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"Ora Marino convinca la sinistra che non ha votato per lui"

In queste elezioni amministrative a Brindisi, come in Italia, il Pd ha perso slancio e attrattività. Il contatto con il suo elettorato tradizionale e con quell'opinione pubblica democratica che fino a qualche tempo fa, se pur critica, in esso si riconosceva e di esso era entusiasta, si è incrinato o forse si è proprio perso

In queste elezioni amministrative a Brindisi, come in Italia, il Pd ha perso slancio e attrattività. Il contatto con il suo elettorato tradizionale e con quell'opinione pubblica democratica che fino a qualche tempo fa, se pur critica, in esso si riconosceva e di esso era entusiasta, si è incrinato o forse si è proprio perso. Lo stesso Renzi ha parlato, all'indomani dei risultati elettorali, di un Pd che ha "qualche problema". Si avrebbe bisogno di un partito inclusivo, ampio e di sinistra.

Ma forse è  già troppo tardi. Renzi ha parlato addirittura di voler utilizzare il lanciafiamme. Spero che il lanciafiamme lo rivolga verso quei renziani della prima, seconda e ultima ora, unici responsabili dello stato in cui è stato ridotto il partito. A Taranto dove il Pd è scomparso addirittura dai ballottaggi o a Brindisi dove il Pd perde un terzo del proprio elettorato non sono sufficienti misure burocratiche o commissariamenti, né tantomeno il lanciafiamme.

A quando una riflessione seria su cosa è diventato il Pd da queste parti? Sostituire un segretario che si definisce renziano con un commissario renziano, nominato da un altro renziano, che cambia? Non si ricostruisce un partito, una comunità, con i proconsoli! Io penso da tempo, anche perché  così l'ho ritrovato quando qualche mese fa ho ripreso la tessera del Pd, che c'è un partito abbandonato nelle mani di chi detiene pacchetti di tessere e di voti, un partito da ricostruire dalle fondamenta.

Questo partito a Brindisi poi da tempo manca di una autonoma direzione e di qualsiasi iniziativa politica. Le sue stesse rappresentanze istituzionali nazionali e regionali, gran parte di esse  assenti come non mai in questa campagna elettorale cittadina, non sono da tempo in grado di garantire un minimo di impegno comune o una funzione coordinata e condivisa al servizio del territorio e di tutto il partito.

Sono passati pochi anni da quando vennero scelti i parlamentari e poco più di un anno da quando furono definite le liste e i candidati regionali con il  sostegno di chi oggi è direttamente o indirettamente contro il Pd. Sono gli stessi, ad esclusione dell'on. Mariano, che hanno cercato di difendere sino all'ultimo l'amministrazione Consales. Quel Pd oggi si è disperso, frantumato.

Non c'era niente che lo potesse tenere assieme, se non la gestione del potere i legami e gli intrecci attorno all'attività dell'amministrazione Consales. Ma questo ormai è il passato. Dopo il ballottaggio è necessario, però, avviare una discussione e una riflessione sul partito, il suo rapporto con la città  e per ridefinire conseguentemente  organismi dirigenti e nuove responsabilità.

Decidiamolo noi iscritti al Pd di Brindisi, quelli che sono rimasti, prima che lo decida qualcun'altro a Bari o a Roma. In questa situazione a Brindisi il Pd ha dovuto affrontare, dopo l'interruzione traumatica dell'amministrazione, una campagna elettorale difficile, senza un minimo di autocritica e con una lista che più che frutto di un progetto politico è stato il risultato della somma di candidate e di candidati troppo eterogenei.

Insomma un'altra lista civica più che una lista di partito. E nelle liste civiche a prevalere saranno sempre i portatori di voti, il voto organizzato dei singoli candidati i quali  vanno ringraziati comunque per il contributo dato. Recriminare non serve. Adesso andrebbero impegnati oltre che nel ballottaggio  a contribuire a dare alla città serenità e stabilità amministrativa.

Dopo il ballottaggio il Pd è chiamato a dare prova di serietà, di inclusione, di cultura politica riformista di sinistra, per rimettersi a disposizione della città. Basta con "il chi sta con chi".

I brindisini con il ballottaggio sono chiamati a decidere chi deve amministrare nei prossimi anni la città. Marino o Carluccio. Chiamarsi fuori non credo che si aiuti la città a riprendersi. Chi ha rappresentato o utilizzato il PD negli ultimi quattro anni di amministrazione Consales sta contro il PD che è, invece, impegnato a sostenere il candidato Nando Marino. Si deve decidere tra continuità e rottura con il passato.

A Marino sono mancati molti voti di sinistra anche  per le ragioni che ho richiamato. Tra i voti dati a Rossi e ad Alparone, soprattutto se si analizza il voto disgiunto, ci sono molti voti della sinistra brindisina, quella sinistra che si è allontanata in questi anni dal Pd, che pur bussando alla sua porta l'ha sempre trovata chiusa o per aprirla ci volevano chiavi particolari.

Questa sinistra può essere determinante per liberarsi definitivamente di chi ha causato gli ultimi inquietanti disastri in città. Non servono però appelli pelosi e strumentali. Marino per quel cambiamento di cui vuol essere protagonista ha bisogno di considerare la sinistra e i suoi voti possibili, un valore, una risorsa civica e di progresso. 

Devono essere fatte scelte politiche e amministrative forti e di rottura soprattutto verso chi ha rappresentato e amministrato  la città in questi anni. Marino è chiamato ad una prova politica per dare garanzie in questa direzione. Il PD lo deve aiutare in questa prova. Non appelli ma scelte, non accordi sottobanco ma impegni in grado di garantire il cambiamento e il riavvicinamento alla istituzione comunale attraverso nuove forme di partecipazione, di controllo.

Nei programmi di Rossi e di Alparone idee e proposte di partecipazione, di rottura e di cambiamento ce ne sono. Si confrontino queste con quelle più vicine ad un'idea di Brindisi da parte del centrosinistra allargato che ha sostenuto Marino al primo turno. Dall'altra parte c'è un centrodestra appesantito e condizionato dai sostenitori e fruitori della vecchia giunta Consales.

Chiudere definitivamente la centrale di Costa Morena e destinare quell'area solo ad uso portuale e logistico e a insediamenti industriali leggeri, governare la transizione della centrale di Cerano, reimpostare in maniera trasparente il sistema di raccolta dei rifiuti e del loro riutilizzo per consentire una drastica riduzione della Tari, riorganizzare la mobilità  urbana attraverso il trasporto pubblico e la realizzazione di piste ciclabili, snellire e definire procedure amministrative  semplificate, politiche urbanistiche senza consumo di suolo e con piani di recupero e riqualificazione dell'esistente.

Orti urbani e rilancio dell'agricoltura brindisina, ridefinizione del ruolo del Comune sul porto e sull'area industriale attraverso le nuove forme di gestione ambientalmente compatibili e con costi diversi rispetto agli attuali, sistemi di controllo democratico e a disposizione dei cittadini per il controllo e il monitoraggio ambientale, interventi coraggiosi e organizzativi sull'attuale macchina amministrativa, parte della quale complice e/o connivente di gestioni disastrose.

Sono solo alcuni punti su cui un'amministrazione di centrosinistra non dovrebbe trovare difficoltà a confrontarsi con quegli elettori e con quei candidati che al primo turno hanno ritenuto più vicino e più attrattivo il campo della sinistra che si è riconosciuto attorno a Rossi e al Movimento 5 Stelle.

Il Pd assieme a Marino dovrebbero essere i garanti di questa convergenza sui punti del cambiamento brindisino. Contenuti, uomini, donne, pur nell'autonomia del sindaco, potrebbero essere le novità e la svolta in questo ballottaggio. Si tratta di contribuire al cambiamento tanto declamato e richiesto.

Marino questa possibilità la vuole ricercare? Io spero di sì. Dall'altra parte c'è il passato assieme ad un po' di inquietante presente, fatto di accordi di potere ma soprattutto tanto rancore e spirito di rivalsa. E in questa parte ci sono  anche quanti hanno contribuito a far perdere in questi anni di amministrazione Consales, anima, passione civica, sensibilità, progettualità e autonomia alla sinistra di governo.

La città ha bisogno di riprendersi la serenità perduta, di ricostruire idee e progetti chiari per il suo futuro. La prossima amministrazione dovrà fronteggiare un disagio sociale diffuso e crescente, un livello di disoccupazione tra i più alti della Puglia e del Mezzogiorno continentale, l'esaurimento di un modello di sviluppo basato sull'industria di base e sulla produzione di energia da carbone, la collocazione di Brindisi nella nuova articolazione dello stato e nella riforma della pubblica amministrazione(soppressione delle Province, accorpamento della camera di commercio e dell'autorità portuale). Tutto questo richiede determinazione, competenza, disinteresse, coraggio, a anche relazioni istituzionali regionali e nazionali.

Chi è stato prima ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza. Se si vuole bene alla città bisogna contaminarsi ,ascoltarsi e rispettarsi e soprattutto mettersi al lavoro con caparbietà e umiltà. Mettere alla prova Marino da parte della sinistra brindisina e dei tantissimi cittadini sfiduciati e rassegnati o che hanno disertato il primo turno elettorale non convince? Quale è l'alternativa?

Marino farebbe bene a tentare di convincere questa parte di elettorato. Lui è a capo di una coalizione di centrosinistra. Una coalizione di centrosinistra, anche se allargata, vince solo se il suo leader è capace di costruire una connessione sentimentale con il popolo e di conquistarsi il consenso dell'opinione pubblica democratica.

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