Economia

"Sicurezza e Protezione Civile": l'analisi e le riflessioni di Franco Menga

Ha firmato un saggio, insieme ad altr due autori, nell'ambito della pubblicazione “Politica dell’emergenza”

“Sicurezza e protezione civile. Dinamiche emergenziali e risonanze territoriali”, a firma di Gianpasquale  Preite, Patrizia Miggiano e Francesco Menga costituisce uno dei contributi collocati all’interno di una  complessa e articolata opera di ricostruzione dei fenomeni emergenziali, dalla prospettiva interdisciplinare delle scienze sociali. La ricerca, che ha interessato trentadue autori del Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo dell’Università del Salento, raccoglie una pluralità di approcci metodologici e di prospettive intellettuali e disciplinari e ha completato il suo primo step con la pubblicazione “Politica dell’emergenza” curata da Mariano Longo, Gianpasquale Preite, Emiliano Bevilacqua e Vincenzo Lorubbio. 

Il progetto, avviato nel 2019, intende indagare i meccanismi di risposta alle emergenze, analizzandoli nella molteplicità delle loro declinazioni e mettendo, così, in evidenza la loro natura complessa e polisemica, che impone l’individuazione di strategie di adattamento alla crisi e, conseguentemente, la riorganizzazione temporanea della società su una pluralità di livelli, interconnessi, sebbene differenziati. 

Copertina Politica dell’emergenza-2

La dimensione sociale e politica dell’emergenza non può prescindere, così, dall’analisi del contesto territoriale in cui trovano pragmatica realizzazione tutte quelle forme di intervento, soccorso, solidarietà, prevenzione, piani di azione, protezione civile e le stesse strategie di adattamento post-emergenziale. Ciò apre la strada a una riflessione – condotta da Preite, Miggiano e Menga – sulle implicazioni, su scala locale, di misure normative nazionali e sovranazionali. Si tratta di un particolare “catena normativa” (dal livello sovranazionale al livello locale) che si innesca come risposta ai fatti globali e che accende la complessa questione della necessità di articolare su più livelli il principio democratico di legalità, per bilanciare l’obiettivo della pubblica sicurezza con la tutela delle libertà e dei principi costituzionali. 

A tal proposito, si pensi, ad esempio, all’adozione di nuovi comportamenti sociali e modi di esperire la mobilità e la relazione con il territorio locale, in seguito ai mutamenti intervenuti su scala globale con l’avvento del nuovo terrorismo, dall’11 settembre in poi. In questo, d’altronde, giocano un ruolo di primissimo ordine anche le implicazioni locali delle narrazioni mediatiche globali, in una dialettica che, potremmo dire, di relazione tra macro e microcosmo. In questa fitta trama di interconnessioni, un ruolo cruciale di dipanamento delle criticità, è svolto da interventi, allo stesso tempo, tecnico-specialistici e trasversali. Si pensi, a tal proposito, al ruolo della Protezione Civile in termini di sicurezza dei cittadini, prevenzione delle calamità, difesa dalle situazioni avverse e coordinamento strategico delle operazioni richieste dal contesto emergenziale di riferimento. 

Con riferimento all’emergenza da Covid-19, ciò appare ancora più evidente se si pensa all’azione coordinata di decine di migliaia di operatori volontari su tutto il territorio nazionale, che hanno apportato un prezioso contributo durante questa nuova e sconosciuta crisi emergenziale, offrendo supporto ai soggetti più deboli e contribuendo alla creazione di una rete di sostegno al Paese, secondo il principio della solidarietà. Dalla consegna dei farmaci e della spesa al sostegno agli ospedali, alle case circondariali e ai pazienti per il loro trasporto, al ritiro di referti e attrezzature sanitarie, fino agli interventi per la sanificazione territoriale in aiuto alle aziende operanti nel settore rifiuti, molteplici sono state le aree di intervento della Protezione Civile che, in tal senso, rappresenta un nodo di raccordo tra la gestione dei rischi e delle emergenze a livello globale e la relativa risposta territoriale. Sono questi, i punti salienti della riflessione avviata da Preite, Miggiano e Menga, che si inserisce in un più ampio dibattito sul rischio come tratto distintivo della società contemporanea, che produce e, al tempo stesso, si alimenta di emergenze, sia a causa della sua effettiva rischiosità – data dalla complessità delle sue relazioni – sia attraverso la comunicazione mediatica mainstream che narra taluni fatti sociali sostanzialmente in termini emergenziali. 

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