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Una protesta dei avoratori della Santa Teresa

Una protesta dei avoratori della Santa Teresa

Santa Teresa, salvataggio impraticabile: partono i licenziamenti

Giunge al capolinea la vicenda della società partecipata della Provincia di Brindisi, Santa Teresa Spa: Provincia e Regione Puglia hanno le mani legate dalla normativa nazionale. E non vi alcuna possibilità né di affidare nuovi servizi alla società in house, né di ricorrere alla cassa integrazione in deroga

BRINDISI – Giunge al capolinea la vicenda della società partecipata della Provincia di Brindisi, Santa Teresa Spa: Provincia e Regione Puglia hanno le mani legate dalla normativa nazionale. E non vi alcuna possibilità né di affidare nuovi servizi alla società in house, né di ricorrere alla cassa integrazione in deroga. Partiranno perciò le lettere di licenziamento per i circa 120 lavoratori. La drammatica situazione della Santa Teresa Spa è condivisa anche dalle partecipate Albaservice di Taranto e Isola Verde di Lecce, e ai sindacati non resta che virare su Roma per un estremo tentativo di soluzione.

La notizia è stata data dalla presidenza della Provincia di Brindisi con una lettera inviata ieri alla Regione Puglia, al prefetto di Brindisi, alle parti sociali, ai parlamentari e ai consiglieri regionali del territorio e alla stessa società partecipata. Nella lettera sono espresse le ragioni di questo epilogo, che ha radici non solo nella gestione stessa di queste partecipate, che le rende anche fuori mercato nell’ipotesi di un tentativo di privatizzazione, ma in due ragioni precise, l’una di natura finanziaria, l’altra giuridica.

La prima è, si spiega nella lettera, la stessa Legge di stabilità 2017 licenziata dal Parlamento ieri, che non contiene possibilità di finanziamento delle Province, lasciate in una palude mortale dopo che l’esito del referendum ne ha di fatto bloccato il processo di abolizione, mentre dall’altro permangono i tagli pesanti alle rimesse dello Stato per questi enti. La seconda è che legge non consente di attivare nei confronti delle società partecipate ammortizzatori sociali come la cassa integrazione in deroga, fatto ribadito recentemente anche in sede di tavolo tecnico presso la task force regionale.

Non da ultimo, la Provincia manifesta anche forti preoccupazioni per il bilancio stesso dell'ente. Se non giungeranno i finanziamenti della Regione, le finanze già molto provate che non consentono l'affidamento di nuovi servizi alla Santa Teresa Spa, toccheranno il punto di default.

Il Cobas, che sta seguendo le vertenze delle partecipate anche a Taranto e Lecce, sta valutando la possibilità di una manifestazione nazionale di protesta a Roma, a Montecitorio. Della situazione riferisce così Roberto Aprile, responsabile del Cobas di Brindisi: “Il Sindacato Cobas ha ricevuto una nota della Provincia di Brindisi, che alleghiamo, in cui sostanzialmente così come avevamo previsto ci dice che non c'è alcuna possibilità di ottenere la cassa integrazione in deroga da parte della Regione Puglia. Società in house  come la Santa Teresa ne sono escluse per la loro stessa natura, timori già esposti dalle organizzazioni sindacali durante la riunione del 6 dicembre”.

“La Provincia demanda  alla società Santa Teresa l'atto conclusivo di questa situazione che è l'invio delle lettere di licenziamento. Il Sindacato Cobas è  coinvolto nelle vertenze delle società in house Santa Teresa di Brindisi , Isola Verde di Taranto , Albaservice di Lecce, sta discutendo in queste ore la possibilità di una manifestazione prima di Natale a Montecitorio”, prosegue Aprile.

“Lì (al Parlamento, ndr) nascono i problemi dei lavoratori con i tagli effettuati nel corso di questi anni e di una mala politica che non vi ha saputo porre rimedio , nonostante la evidenza dei fatti in relazione alla vicenda della chiusura delle Province. L'unico problema che ci si trova di fronte sono le lunghe ferie dei parlamentari che di fatto sono già iniziate”. Tutto ciò per la Santa Teresa. E per la Brindisi Multiservizi? Quanto reggerà ancora il gioco al rinvio?

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