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Santa Teresa, cassa integrazione: "Entro il 17 aprile la risposta del ministero"

Un lungo incontro si è svolto giovedì a Roma fra i dirigenti del Mise e una delegazione della Regione Puglia. Lavoratori in attesa

BRINDISI – E’ attesa per martedì prossimo (17 aprile) la risposta definitiva del Mise (ministero per lo Sviluppo economico) riguardo alla possibilità di prorogare anche per il 2018 la cassa integrazione in deroga ai lavoratori delle ditte Santa Teresa e Alba Service, partecipate delle Province di Brindisi e Lecce. 

E’ quanto emerso al termine di un lungo incontro fra i dirigenti del dicastero e una delegazione della Regione Puglia che dalle 19 alle 23 di ieri (12 aprile) si è svolta a Roma. Si tratta di una “storia - si legge in un comunicato del sindacato Cobas a firma del segretario provinciale, Roberto Aprile - che viene da lontano in quanto era stato necessario mobilitarsi per ottenere l’inserimento di un emendamento nella legge finanziaria che poteva permettere la prosecuzione della cassa integrazione per il 2018”. 

“Una interpretazione restrittiva dell’emendamento da parte del Ministero – prosegue il Cobas - ha portato ad un fermo alla richiesta , ricevendo in più occasioni solo risposte negative”. La Regione, dunque, è scesa in campo per sbloccare lo stallo e anche sulla spinta delle proteste dei lavoratori “ha ottenuto di fatto la riapertura della discussione sulla proroga”. 

Il Cobas riporta un resoconto del tavolo ministeriale fornito dall’assessore regionale al Lavoro, Sebastiano Leo: “L’incontro è durato oltre 4 ore dove ognuno ha risposto alle opposizioni dell’altro. La Regione Puglia era confortata da un giudizio ‘Pro veritate’ realizzato dal professore universitario barese  Vito Pinto, tra i maggiori esponenti italiani dei problemi del mondo del lavoro”. “La riunione  - prosegue l’assessore Leo - si è chiusa con l’impegno da parte del Ministero a dare una risposta definitiva per martedì 17 Aprile. Confidiamo in una risposta positiva, nel caso contrario continueremo a stare affianco ai lavoratori ed a sostenere le loro ragioni”.

Nel caso in cui la risposta non dovesse essere positiva, i lavoratori delle due aziende non escludono “gesti eclatanti”. 

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