Ultimo atto per British Gas a Brindisi

BRINDISI – L’atto finale della presenza di British Gas - Brindisi Lng a Brindisi potrebbero essere approvato martedì 19 novembre dal Comitato portuale, chiamato a recepire il recesso unilaterale della società britannica dal quel famoso Accordo sostitutivo di concessione demaniale marittima.

L'aula del processo British Gas

BRINDISI – L’atto finale della presenza di British Gas - Brindisi Lng a Brindisi potrebbero essere approvato martedì 19 novembre dal Comitato portuale, chiamato a recepire il recesso unilaterale della società britannica dal quel famoso Accordo sostitutivo di concessione demaniale marittima che consentì alla stessa di occupare l’area di Capo Bianco per realizzarvi le opere preliminari del rigassificatore. Infatti, pur nelle more del procedimento penale non ancora concluso (c’è solo la sentenza di primo grado e Brindisi Lng ha proposto appello), la ratifica dell’atto di recesso, ai sensi dell’articolo 49 del Codice della Navigazione, determinerà il passaggio delle opere già realizzate allo Stato italiano, Demanio pubblico – Ramo Marina mercantile.

Resta da chiedersi perché la questione giunge all’esame del Comitato portuale, per la relativa presa d’atto, ben dieci mesi dopo la presentazione dell’atto di recesso unilaterale, che risale al 28 gennaio 2013, con decorrenza trenta giorni dopo, il 28 febbraio, anche se quel mese lo stesso Comitato decise di stralciare il punto perché c’era una procedura penale in corso. Ma da martedì 19 novembre con la ratifica da parte dell’organo deliberativo dell’Autorità portuale, British Gas non avrà più alcun titolo per realizzare a Brindisi il progetto che fu autorizzato nel 2013 dal governo Berlusconi senza Valutazione di impatto ambientale, procedura finita nel mirino degli inquirenti brindisini con l’Operazione High Confidential il 12 febbraio del 2007, con arresti per corruzione, falso e occupazione abusiva di area demaniale marittima, e con il sequestro della colmata realizzata a Capo Bianco. Il sequestro divenne confisca con il processo di primo grado il 12 aprile del 2012.

Con la sentenza fu sancita l’avvenuta prescrizione del reato di corruzione, ma quell’accordo sostitutivo di concessione demaniale fu invece considerato illegale e frutto di atti corruttivi, determinando la confisca dell’area. Successivamente, Brindisi Lng non ha abbandonato il progetto ottenendo dal governa italiano la sottomissione a Via del progetto stesso, quindi una nuova autorizzazione malgrado il no della Regione Puglia e degli enti del territorio, ma con numerose prescrizioni. Alla fine, la società britannica, in fortissimo ritardo sui tempi dell’investimento e molto probabilmente anche alla luce delle difficoltà del mercato del gas naturale, ha rinunciato anche alle opere realizzate a Brindisi.

Se il Comitato portuale passerà alla presa d’atto, la società britannica non avrà diritto ad alcun indennizzo per gli investimenti legati alla colmata di Capo Bianco, ma resta debitrice dell’Autorità portuale dei can oni demaniale relativi al 2012 e sino al febbraio 2013.

 

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