Economia

Santa Teresa Spa, 39 lavoratori da domani rischiano il licenziamento

Mobilità al capolinea: appello alla Regione per finanziare il costo del personale pari a un milione e mezzo di euro. Cobas sul piede di guerra, subito incontro in Provincia. Ecco tutti i costi della partecipata

BRINDISI – Punto interrogativo sul destino lavorativo di 39 brindisini, dipendenti della Santa Teresa Spa, partecipata della Provincia, nata dieci anni fa e legata a doppio filo alla dichiarazione di morte dell’ente socio proclamata dal governo nell’ottica della spending review: domani scade la procedura di mobilità e diventa concreto il rischio di licenziamento, a meno di un miracolo finanziario che solo la Regione Puglia potrebbe compiere, per lo meno stando a quanto sostengono i sindacalisti.

La carta “barese” viene considerata l’unica da giocare, la sola in grado di restituire ossigeno alla società nata sulla falsa riga della Multiservizi, partecipata dal Comune di Brindisi, e serenità ai dipendenti, tra i quali figurano i 33 precari dell’amministrazione provinciale, stabilizzati con il passaggio nella Santa Teresa, nel periodo in cui il Pd reggeva le sorti con il notaio Michele Errico presidente.

A distanza di tempo, il Partito democratico ha resistito alle vicende politiche così come amministrative ed è ancora alla testa della Provincia con Maurizio Bruno, anche segretario provinciale del Pd, come presidente, convinto della bontà dell’ultima azione di salvataggio posta in essere dal consiglio che di recente ha approvato “l’atto di indirizzo inerente l’affidamento dei servizi strumentali alla società Santa Teresa per il periodo” compreso tra il primo novembre 2015 e la fine del successivo mese di dicembre.

I lavoratori della Santa Teresa“Il risultato rappresenta una vittoria per tutti”, aveva fatto sapere il presidente tramite comunicato stampa. “Nessun dipendente perderà il posto di lavoro, comprese le figure dichiarate in esubero dalla società questa estate perché tutti  noi abbiamo sempre messo al primo posto il lavoratore e nient’altro”.

Questo per il futuro immediato, mentre per quello prossimo da intendere con riferimento al 2016 e anni successivi: quello che poi accadrà dal primo gennaio 2016 non lo possiamo sapere, pur se confidiamo sempre in alcune risorse aggiuntive, regionali o statali, per rivedere il tutto. E’ un punto interrogativo, però, che interessa anche gli stessi dipendenti della Provincia”,  era scritto sempre nella velina spedita via mail alla stampa.

Ed è leggendo queste affermazioni che scuotono la testa i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, Cobas in primis: “Purtroppo le cose non stanno così, nel senso che domani, 28 ottobre, scade la procedura di mobilità per  39 dipendenti della Santa Teresa sul totale di 121, essendo terminati i 75 giorni previsti”, sottolinea Bobo Aprile.

“Ciò significa che da domani, sempre stando alle disposizioni di legge, è possibile l’invio delle lettere di licenziamento:  per questo chiediamo l’immediata sospensione della procedura, vogliamo scongiurare tale rischio e al tempo stesso rivolgerci alla Regione Puglia, in modo che riservi a Brindisi e alle partecipate dell’amministrazione, la stessa attenzione riservata a quelle delle province di Lecce e Taranto, per le quali risulta che sia stato avviato un discorso per il finanziamento, sotto forma di protocolli”, prosegue Aprile.

“Inutile chiedersi come mai Brindisi sia rimasta in silenzio mentre Lecce e Taranto sono arrivate a Bari, ora quel che conta è fare il possibile per salvaguardare i posti di lavoro, nella consapevolezza che c’è stato un ulteriore taglio dei fondi messi a disposizione del governo. A conti fatti, è necessario reperire un milione e mezzo di euro per coprire il costo per le 39 unità e pensare a un piano di salvataggio per gli altri, poiché anche per la restante parte del personale si pone il problema per il futuro. Quale sarà la loro sorte?”.

Domani i sindacalisti e una delegazione dei lavoratori della Santa Teresa incontreranno il dirigente dell’ufficio Mercato del Lavoro, Alessandra Pannaria, per chiedere ascolto e per domandare un incontro con i funzionari della Regione. In vista dell’appuntamento hanno raccolto tutti gli elementi ritenuti utili a capire che peso ha, sul piano economico, la società Santa Teresa Spa che, come si ricorderà, è stata tenuta a battesimo nel 2005 per “lo svolgimento esternalizzato di tutti i servizi strumentali all’attività dell’Ente e delle funzioni amministrative di competenza della stessa Provincia secondo il modello dell’in house providing”.

Dal prospetto firmato dall’amministratore unico, Riccardo Montingelli, emerge che solo le spese generali per il 2015 ammontano a 351.950,21 a fronte di 459.310, 90 dell’anno passato. Ecco le voci che lo compongono: amministratore unico 40mila euro (importo rimasto invariato) con funzioni anche di direttore tecnico (prima il compenso per questa figura era di 30mila euro), collegio sindacale 20mila (da 60mila), costo struttura tecnico-amministrativa 170.418,52 (invariato), consulenza fiscale 12mila (invariato), consulenza legale e ambientale azzerata (da 4mila), vigilanza della sede 2.500 (invariato).

Assicurazione obbligatoria 25mila (invariato), telefonia e connettività internet per la sede 4mila (invariato), telefonia mobile 7mila (da 8mila), acqua 700 euro (invariato), energia elettrica sede 9mila (da 12mila), spese postali tremila (invariato), software canoni di assistenza 7.353 (invariato), diritti di segreteria per registrazione dei contratti azzerato (da 18.024, 50), quota associativa Fise 3mila (invariato), tassa libri sociali obbligatori 516,46, diritti camerali obbligatori 1.233 (invariato), rata mutuo immobile, per 12 mesi, 43.228,92 (invariato), altri rimborsi spese per adempimenti societari azzerata (da 5.136,20), cancelleria 3mila (da 5mila), libri e giornali azzerata (da 1.200), oneri bancari azzerata (da 3mila).

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