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Un esterno all'Authority? Meglio un brindisino competente che voglia bene alla città

BRINDISI - Sembra un’impresa non all’altezza degli enti locali brindisini designare la terna di candidati per la presidenza dell’Autorità Portuale. E, soprattutto, farlo con uno sforzo di ambizione per le sorti dell’Ente, nonché di trasparenza nelle scelte. Nonostante la chiusura dei bandi avvenuta da tempo, nei quali la Provincia, il Comune, la Camera di Commercio chiedevano ai cittadini in possesso dei requisiti di legge di inviare i propri curricula al fine di consentire agli stessi di selezionare una terna di candidati, ad oggi nessun nome è stato indicato. Nel mentre si ha quasi la sensazione che si giochi una partita a perdere fra i vari enti all’insegna del tatticismo, in cui ognuno aspetta che prenda l’iniziativa l’altro, si avvicina la scadenza del mandato dell’attuale presidente e la principale infrastruttura della città resta impantanata in una crisi grave, senza alcuna prospettiva di sviluppo.

BRINDISI - Sembra un'impresa non all'altezza degli enti locali brindisini designare la terna di candidati per la presidenza dell'Autorità Portuale. E, soprattutto, farlo con uno sforzo di ambizione per le sorti dell'Ente, nonché di trasparenza nelle scelte. Nonostante la chiusura dei bandi avvenuta da tempo, nei quali la Provincia, il Comune, la Camera di Commercio chiedevano ai cittadini in possesso dei requisiti di legge di inviare i propri curricula al fine di consentire agli stessi di selezionare una terna di candidati, ad oggi nessun nome è stato indicato. Nel mentre si ha quasi la sensazione che si giochi una partita a perdere fra i vari enti all'insegna del tatticismo, in cui ognuno aspetta che prenda l'iniziativa l'altro, si avvicina la scadenza del mandato dell'attuale presidente e la principale infrastruttura della città resta impantanata in una crisi grave, senza alcuna prospettiva di sviluppo.

E' del tutto assente tra i decisori pubblici, salvo poche lodevoli eccezioni, qualsiasi traccia di confronto sugli obiettivi di politica portuale per Brindisi, sul come ridefinirne la missione nel mutato mercato globale della logistica e nell'aumentata competizione tra nuove e vecchie infrastrutture che si affacciano sul Mediterraneo, nonché sulla ormai rinsecchita "polifunzionalità" del porto brindisino, per tanti anni rivendicata con orgoglio dalle amministrazioni e dagli operatori locali. E, conseguentemente, non si scorge né il coraggio né il senso di responsabilità verso la città in uno sforzo comune volto a individuare esperti capaci di perseguire una nuova e praticabile missione per il porto, coniugando, magari, la competenza nei trasporti e nella logistica con una profonda conoscenza del territorio e delle criticità che ne hanno annullato le possibilità di attrarre nuovi traffici: professionalità capaci in tempi rapidi, quindi, di trovare soluzioni a tale progressivo declino.

Nell'era del federalismo i territori sono chiamati a decidere sui propri destini: invece, il tatticismo esasperato praticato in questi mesi rischia di aprire la strada, per l'ennesima volta, alle solite ed infauste soluzioni esterne, che hanno portato a Brindisi in tutti questi anni personaggi di dubbia competenza o di scarsa attitudine al governo di una infrastruttura così complessa. Negli ultimi anni, infatti, come ben sanno i brindisini, una sorta di sostanziale indifferenza degli enti locali e una progressiva stanchezza degli operatori economici hanno condotto ad una oggettiva rinuncia ad esercitare prerogative istituzionali e di rappresentanza tali da impedire la decadenza dell'infrastruttura. Ciò ha concorso a rendere l'Authority brindisina campione di bilanci fallimentari, sia sul piano della progettazione, che delle opere realizzate e dei servizi resi, tanto da consegnare ormai il porto di Brindisi ad un ruolo residuale nel traffico passeggeri, senza, peraltro, attivare alcun nuovo traffico in grado di portare a Brindisi il ricco mercato della logistica, facendo assurgere da anni a massima risorsa del porto il traffico di carbone delle centrali termoelettriche.

Il tutto condito da mirabolanti quanto improbabili annunci di nuovi grandi opportunità e da discutibili e ripetuti affidamenti di incarichi e commesse, spesso, forse troppo spesso, a soggetti esterni al territorio. Uno degli esempi più clamorosi riguarda il progetto di realizzazione del terminal crociere: un'opera certamente suggestiva ma dall'elevatissimo impatto sullo stato dei luoghi e dal punto di vista ambientale, che porterebbe ad una profonda trasformazione del porto esterno, e, soprattutto, un'opera altamente costosa, per diverse decine di milioni di euro, a fronte di ritorni economici assolutamente marginali anche intercettando un volume di passeggeri pari almeno alla media dei principali porti crocieristici italiani. Un traffico che può essere più utilmente gestito con le attuali infrastrutture, destinando eventuali nuove risorse (sempre più un miraggio tra le occasioni perse in questi anni e i tagli operati dal governo) ad infrastrutture volte a riguadagnare posizioni nel traffico delle merci, portatore di valore aggiunto significativamente maggiore..

Eppure, con grande sprezzo del ridicolo, qualcuno pensa a ricandidarsi e magari qualcun'altro a ricandidare il responsabile di tale disastro! La legge 84/94 che regola la vita delle Autorità Portuale e indica la procedura di designazione e nomina del Presidente, prevede che il Ministro decida di concerto con il presidente della Regione, sulla base di una terna inviata da Comune, Provincia e Camera di Commercio. Considererei un atto di saggezza e di responsabilità istituzionale che i tre enti provassero, nello spirito della legge, ad indicare unitariamente la terna, con un confronto aperto e trasparente pur nella legittima autonomia politica e decisionale, anche alla luce della recente precisazione del Ministro Matteoli con cui si è ribadito che la terna deve essere una.

Non avendo nomi da proporre (semmai nomi da scongiurare...), mi permetto di osservare che appare quanto mai singolare, rasentando quasi lo snobismo, l'idea, che sembra farsi largo in una parte importante delle istituzioni e delle forze politiche locali, che bisogna cercare una candidatura fuori dal territorio. In questo senso vanno alcune anticipazioni di stampa che ci annunciano l'arrivo di un manager straniero, proveniente da un importante porto del nord Europa. In realtà, l'essere brindisino, a parità di competenze, professionalità, esperienze, dovrebbe essere un merito e un valore aggiunto e non certo un disvalore....!!! In fondo, per guidare un pezzo così importante del presente e del futuro di Brindisi bisognerebbe auspicare, tra i requisiti, che si voglia anche un po' di bene a questa città e non solo a se stessi, come troppo spesso è avvenuto negli ultimi anni.

*senatore del Pd

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