Venerdì, 24 Settembre 2021
Economia

Dcm: 88 lavoratori a rischio licenziamento. “Si proroghi la cassa integrazione”

Infruttuoso l'incontro in Regione svoltosi ieri. Stamani sit in dei cassintegrati davanti alla fabbrica

BRINDISI – La vertenza riguardante i lavoratori della ditta Dcm è a un punto morto. Lo spettro del licenziamento comincia a incombere per 88 dipendenti che da anni sono nel limbo della cassa integrazione. Il comitato dei cassintegrati, radunatosi stamattina davanti alla sede dell’ex Gse, dal cui fallimento sono nate le aziende Dar e Dcm, non è soddisfatto dell’esito di una riunione in videoconferenza svoltasi ieri fra la Regione Puglia, i sindacati e la liquidatrice della Dcm.

Assenti, nonostante fossero stati invitati al tavolo virtuale, i rappresentanti delle aziende Dema e Dar. La vicenda, come noto, scaturisce dal fallimento della Gse. Fra il 2017 e il 2018 le redini della storica azienda metalmeccanica attiva nel ramo aerospaziale vennero rilevate da Dcm e Dar, ma con un importante distinguo: i dipendenti destinati alla Dar continuarono a svolgere le loro attività lavorative, mentre quelli convogliati in Dcm furono “parcheggiati” in cassa integrazione, con l’impegno di essere riassorbiti in Dar entro un paio di anni. Ma quel piano industriale, denominato Drago, è rimasto lettera morta. Tuttora vi sono infatti 88 unità della Dcm in cassa integrazione, fino al prossimo mese di aprile.  “Ci aspettavamo – dichiara a BrindisiReport Cristian Saponaro, rappresentante del comitato dei cassintegrati – che ieri si parlasse dei piani industriali di Dema, Dar e soprattutto della Dcm, alla ricerca di una possibile soluzione per i cassintegrati, ma si è parlato solo di politiche attive (ossia corsi di formazione, ndr) fine a se stesse. Sappiamo infatti che questi corsi non danno garanzia di ricollocazione al 100 percento”. 

Si protrae ulteriormente, dunque, la fase di stallo. “Sappiamo – spiega Saponaro – che la pandemia ha comportato una contrazione delle commesse. Per questo ci aspettavamo quantomeno una proroga della cassa integrazione, con la prospettiva di reintegro dopo la ripresa del settore”. I lavoratori chiedono un intervento della politica. “I nuovi decreti varati nell’ambito del piano di sostegni bis – afferma Saponaro – potrebbero garantire degli strumenti per la proroga della cassa integrazione, ma a quanto pare non ci sono più i tempi per inserire degli emendamenti. La nostra volontà resta quella di indurre i politici a cercare una soluzione su questo fronte. Inoltre chiediamo un intervento anche del Mise (Ministero dello sviluppo economico), se si considera che per il gruppo Dema sono previsti finanziamenti pubblici per decine di milioni di euro”.

Non solo. Il comitato è anche pronto ad adire per le vie legali. “Da tempo – spiega Saponaro – ci siamo attivati anche su questo versante. In settimana il nostro avvocato depositerà un documento in tribunale. Chiediamo apertamente anche l’intervento della Procura”. E in vista del nuovo incontro programmato per il prossimo 30 settembre in Regione, i cassintegrati si rivolgono anche al governatore Michele Emiliano: “Rispetti gli impegni assunti in campagna elettorale – conclude Saponaro – quando disse che finché ci fosse stato lui al governo della Regione, nessun lavoratore sarebbe andato a casa".

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