Il futuro della città torni nelle mani dei brindisini e si decida a Brindisi

Ho deciso la mia reiscrizione al PD, dopo due anni, per una reazione al tentativo messo in atto da parte di Consales e di alcuni suoi sostenitori di appropriarsi definitivamente del partito, attraverso quella che Michele Emiliano ha definito un'Opa ostile

La commissaria del Pd di Brindisi, Sandra Antonica

Ho deciso  la mia reiscrizione al PD, dopo due anni, per una reazione al tentativo messo in atto da parte di Consales e di alcuni suoi sostenitori di appropriarsi definitivamente del partito, attraverso quella che Michele Emiliano ha definito un'Opa ostile. Era in atto un tentativo per trasformare il PD in sostegno silente e ossequioso ad una amministrazione chiacchierata, inconcludente, inadeguata oltreché sfiduciata dai massimi dirigenti regionali, provinciali e cittadini. Una amministrazione che, come sostenevo da tempo, aveva disperso nel corso della sua esperienza qualsiasi connotato di sinistra e di centrosinistra. Motivi questi, tra gli altri, compresi quelli di carattere nazionale, che mi avevano allontanato dal PD, partito che in Puglia avevo contribuito a fondare.

Ho richiesto la tessera assieme a tanti altri, abbandonando indugi e persistenti perplessità, accettando l'appello di Emiliano, per contrastare questo  tentativo e con l'intento di sostenere la battaglia per l'autonomia e per la credibilità di un partito che rischiava di perdere fisionomia, valori, anima. L'ho fatto anche per aiutare a bonificare un partito che in città stava diventando indistinto e pieno di iscritti ignari e inconsapevoli, di solo clienti di amministratori e manovrati da consiglieri accecati dal proprio stato e insensibili ai problemi della città. Non a caso molti di questi, oggi, sono impegnati, nel silenzio del PD ufficiale, a costruire liste e coalizioni alternative allo stesso PD.

Per costoro si può stare con chiunque pur di perpetuare la propria presenza nelle istituzioni. Dalla loro parte c'è però un atteggiamento ambiguo e refrattario ad un dialogo costruttivo di una gestione commissariale del PD che invece di unire e chiarire ha preferito furbizie e macchinazioni che ne hanno minato credibilità, affidabilità e autorevolezza. Ho sempre pensato ad un PD come partito di centrosinistra e dalla cultura riformista, dove la sinistra ha e deve avere un ruolo. Non credo alla trasformazione del PD in partito della nazione, un partito pigliatutto, senza valori e senza idealità.

Ho come riferimento l'art.49 della Costituzione, i valori della sinistra e credo ancora che c'è una differenza tra destra e sinistra. Questa differenza la determina l'idea di uguaglianza e di solidarietà, questioni fondamentali per la cultura della sinistra laica e per il cattolicesimo democratico. Culture queste alla base della fondazione del PD.

Nei giorni precedenti all'arresto di Consales ci fu una polemica, antipatica e fuorviante, sul governo della città e sulle responsabilità politiche del passato, una polemica tra me e l'ex sindaco che purtroppo fu interrotta  da un atto traumatico per lui che mi auguro Consales possa risolvere nel modo migliore.  Avrei preferito un confronto politico, anche se duro, con Consales e i suoi sostenitori, possibilmente in un congresso di idee e non solo di iscritti ignari.

Anche quando non ero iscritto al PD ho  preso le distanze, in maniera trasparente e leale, dall'amministrazione Consales e da alcune scelte come quella sull'urbanistica, sulla costa, sui rifiuti, sulla mobilità e la gestione delle partecipate, sulle alleanze che lo sostenevano. Qualcuno addirittura mi definiva in quei giorni come il burattinaio della vecchia politica brindisina che agiva nell'ombra per destabilizzare e mettere in crisi l'amministrazione. I fatti hanno dimostrato altro. Se mai nell'ombra hanno agito molti di coloro che avevano contribuito a candidare Consales, a sostenerlo e ad utilizzarlo.

Le mie battaglie sono stato abituato a farle sempre a viso aperto. Non ci sarebbe stato motivo per agire nell'ombra. Da tempo ho detto che non sono interessato alla politica attiva ma che sono fortemente impegnato, anche sulla base dei miei errori, a ricostruire una cultura di sinistra e di farla vivere nel PD.  Chi si riconosce nel PD, nei suoi valori, nelle sue iniziali ambizioni, è messo oggi a dura prova. A Brindisi poi, non solo per le vicende giudiziarie presenti e passate, è necessario uno scossone profondo e doloroso se si vuole recuperare credibilità e ricostruire un valore alto alla politica e ridare senso al PD come partito di sinistra e di centrosinistra.

Devo però riconoscere che la iniziativa della commissaria del PD non ha aiutato per niente il PD a rinnovarsi e a riflettere sul suo passato, il presente e il futuro. Ho sperato tanto  che la gestione commissariale aprisse un confronto dentro e fuori il PD. Non mi hanno convinto i suoi comportamenti, la doppiezza, l’arroganza del suo modo di fare. Invece di unire il partito  nel rigore e in una linea chiara di centrosinistra mi sembra che sia andata e vada alla ricerca di scorciatoie pericolose che non aiutano per niente una riflessione sulla città e il suo bisogno di cambiamento. 

Sembra che più che ascoltare la città abbia preferito intrupparsi nelle pastoie e nel pettegolezzo di un ceto politico consunto che cerca di rimuovere le proprie responsabilità da quanto accaduto in questi anni. Anche da commissario di un partito umiliato, diviso, avrebbe dovuto lavorare per unire e per utilizzare ogni energia sana, non coinvolta e disinteressata. Uomini e scenari politici nuovi in grado di praticare e non solo enunciare discontinuità e rottura con il passato, devono essere espressione di un progetto politico, programmatico e amministrativo chiaro, definito e certamente nuovo, e, aggiungerei, innovativo.

Ancora una volta per semplificare una situazione politica a dir poco confusa e frantumata, per rilanciarlo o per prenderne le distanze, si fa ricorso al termine "laboratorio", termine abusato e che non contribuisce a chiarire un bel niente. Innanzitutto nei laboratori si sperimentano processi o prodotti. Se funzionano si passa dalla sperimentazione alla fase industriale, produttiva. La funzione del laboratorio in politica può essere dettata da emergenze o per provare possibili alleanze. Se il laboratorio politico produce effetti positivi allora non è più laboratorio ma alleanza politica.

Continuare a parlare di laboratorio per nascondere alleanze innaturali o indicibili è, per chi lo vuole, ipocrisia, per chi lo attacca o lo demonizza, un alibi, buono solo  per una propaganda un pò' sempliciotta. In politica anche per governare sono necessarie alleanze chiare e trasparenti, tenute assieme da programmi e cose da fare e non da laboratori. Se poi i laboratori diventano addirittura dei centri di riciclaggio, come è stato quello sperimentato da Consales e dai suoi sostenitori e utilizzatori finali, sono scelte che si pagano perché privano di anima e di identità la politica e la stessa amministrazione.

E non saranno certamente le primarie o il richiamo alla città per nobilitare alleanze improprie e a rilegittimare ceti politici o loro prestanome. A sinistra invece grande è la confusione! Il richiamo ad essa dimostra  un certo abuso e un suo utilizzo minoritario utile solo a posizionamenti individuali a creare qualche rendita. La candidatura di Rossi in alternativa a quella di Errico, risponde solo a questa logica. La sinistra da sola in questa città è difficile che possa farcela e avere il consenso per governarla. Allora la sinistra, quella di governo e non quella di testimonianza, doveva e deve avere una certa pazienza per costruire alleanze e programmi.

Partire dai candidati sindaci si rischia di dividere e non di unire. Mi sembra questo l'errore in cui sono incorsi Errico, la stessa commissaria del PD e coloro che l'hanno ispirata e ad essa creduto. Prima la città e la sua autonomia necessaria per ricostruire il proprio autogoverno. Prima la riflessione sulle criticità di una città che ha perso ruolo istituzionale, produttivo e alla ricerca di un futuro che nessun Superman è in grado di garantire da solo.

La sinistra, quella interna al PD e quella che sta fuori da esso si sono mai incontrate? Hanno mai discusso assieme della città? Hanno preferito, invece, misurarsi sul nome di un candidato che, sembra sia stato deciso fuori da Brindisi e come tale non lo ha aiutato e lo ha privato anche di quel l'autonomia indispensabile  per la sua stessa ed eventuale campagna elettorale. Io sarei partito e, se ce ne fosse ancora il tempo, ripartirei da qui, fisserei dei punti chiari (ituazione finanziaria del comune e rigore nei confronti della struttura amministrativa, futuro e assetto produttivo e delle infrastrutture del territorio, sostenibilità ambientale, vivibilità e sicurezza nelle piazze, nelle abitazioni, nelle aziende, autonomia, autorevolezza e competenza dei futuri amministratori, ecc.). Avrei preso, poi, in considerazione il manifesto 2021,l'appello alla politica e alla città in esso contenuto e lanciato da una nuova generazione che vorrebbe dire e dare qualcosa a Brindisi.

Penso pure io ad una sinistra certo capace di dialogare con le forze moderate, ma a condizione che  non vengano utilizzate per riciclare vecchio e consunto ceto politico. Per questo ho sostenuto che tutti dovevano fare un passo indietro, soprattutto quelli che si sono fatti candidare o che si sono autocandidati. Sono altresì d'accordo con chi ha detto che le alleanze, il candidato a sindaco, le liste, si fanno a Brindisi e non in altri luoghi della Puglia. Così come è duro, in un partito che ha fatto delle primarie uno dei suoi aspetti fondativi,  subire scelte monocratiche e assolute.

Sarebbe una novità negativa e una esagerazione difficilmente sostenibile. Chi sta fuori dalla nostra città e si è assunto responsabilità di direzione deve avere l'umiltà e la determinazione per aiutarla a cambiare e per dotarla di una nuova classe dirigente. Le imposizioni hanno l'effetto opposto. Chiarisco, ad un candidato che si richiamasse a qualche valore di centrosinistra e garantisse rispetto, per le idee altrui, oltreché capace e disinteressato amministratore del bene comune, arrivati a questo punto, darei il mio sostegno.

Ho sperato, dopo gli accadimenti giudiziari e amministrativi, luoghi e strumenti per confrontarsi con gli altri appartenenti  tesserati (tutti). Purtroppo devo dire che anche nell'attuale gestione commissariale del PD, come nel passato ,latitano luoghi, occasioni per incontrarsi e per discutere. Il commissariamento è degli organismi dirigenti e non degli iscritti e né tantomeno delle idee. Il dovere di appartenenza non sembra praticato da molti e né è regolato da chi ha responsabilità di direzione del partito. Vedo infatti iscritti e dirigenti più impegnati ad organizzarsi in liste, in coalizioni, in iniziative, contro il loro stesso partito, che ricercare luoghi e sedi di dialogo e di confronto. Io sono all'antica. Aspetto le sedi di partito per partecipare alle decisioni su scelte, candidato, programmi, lista. In mancanza di queste, scrivo....e mi assumo pubblicamente le mie responsabilità.

Parlavo prima di scossone. La città deve liberarsi delle solite facce che da anni hanno ridotto l'istituzione locale a sede di mercanteggiamenti individuali e di tornaconto personale o di gruppo. E questo non lo risolve certamente un candidato imposto da pochi e alla ricerca di consensi a prescindere. Anzi... La città dei bisogni deve riscoprire la dignità dei diritti. Sui bisogni legittimi è cresciuta una intermediazione politica che a lungo andare rischia sempre più di intermediare bisogni illegittimi. Brindisi dovrebbe ritornare ad essere comunità e non città provvisoria alla ricerca di identità perdute. 

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È vero, la città vive forse uno dei momenti più critici della sua storia moderna. Sta perdendo ruolo, sedi operative e istituzionali, funzioni. La sua stessa vecchia base produttiva industriale è in una fase di esaurimento. I livelli occupazionali sono tra i più bassi del Mezzogiorno. La disoccupazione giovanile ha superato da tempo il 50%. Un comune quasi in dissesto finanziario. Per questo ci vorrebbero un clima e un impegno diverso per preparare la prossima scadenza elettorale. Invece sono in atto vecchi riti che stanno allontanando la città dalla politica e dai suoi attori vecchi, nuovi o commissari che siano. E se la mediocrità, poi, riprendesse il sopravvento si assisterebbe più che in altre occasioni ad una frammentazione e a una confusione che non aiuterà la città a ritrovarsi. I segnali non sono incoraggianti.

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