Crisi Dema: i sindacati chiedono un piano industriale di rilancio

Conference call organizzata dal Mise sul futuro dell'azienda metalmeccanica. Spiraglio rispetto al debito con l'Inps

foto d'archivio

BRINDISI – Il debito con l’Inps non è il solo problema. Senza un piano industriale di rilancio, resterà in bilico il futuro dei 700 lavoratori del gruppo Dema, circa 200 dei quali in servizio presso lo stabilimento di Brindisi. E’ quanto emerso da una conference call sul destino dell’azienda metalmeccanica attiva nel settore aerospaziale organizzata dal ministero dello Sviluppo economico, con i vertici dell’azienda e rappresentanti di Inps, Regione Puglia e Campania, Rsu e sindacati metalmeccanici sia nazionali che territoriali. Ha partecipato all’incontro virtuale anche il segretario generale della Fiom Cgil Brindisi, Angelo Leo.

Angelo Leo-4-5

La notizia positiva è l’apertura di uno spiraglio tra Inps di Napoli ed i vertici aziendali di Dema, “per quanto riguarda la discussione dei termini e dei modi – afferma Leo - per il pagamento dei contributi previdenziali pregressi, evitando che sia il tribunale di Nola a mettere fine alla vicenda con un fallimento aziendale che trascinerebbe nel baratro tutti i lavoratori”.

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Ma Claudio Gonzato, della Fiom Cgil nazionale, ha chiarito che in assenza di un piano industriale di rilancio produttivo dell'azienda, “la sola risoluzione del debito con l'Inps – afferma ancora Leo - non salverebbe comunque la sorte delle famiglie dei 700 lavoratori ancora in forza nel gruppo Dema”. “A tutto ciò– conclude Leo – si è aggiunto l'accorato appello degli oltre 100 lavoratori della Dcm (una delle due aziende nate dopo il fallimento della ex Gse, in cui sono collocati oltre 100 lavoratori in cassa integrazione, ndr) che da tempo sono stati messi in cassa integrazione e che chiedono di non essere abbandonati al loro destino”.  

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