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La sede del Consorzio Asi di Brindisi

La sede del Consorzio Asi di Brindisi

Termomeccanica, il gioco delle responsabilità

BRINDISI – Ancora una volta a Brindisi attorno alle autorizzazioni ambientali si costruiscono tensioni e proteste su obiettivi errati, sottolineando come le difficoltà della città ad uscire dalle secche del problema delle bonifiche e della stagnazione dello sviluppo industriale siano anche legate a strumentalizzazioni.

BRINDISI - Ancora una volta a Brindisi attorno alle autorizzazioni ambientali si costruiscono tensioni e proteste su obiettivi errati, sottolineando come le difficoltà della città ad uscire dalle secche del problema delle bonifiche e della stagnazione dello sviluppo industriale siano anche legate a strumentalizzazioni del malessere e della preoccupazione, fondate e giustissime, della gente che rischia il posto di lavoro. E' il caso della vicenda Termomeccanica, in cui la rabbia dei lavoratori (dietro i quali ci sono 28 famiglie in ansia e difficoltà) viene indirizzata in questi giorni contro la Provincia e l'Arpa, che applicano la legge.

In realtà, come dimostrano gli atti, le responsabilità che possono sfociare nell'annullamento dell'iter autorizzativo del distruttore di rifiuti speciali e della discarica che compongono la piattaforma Asi nuovamente affidata in gestione con gara a Termomeccanica, sembra proprio ricadano su omissioni sia del Consorzio Asi che della stessa azienda. Basterebbe distribuire ai lavoratori alcuni documenti cruciali: le note del Servizio Ambiente della Provincia trasmesse anche all'Asi, oltre che agli soggetti interessati dalle procedure autorizzative, numero 4858 del 22 gennaio 2013, numero 6940 del 31 gennaio 2013, e le più recenti numero 25719 e 25682 del 17 aprile 2013.

In estrema sintesi, il blocco delle autorizzazioni per il termodistruttore e per l'impianto di trattamento dei reflui industriali è dovuto al fatto che Asi e Termomeccanica, malgrado solleciti e proroghe, non hanno mai versato gli oneri istruttori previsti dalla legge, né avviato la procedura di Valutazione di impatto ambientale congiunta per i due impianti. Per ragioni che sfuggono, sono stati invece versati gli oneri istruttori per il terzo impianto, quello previsto dal progetto di trattamento ed utilizzo dei fanghi di depurazione civili, anche se Termomeccanica ha ottenuto sin qui la Cassa integrazione collegandola al riavvio del termodistruttore.

Cosa viene evidenziato dai documenti già citati? Ecco una sintesi. Il 22 gennaio, nella comunicazione di avvio del procedimento, il dirigente competente della Provincia scrive a tutti i soggetti interessati, a partire dal Consorzio Asi, e tra le altre cose rileva che l'impianto rientra tra quelli da sottoporre a Valutazione di impatto ambientale, come anche l'impianto di trattamento dei reflui industriali, al fine di ottenere l'Autorizzazione integrata ambientale. La Provincia suggeriva perciò di espletare congiuntamente gli iter sopracitati. Il 31 gennaio il dirigente del Servizio Ambiente ed Ecologia della Provincia scrive nuovamente all'Asi e agli altri soggetti, per rilevare come al fine di regolarizzare l'istanza di autorizzazione presentata, lo stesso Asi entro 30 giorni era tenuto a trasmette i nuovi elaborati del progetto, comunicando inoltre il nome del gestore e versando gli oneri istruttori stabiliti dalla legge.

Il mancato adempimento a queste ed altre richieste avrebbe comportato la sospensione del procedimento amministrativo. Ma i 30 giorni sono scaduti, le settimane sono passate, e il 17 aprile scorso la Provincia ha scritto e trasmesso due distinte note, una per la piattaforma di trattamento dei rifiuti pericoli e una relativa alla richiesta di ampliamento della discarica ex 2C. Asi e Termomeccanica, nel caso della piattaforma, non avevano trasmesso la valutazione integrata dell'inquinamento dell' impianto di trattamento delle acque reflue industriali; la relazione sulle alternative prese in esame per inceneritore e trattamento dei reflui; il riscontro alla richiesta di valutazione di impatto ambientale congiunto per gli impianti della piattaforma. Inoltre non vi era riscontro del pagamento degli oneri istruttori. Malgrado ciò, la Provincia assegnava altri dieci giorni di tempo per ottemperare.

Stessa cosa per l'ampliamento della discarica: mancavano a quella data la relazione dettagliata delle modifiche apportate al progetto, la relazione e i dati delle caratterizzazioni svolte assieme alla documentazione attestante lo stato delle procedure per la restituzione della discarica agli usi legittimi, ed anche qui il riscontro dell'avvenuto versamento degli oneri istruttori. Sino all'ultima conferenza dei servizi, ma relativa al progetto del terzo impianto, quello del trattamento dei fanghi civili, pare non sia mutato nulla, tanto che la Provincia presto sarà costretta a chiudere la procedura per mancanza dei requisiti richiesti, mentre - essendo stati versati gli oneri istruttori connessi - si va avanti con quella del terzo impianto.

Ma per il trattamento dei fanghi, Arpa, Comune e Provincia sono sulla stessa linea: il nuovo impianto rappresenta un unicum con gli altri due, quindi occorre un'Autorizzazione integrata ambientale. Chi deve provvedere non sono gli enti locali e le agenzie, ma i richiedenti: Asi e Termomeccanica. Allora perché si portano gli operai a protestare contro la Provincia quando le responsabilità per ritardi ed omissioni sono altrove? Tra l'altro, per la restituzione agli usi della discarica sarà necessario completarne la messa in sicurezza: vale la pena ricordare che Veolia Italia è stata denunciata alla Procura della Repubblica da due imprese brindisine che non erano state pagate per gli interventi aggiuntivi loro richiesti malgrado la società fosse già in procinto di portare i registri in tribunale. Quindi c'erano opere ancora da concludere.

 

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