Tecnimont alla Regione: "Brindisi chiude". E il rigassificatore se lo progetta a Paris

BARI – Tecnimont ha deciso: il centro di progettazione di Brindisi sarà chiuso entro il 30 settembre, non per crisi ma per scelte di organizzazione aziendale, e i 66 dipendenti potranno scegliere tra il passaggio alla sede centrale di Milano (1500 dipendenti) e l’inevitabile perdita del posto di lavoro. Non sortito esiti apparenti, sin qui, lo sforzo di mediazione della Regione Puglia, l’ultima spiaggia può essere una cooperativa tra dipendenti.

Una manifestazione dei lavoratori di Tecnimont Brindisi

BARI – Tecnimont ha deciso: il centro di progettazione di Brindisi sarà chiuso entro il 30 settembre, non per crisi ma per scelte di organizzazione aziendale, e i 66 dipendenti potranno scegliere tra il passaggio alla sede centrale di Milano (1500 dipendenti) e l’inevitabile perdita del posto di lavoro. Non sortito esiti apparenti, sin qui, lo sforzo di mediazione della Regione Puglia, l’ultima spiaggia può essere una cooperativa tra dipendenti.

“Non è stato un incontro positivo” quello di oggi a Bari, dice il segretario brindisino della Femca Cisl, Emiliano Giannoccaro, tra la task force della Regione Puglia guidata da Federico Pirro, la delegazione di Tecnimont composta da Laura Mannheimer e Franco Ghiringhelli, e le stesse organizzazioni sindacali. Alla fine Pirro ha incontrato separatamente l’azienda, e lo stesso farà tra un paio di giorni con i sindacati, cercando una soluzione che è mancata al tavolo principale.

Resta dunque difficile la prospettiva di una realtà altamente specializzata soprattutto nella progettazione di impianti chimici per la produzione di poliolefine. Tecnimont ha sottolineato che la sede brindisina non è più funzionale alle strategie aziendali (la società amministrata da Fabrizio Di Amato ha già chiuso le sedi di Torino, Bergamo e Firenze), ma che non intende licenziare alcun dipendente: la strada però è quella che porta a Milano, altrimenti ognuno è padrone del proprio destino.

Del resto, Tecnimont non ha nascosto il proprio ruolo di main contractor assieme alla francese Vinci per l’engineering del rigassificatore British Gas-Brindisi Lng di Capo Bianco, ma anche il fatto di aver eletto a base per questo incarico la sede di Parigi. Quindi una ragione in più per considerare inutile il mantenimento del centro brindisino.

Il capo della task force, Federico Pirro, si è visto respingere, almeno al tavolo comune di trattativa, anche l’offerta di incentivi attraverso le leggi di sostegno. Tecnimont è ostinata nella propria scelta. Ai sindacati non è rimasto che verificare la disponibilità della società di Fabrizio Di Amato a sostenere ipotesi alternative. La prima è quella di un passaggio del personale ad un altro soggetto imprenditoriale, la seconda è quella della costituzione in azienda degli stessi lavoratori.

I manager di Tecnimont non hanno escluso la disponibilità dell’azienda a forme di accompagnamento verso soluzioni di questo tipo, come l’assegnazioni di pacchetti di attività, mentre la Regione Puglia interverrebbe con le leggi per il supporto all’imprenditoria sia nel caso del passaggio ad una società terza dell’attuale personale Tecnimont, sia nel caso di una cooperativa o altra forma operativa cui darebbero vita i lavoratori. “Ma sarebbe davvero una soluzione da ultima spiaggia”, ha precisato Emiliano Giannoccaro.

Ovviamente Tecnimont agevolerebbe con assegnazioni di attività il passaggio ad una impresa non diretta concorrente. “Pensiamo che in fondo, in un caso o nell’altro, Tecnimont non sottovaluti la convenienza offerta da una azienda satellite”, osserva il segretario provinciale della Femca Cisl. Intanto domani mattina, 29 giugno, gli esiti del confronto odierno saranno valutati e verificati in assemblea. La strada da intraprendere è strettamente legata anche agli orientamenti dei 66 dipendenti del centro di progettazione di Brindisi. Poi si vedrà anche, dal nuovo incontro sindacati - Pirro, se si sono aperti altri spiragli.

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