Economia

Edipower, il Cobas: "I sindacati confederali hanno nascosto parte del piano"

Fronte sindacale diviso sul destino della centrale A2A-Edipower di Brindisi Costa Morena, ferma da due anni, proprio alla vigilia di un incontro in prefettura tra azienda, istituzioni locali e le stesse organizzazioni dei lavoratori, con l’avvio dei licenziamenti e della mobilità verso altri siti alle porte

BRINDISI – Fronte sindacale diviso sul destino della centrale A2A-Edipower di Brindisi Costa Morena, ferma da due anni, proprio alla vigilia di un incontro in prefettura tra azienda, istituzioni locali e le stesse organizzazioni dei lavoratori, con l’avvio dei licenziamenti e della mobilità verso altri siti alle porte.

L’epilogo è scritto nero su bianco in un documento sulla riorganizzazione del settore energetico di A2A, sottoscritto settimane fa a Milano tra azienda e sindacati. A Brindisi, dopo lo stop al progetto di co-combustione tra carbone e biocombustibile derivato dalla frazione secca dei rifiuti solidi urbani, (il Css), l’azienda aveva deciso l’avvio dell’accompagnamento alla pensione, previo licenziamento, per 20 dei 69 dipendenti rimasti, e la mobilità verso altri siti, se possibile, per il restanti operai e tecnici. Ma, secondo il Cobas, i sindacati confederali hanno nascosto al territorio un altro passaggio dell’accordo su Brindisi, che prevede lo smantellamento dei gruppi 1 e 2 della vecchia centrale termoelettrica costruita dall’Enel negli anni Settanta.

“Basta con le parole ed i giochetti. Iniziamo già da domani la bonifica del sito di Brindisi Nord smontando gruppi 1 e2 , prevista in tutti i piani industriali autorizzati o proposti degli ultimi 15 anni”, rivendica il Cobas, ricordando di aver denunciato nei giorni scorsi “l’apertura delle procedure di licenziamento di 20 lavoratori della centrale di Brindisi Nord e di preparare l’esodo per i restanti negli altri impianti in Italia della A2A. La cosa che avevamo notato era che l’accordo fatto a Milano tra A2A e le organizzazioni sindacali nazionali veniva un po’ nascosto a Brindisi dalle organizzazioni sindacali locali”.

Presidio dei lavoratori di Edipower-2“Per questo – sostiene il Cobas - avevamo fatto girare l’accordo nazionale, affinché si potesse interpretare al meglio quanto stava succedendo. Le nostre convinzioni sono poi state rafforzate dal fatto che la lettera aperta scritta dalle organizzazioni sindacali elettriche brindisine , rivolte agli enti locali e regionali , non contiene un elemento importante che un documento delle segreterie nazionali invece ha”.

“Nello specifico: presidio degli impianti e modalità di dismissioni dei gruppi 1 e 2 , piano di mobilità ed esodo, mobilità territoriale e professionale infragruppo. Uno specifico tavolo , costituito a livello locale  sarà finalizzato all’analisi e al confronti sui temi sopra citati. Perché non riportare la dismissione dei gruppi 1 e 2 , anche se tra l’altro era un fatto dovuto perché contenuto in tutti i piani industriale degli ultimi 15 anni?”, si chiede il Cobas.

“Un modo di fare sindacato abbastanza singolare. Si parla di trasferimenti quando questi possono essere  evitati con l’impegno lavorativo nella  dismissione dei gruppi 1 e 2”. Questa è la strada, secondo il Cobas, “se vogliamo effettivamente salvare i posti di lavoro”.

Ma per i sindacati confederali bisogna perseguire invece altri obiettivi, da concordare già nel corso della riunione del 22 ottobre convocata su invito del prefetto di Brindisi, Nicola Prete, con il sindaco di Brindisi, il presidente della Provincia, Confindustria, Asi, le aziende A2A, Edipower, e le organizzazioni sindacali confederali Cgil Cisl Uil e di categoria  Filctem Flaei Uiltec, per valutare il futuro della centrale Edipower di Brindisi.

Filctem, Flaei, e Uiltec intendono “rivendicare investimenti e trasformare il sito industriale in Polo di energie rinnovabili innovative. La riunione è essenziale per confermare i posti di lavoro e degli occupati sul territorio, attraverso un contributo/impegno al Gruppo industriale A2A, leader a livello europeo del settore, ad investire a Brindisi nella nuova impiantistica prevista dal Piano Regionale dei Rifiuti Solidi Urbani, a partire dagli impianti mancanti per il trattamento dei rifiuti della nostra provincia e dagli impianti per il recupero di materia, vetro, alluminio, plastica”.

Dello smantellamento dei gruppi termoelettrici 1 e 2 contenuto nel documento nazionale non si parla affatto: “Un progetto complessivo per integrare l’impianto fotovoltaico tradizionale esistente, con un nuovo impianto fotovoltaico innovativo solare termodinamico – è ciò che chiedono i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil -  e nuovi impianti di digestione anaerobica di rifiuti agroalimentari/organici differenziati, biomasse per la produzione di biogas e cogenerazione energia-calore, contribuendo alla chiusura del ciclo dei rifiuti a Brindisi e a ridurre, fino ad eliminare, il ricorso alle discariche”.

Nel pomeriggio di domani la categorie Filctem, Flaei e Uiltec, sono state convocate, anche, in Confindustria, “per l’applicazione l’Accordo nazionale, che per prevenire strumenti con maggiore impatto sociale, prevede mobilità ed accompagnamento alla pensione ex lege 223/91 per 20 lavoratori pensionabili e l’attuazione di un Piano straordinario di mobilità territoriale con il trasferimento del personale di Brindisi, in altri siti del gruppo sul territorio nazionale”.

                                                                 

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