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Vertenza Biomateriali, ora gli americani disposti a favorire la vendita

BRINDISI – Comincia a prendere forma una soluzione per la vertenza di Biomateriali Srl, l’unica società italiana che produce protesi vascolari, nata nel 1989 con un finanziamento della legge 64 e dalla sinergia di due aziende dell’ex gruppo Fiat, Snia e Sorin, per essere poi ceduta nel 2007 da Invesco all’americana LeMaitre Vascular, che intende chiudere l’azienda entro il 31 dicembre prossimo. Dopo un incontro senza esito il 2 settembre in Confindustria, e un altro molto interlocutorio in Provincia la scorsa settimana, oggi nel primo pomeriggio, sempre presso l’assessorato provinciale al Mercato del lavoro, per i lavoratori in sciopero a oltranza da giorni si vede qualche spiraglio.

BRINDISI - Comincia a prendere forma una soluzione per la vertenza di Biomateriali Srl, l'unica società italiana che produce protesi vascolari, nata nel 1989 con un finanziamento della legge 64 e dalla sinergia di due aziende dell'ex gruppo Fiat, Snia e Sorin, per essere poi ceduta nel 2007 da Invesco all'americana LeMaitre Vascular, che intende chiudere l'azienda entro il 31 dicembre prossimo. Dopo un incontro senza esito il 2 settembre in Confindustria, e un altro molto interlocutorio in Provincia la scorsa settimana, oggi nel primo pomeriggio, sempre presso l'assessorato provinciale al Mercato del lavoro, per i lavoratori in sciopero a oltranza da giorni si vede qualche spiraglio.

Con Le Maitre, rappresentata ancora una volta da un suo procuratore italiano, l'avvocato Marco Riva di Lecco, si è giunti ad una intesa che prevede la convocazione di un tavolo istituzionale cui siedano Provincia e Comune di Brindisi, e Regione Puglia oltre ai sindacati e a LeMaitre: il giorno stabilito è venerdì 29 ottobre e l'argomento all'ordine del giorno è la riconversione di Biomateriali, come alternativa alla chiusura. Ipotesi quest'ultima tutt'altro che peregrina, visto che LeMaitre Vascular ne ha anticipato la possibilità all'organo federale di vigilanza sulle società quotate in borsa, la United States Securities and Exchange Commission, appena il 12 ottobre attraverso una comunicazione del vicepresidente Aaron M. Grossman.

"We are likely to close our manufacturing operations in Brindisi, Italy by the end of the calendar year and have informed the 29 employees working at this location of this possibility. These employees commenced a strike on October 4, 2010 to demonstrate their concerns regarding the future of this facility. During the six months ending June 30, 2010, approximately 4% of our total revenues, or $1.2 million, were derived from products manufactured at this facility. If and when our board of directors determines to close this facility, we will file a Current Report on Form 8-K". In poche parole, l'organo di controllo è stato messo al corrente, ai sensi del Securities Exchange Act of 1934, che LeMaitre vorrebbe chiudere il sito di Brindisi entro la fine del corrente anno, che di ciò sono stati informati i 29 lavoratori, che gli stessi hanno iniziato uno sciopero a oltranza dal 4 ottobre preoccupati del futuro della struttura, la quale ha prodotto nel primo semestre 2010, con 1,2 milioni di dollari, il 4 per cento dei ricavi del gruppo (fornire dati incompleti in borsa, negli Usa può costare molto caro).

Cosa accadrà ora. Lo spiega Emiliano Giannoccaro della Femca Cisl. In cambio dell'impegno a trovare una soluzione per riconvertire Biomateriali, i lavoratori si sono dichiarati disposti a riprendere progressivamente il lavoro a queste condizioni: dai laboratori in Cittadella della Ricerca deve uscire solo un lotto di produzione a settimana; non dovranno uscire invece né semilavorati né materie prime, e non devono esserci interferenze americane in azienda. Le condizioni americane per una riconversione è sostanzialmente una: Biomateriali non deve diventare una concorrente di LeMaitre nell'attuale produzione di protesi vascolari in filo di poliestere. La riconversione dovrà una governance con vari ruoli all'interno: Confindustria dovrà cercare i potenziali acquirenti dell'azienda, la Provincia dovrà garantire a condizioni favorevoli il comodato dell'attuale sede dei laboratori; la Regione dovrà cofinanziare il nuovo progetto produttivo. Nel frattempo, i lavoratori accetteranno dall'1 gennaio cassa integrazione, mobilità e congrui incentivi all'esodo.

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