesi sostenuta dagli avvocati a cui si è rivolta la Markas, Silvio Bozzi, Pietro Adami, Carlo Malinconico e Antonio Malaschini.

“La circostanza che tale servizio, coerentemente con la prassi più diffusa venisse, in precedenza reso alla Asl di Brindisi, in regime di appalto da parte di operatori commerciali, porta ad escludere la sussistenza di ragioni tali da far ritenere che il servizio non possa proficuamente essere acquisito sul mercato”. Un controsenso, a quanto pare, stando al paragone tutto interno alla Asl di Brindisi, tra quel è stato e quel che invece è il presente e che dovrebbe costituire il futuro.

Il condizionale, a questo punto, è quanto mai d’obbligo tenuto conto della sentenza con cui è stato ordinato l’annullamento dell’affidamento, non prima di aver richiamato la volontà del legislatore di “evitare distorsioni della concorrenza e del mercato e di assicurare pari dignità degli operatori nel territorio nazionale”. Per tali motivazioni, rammentano i giudici, è stato “disposto che, a decorrere dal primo gennaio 2014, le Pubbliche Amministrazioni, acquisiscono sul mercato i beni e i servizi strumentai alla propria attività mediante procedure concorrenziali”.

Se poi la dimensione diventa europea, il collegio ha precisato che “l’in house providing, così come costruito dalla giurisprudenza comunitaria, sembra rappresentare, prima che un modello di organizzazione dell’amministrazione, un’eccezione alle regole del diritto comunitario, le quali richiedono che l’affidamento degli appalti pubblici avvenga mediante gara”.

“L’affidamento diretto del servizio – anche laddove non si traduca nella creazione di posizioni di vantaggio economico che l’impresa in house possa sfruttare nel mercato, presentandosi come particolarmente competitiva, con conseguente alterazione della par condicio – rileva comunque ai fini della tutela della concorrenza in quanto sottrae al libero mercato quote di contratti pubblici, nei confronti dei quali le imprese ordinarie vengono escluse da ogni possibile accesso”.

Giuseppe Pasqualone-2La Asl. Cosa succede adesso, alla luce di questa sentenza? “Bisogna capire quale strada è possibile seguire dal punto di vista legale”, dice il direttore generale della Asl, Giuseppe Pasqualone. “Per quello che è emerso sino ad ora, si profilerebbe la possibilità di procedere con un’opposizione per eccesso di potere giurisdizionale”. Questione squisitamente tecnico che appassiona gli avvocati. I legali della Asl stanno studiando il testo (nel giudizio si è costituita con Giovanna Corrente). Ma non è questo il punto che interessa i lavoratori della Sanitaservice, una platea di quasi 600 unità, distribuiti fra servizi di portierato, ausiliariato, reparto di riabilitazione psichiatrica, logistica e data enter, screening e cup oltre alle pulizie.

Che futuro potrà esserci? “I lavoratori vanno tutelati e lo saranno anche con le clausole sociali”, risponde Pasqualone. “La Asl rimane convinta della decisione assunta a suo tempo sull’affidamento in house sia perché in questo modo si evitano le distorsioni connesse al ricorso al mercato, sia per la qualità dei servizi offerti agli utenti. In tal senso si è orientata anche la Asl di Bat”, tiene a sottolineare il direttore generale arrivato a Brindisi dopo essere stato alla guida dell’azienda della Bat (Barletta-Andria-Trani).

Antonio MacchiaLa Cgil. Rivendicano lo status quo i sindacalisti della Cgil (Funzione Pubblica) con intesta Antonio Macchia: “Indietro non si può e non si deve tornare”, dice. “Se ci sono problematiche come quelle sollevate dal Consiglio di Stato, è necessario che se ne faccia carico la politica. In altre parole, è richiesto un intervento del legislatore per apporre correzione alla gestione dei servizi in house, per cui la questione dovrà essere affrontata in Parlamento”.

“Credo che il problema sia legato alla interpretazione delle disposizioni di legge a proposito della definizione di servizi generali e strumentali”, continua Macchia. “Noi, in ogni caso, restiamo convinti della necessità degli affidamenti in house con riferimento a tutti i servizi perché in questo modo c’è un risparmio della spesa pubblica e soprattutto non si intacca lo standard qualitativo di quello che viene offerto ai clienti. Da quando Sanitaservice è attiva ha ben lavorato, per cui la Cgil ritiene che non ci possa essere alcun colpo di spugna”.

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