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Tessile in crisi, il proprietario di Itn annuncia il ricorso alla cassa integrazione straordinaria

MARTINA FRANCA - “Non ho alcuna intenzione di abbandonare la produzione né di smantellare l’azienda, ma per far sì che l’Itn continui ad esserci e a competere su un mercato mondiale che è interamente in crisi il ricorso agli ammortizzatori sociali è obbligato, ed è l’unico che ci consente, malgrado possa apparire contraddittorio, di guardare al futuro con fiducia”. Domenico Nardelli, vicepresidente di Confindustria Taranto e titolare della Itn di Martina Franca (Taranto) del settore tessile abbigliamento, commenta così il difficile momento che vive l’azienda, costretta a ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per 145 dipendenti, una sessantina dei quali di Ceglie Messapica.

MARTINA FRANCA - "Non ho alcuna intenzione di abbandonare la produzione né di smantellare l'azienda, ma per far sì che l'Itn continui ad esserci e a competere su un mercato mondiale che è interamente in crisi il ricorso agli ammortizzatori sociali è obbligato, ed è l'unico che ci consente, malgrado possa apparire contraddittorio, di guardare al futuro con fiducia". Domenico Nardelli, vicepresidente di Confindustria Taranto e titolare della Itn di Martina Franca (Taranto) del settore tessile abbigliamento, commenta così il difficile momento che vive l'azienda, costretta a ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per 145 dipendenti, una sessantina dei quali di Ceglie Messapica.

"Il ricorso di oggi alla cassa integrazione straordinaria ci consente di poter contare su una boccata d'ossigeno, discutere sulla ripresa e attendere che le condizioni del mercato possano cambiare, perché è fuor di dubbio che prima o poi cambieranno. Abbiamo fiducia - afferma ancora Nardelli - che le cose possano volgere in positivo, e i sacrifici che ora chiediamo ai nostri dipendenti sono gli stessi che noi affrontiamo da almeno tre anni. Tre anni in cui ci siamo impegnati per salvaguardare tutto ciò che Itn ha finora rappresentato sul mercato: il made in Italy, i cicli produttivi, i livelli occupazionali che in dodici anni hanno tracciato una parabola in costante ascesa. Ora è il mercato stesso a farci capire che dobbiamo fermarci. E non si tratta di una scelta di comodo, ma di un passaggio obbligato anche se l'auspicio è che non sia definitivo".

"La nostra azienda non sta subendo bensì sta affrontando la crisi in atto ed il ricorso alla Cigs ne è la prova, in quanto si tratta di una procedura reversibile che ci dà però il tempo di valutare con relativa serenità le scelte da adottare per i mesi che verranno. Quello che vorremmo sarebbe ripartire da dove abbiamo interrotto, ma dirlo oggi è prematuro e non è corretto verso chi, come noi, nutre speranze per una celere ripresa. L'occasione ci è però utile - conclude l'imprenditore - per lanciare l'ennesimo messaggio alla politica ed alle istituzioni, ed è questo: il nostro è un settore strategico per l'economia di un intero paese e le aziende, da sole, non possono più reggerne le sorti. Si intervenga e si faccia presto".

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