Economia

Concessione Grimaldi: la politica schierata a favore ma la legge dice altro

Due incontri oggi a Brindisi sulla concessione Grimaldi, ma la discussione devia sempre dal punto fondamentale: sono rispettate le norme che garantiscono libera concorrenza e spazi per altri armatori?

BRINDISI – Legge 84 del 1994, articolo 18, comma due: “Con il decreto di cui al comma 1 sono altresì indicati i criteri cui devono attenersi le autorità portuali o marittime nel rilascio delle concessioni al fine di riservare nell'ambito portuale spazi operativi allo svolgimento delle operazioni portuali da parte di altre imprese non concessionarie”. Il comma uno dice: “Le concessioni sono affidate, previa determinazione dei relativi canoni, anche commisurati all'entità dei traffici portuali ivi svolti, sulla base di idonee forme di pubblicità, stabilite dal Ministro dei trasporti e della navigazione, di concerto con il Ministro delle finanze, con proprio decreto”.

Questo è uno degli elementi basilari che si continua ad ignorare da parte di molti, nelle discussioni in corso a Brindisi sulla opportunità o meno di rilasciare in concessione ventennale a Grimaldi le uniche rampe per grandi traghetti ad oggi esistenti nel porto.  O meglio, si continua a dare per scontato che nel porto di Brindisi esistano altre rampe traghetti. Ma basterebbe chiedere, e questo è un altro degli elementi basilari, all’Autorità Portuale e al suo presidente Iraklis Haralambidis, e anche alla Capitaneria di Porto, se esiste una destinazione formalmente codificata e stabilita delle banchine. E quindi se tali destinazioni esistono e sono state approvate dal Comitato portuale (perché devono essere approvate dal Comitato portuale), quali sono esattamente, e non genericamente, i siti del porto di Brindisi dove possono svolgere la propria attività le “altre imprese non concessionarie”.

Se entrambi tali requisiti fossero assenti nell’atto di rilascio della concessione a Grimaldi, la legge sarebbe violata, ci sembra, ed è necessario che chi si appresterà a votare quando giungerà il momento, a favore o contro la concessione, ne sia pienamente consapevole. Come dovrà essere altrettanto chiaro che la facoltà di prevedere nella concessione (lo consente la norma) anche la realizzazione di infrastrutture da parte del concessionario, è vincolata alle previsioni, nell’area di Punta delle Terrare, del Piano regolatore portuale vigente, che non prevede la destinazione d’uso a stazione marittima o altre opere riservate ai passeggeri. Non a caso sono indagate per violazioni urbanistiche, con avviso di fine indagini, tutte le persone che hanno avuto ruoli determinanti nell’operazione del terminal “Le Vele”.

Detto questo, non pare che nelle due riunioni odierne sulla concessione Grimaldi, né nella conferenza stampa del centrodestra (che ha sponsorizzato a suo tempo la nomina di Iraklis Haralambidis a presidente dell’Autorità Portuale di Brindisi e continua palesemente a sostenerlo oggi), né nell’incontro del pomeriggio alla Camera di Commercio, la parte politica che sarà coinvolta nelle decisioni abbia piena consapevolezza di ciò, e se ce l’ha bisogna dire che è impegnata in acrobazie dialettiche per oscurare i problemi tecnici. Ma il rilascio di una concessione è un problema tecnico e giuridico, e non una questione di opportunità politica. Perché alla fine, per la legittimità degli atti, i “codici etici” e il “futuro del porto” non fanno testo.

Iraklis HaralambidisQuindi, quali sono le destinazioni d’uso delle banchine del porto di Brindisi che garantirebbero il pieno e scrupoloso rispetto dell’obbligo di lasciare “nell'ambito portuale spazi operativi allo svolgimento delle operazioni portuali da parte di altre imprese non concessionarie”? Il professore Iraklis Haralambidis lo dica, lo faccia sapere a tutti, e la città e gli operatori portuali che si oppongono alla privatizzazione di fatto per venti anni delle rampe traghetti esistenti nel porto, tireranno un sospiro di sollievo e si convinceranno, e magari inviteranno qualche altro armatore ad approfittarne.

Dei codici etici e delle grandi opportunità che gli oppositori starebbero mettendo a rischio, francamente una discussione che deve andare al sodo può farne tranquillamente a meno: sono parole vuote di fronte alle regole del gioco e all’interesse del porto di Brindisi di avere più compagnie che lo scalano, più traffici e più opportunità di lavoro. Il professore Haralambidis ci indichi un solo porto in Europa dove il gruppo Grimaldi, uno dei più grandi del mondo, opera come vettore esclusivo sia nel settore passeggeri che in quello ro-ro. Ovviamente questa vicenda, su cui molti parlamentari tacciono e su cui la Regione non è ancora intervenuta (se l’assessore Giovanni Giannini non lo fa ora, quando accadrà?), non può essere ignorata né in sede ministeriale né a Bari. Qualcuno si muova, oppure taccia per sempre (Nella foto, Iraklis Haralambidis).

Anche il sindaco Consales questa sera all’incontro alla Camera di Commercio ha sollevato in verità la questione della possibilità che sia Grimaldi invece a spostare il progetto del suo terminal in altro sito del porto. Molti dubbi sono stati sollevati dal presidente della Camera di Commercio, Alfredo Malcarne. Ma ancora non basta. Si deve partire dalla conformità dell’istanza di concessione alla situazione del porto. Capovolgere il discorso e partire dai requisiti fondamentali. E sottrarsi alla trappola di chi assegna coloro che motivano dubbi, contrarietà e proposte alternative la responsabilità di avere “affossato il porto”. E’ singolare che ciò provenga da chi è pronto a firmare una sorta di cambiale in bianco pur dovendo lasciare la carica tra sei mesi e nella prospettiva dello scioglimento dell’Autorità Portuale di Brindisi. E se tutto dovesse andare male, Haralambidis chi lo vede più?

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