Elezioni

Pd, fuoco di domande per gli aspiranti senatori Barretta e Amati

Hanno risposto alle domande della giornalista di BrindisiReport: sanità, lavoro, imprese, Tap, bando Enea e turismo

BRINDISI – Fuoco di domande per i due aspiranti senatori del Pd, Rosy Barretta, imprenditrice, candidata nel collegio proporzionale Puglia 2, e Fabiano Amati, attuale consigliere regionale, nell’uninominale di Brindisi, Monopoli e Locorotondo. Sono stati intervistati dalla giornalista di BrindisiReport, Stefania De Cristofaro sui temi attuali che riguardano il territorio brindisino: sanità, bando Enea,  gasdotto Tap, bonifiche, turismo e agricoltura. In due ore hanno illustrato i rispettivi punti di vista nella sede del comitato elettorale di Barretta, in corso Umberto a Brindisi: pubblico numeroso, posti in piedi, intervento finale del candidato sindaco del centrosinistra unito, Riccardo Rossi, nome del movimento Brindisi Bene Comune, sul quale hanno trovato l’intesa il Pd e Liberi Uguali (eccezione rispetto allo scenario nazionale).

PUBBLICO ROSY BARRETTA E FABIANO AMATI-2

Il lavoro

“Il governo uscente ha fatto tanto con la riduzione del costo del lavoro, il bonus di 80 euro, il Jobs Act e poi il Reddito di inclusione, ma tanto bisogna ancora fare, soprattutto qui al Sud, dove è necessario continuare a sostenere in ogni modo la lotta alla disoccupazione giovanile e la crescita di nuove imprese”, ha detto l’aspirante senatrice. “Solo così potremo frenare la nuova emigrazione di ragazzi e ragazze costretti a partire per trovare un impiego”.

Zona industriale e bonifiche

«E’ necessario far partire le bonifiche della zona industriale che ancora bloccano gli investimenti e allo stesso tempo bisogna cogliere l’opportunità delle Zone economiche speciali  e sfruttando i vantaggi del piano Industria 4.0”. Barretta ha anche fatto riferimento alla necessità di rilanciare il porto di Brindisi: “Per esempio realizzando un deposito costiero o sfruttando le opportunità della cosiddetta “via della Seta “Economia è anche Made in Puglia ed enogastronomia locale che tanto ha contribuito a farci diventare famosi nel mondo”.

La tutela dell’ambiente

Come conciliare la tutela dell’ambiente con lo sviluppo industriale, senza restare schiacciati dal ricatto occupazionale del passato? “La strada da percorrere è la convivenza per il modello di sviluppo ecosostenibile. Su Brindisi, in particolare, il prossimo governo dovrà sostenere gli enti locali nel processo di riconversione, già avviato, delle centrali elettriche e nella pianificazione di nuove direttrici di sviluppo che mettano in primo piano l’agricoltura, il turismo e la green economy.

Castello Alfonsino senza faro-2

Turismo e Castello Alfonsino

Nonostante la storia, i monumenti, il mare e le immagini da cartolina di Brindisi, la città resta indietro anche sul fronte del turismo. “Brindisi deve riuscire a dar vita ad un polo di attrazione turistica costituito dal Castello Alfonsino finalmente ristrutturato e utilizzato, qui penso a un Museo terminale della via Appia”, ha detto Barretta lanciando il progetto. “Credo anche che la via “Francigena del Mare” possa essere un’idea molto attrattiva. Ma ritengo necessario  intervenire sul litorale ancora in stato di abbandono”.

La sanità e liste d’attesa

Sui temi della sanità, dal ridimensionamento degli ospedali alle liste d’attesa che sembrano infinite, si è espresso Amati, presidente della Commissione al Bilancio della Regione Puglia. “Se i tempi di attesa in sanità sono nettamente diversi tra prestazioni istituzionali e attività libero professionale, il rimedio è la sospensione dell'attività libero professionale”, ha detto Amati, autore di una proposta di legge in cui c’è spazio per  l'istituzione per ogni Asl, per il Policlinico e per gli Irccs, del responsabile unico aziendale per le liste d'attesa. “Si vedrà riconosciuta la retribuzione di risultato solo se sarà in grado di raggiungere gli obiettivi fissati dal Piano aziendale sulle liste d'attesa.

Il bando Enea e la fusione nucleare

La Puglia ha formalmente candidato la Cittadella della ricerca di Brindisi al bando Enea per la realizzazione della infrastruttura di ricerca sulla fusione nucleare.  “La Puglia potrebbe fregiarsi del prestigioso titolo nella corsa al più ardito dei sogni umani: mettere il sole in una bottiglia”, sostiene il candidato al Senato. “Potrebbe non sembrare, ma è come candidare il proprio paese alle olimpiadi”. 

“Il laboratorio di ricerca  si pone come anello di congiunzione scientifica tra i progetti Iter, reattore in costruzione a Cadrache in Francia, e Demo, reattore in fase di studio in grado di realizzare energia per fusione entro il 2050”, ha spiegato.
La fusione nucleare, che è cosa completamente diversa dalla fissione nucleare, è il più efficace ambientalismo per chi non vuole spegnere le luci della ricerca sulle necessità da progresso e la vera alternativa all'utilizzo delle fonti fossili di produzione energetica.
“L'auspicabile scelta di Brindisi costerà alla Regione Puglia solo 25 milioni, oltre le opere di urbanizzazione primaria, ed attrarrà un investimento di 500 milioni di euro e l'impiego di 1.500 persone altamente qualificate, e potrà coinvolgere le imprese che operano nel campo della superconduttività, della meccanica di precisione, dell’elettronica di potenza, delle tecnologie speciali per il vuoto e dei processi per la realizzazione di materiali e componenti.

Cittadella della Ricerca

Il gasdotto Tap

E’ argomento in chiave elettorale l’approdo del gasdotto Tap, dopo che il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha proposto lo spostamento da San Foca alla zona di Brindisi.

“Parliamo del nulla: il progetto è quello, non ci sono i presupposti per lo spostamento”, ha tagliato corto Amati al quale Rossi ha consegnato il proprio no, in nome e per conto della coalizione, a questa ipotesi. Il Pd di Brindisi intende affermare l’autonomia della propria scelta: “Non una battaglia contro Emiliano, ma per Brindisi”.

Immigrazione e clandestini

Dall’accoglienza degli albanesi, a quella dei migranti. Sbarchi che oggi preoccupano per il numero e per possibili infiltrazioni di terroristi, ponendo il problema della sicurezza.

“E’ opportuno ricordare che l'unica sanatoria italiana di clandestini fu fatta nel 2002 dal Governo Forza Italia/Lega e fu così commentata: “Persone che avranno un lavoro e contributi regolari, assistenza sanitaria e contribuiranno agli introiti fiscali dello Stato", ha ricordato.

“Nel 2003 fu sottoscritto dallo stesso governo Forza Italia/Lega l'accordo di Dublino II, secondo cui al Paese di primo approdo spettasse sbrigarsela da solo. Nel 2011 assistemmo al più imponente flusso migratorio: al governo c'è Berlusconi, la Lega di Salvini e Giorgia Meloni Ministro. Del problema, per conto del Governo Berlusconi, si occupava Franco Gabrielli, all'epoca capo dipartimento della Protezione civile. Considerato ciò che si sta sentendo in queste giornate di campagna elettorale qualcuno penserà che come rimedio il Governo Berlusconi/Lega propose la più grande strizzata d'occhio a qualsiasi folle progetto di sparatoria sui migranti. Chiesero invece alle regioni di farsi carico dell'accoglienza, distribuendo gli immigrati in proporzione con la popolazione e circa la Puglia - come impegno aggiuntivo - la realizzazione di un campo di prima accoglienza a Manduria”.

 “Sempre il governo Berlusconi voleva realizzare in Puglia, sempre nel 2011, un hub umanitario presso la ex base Usaf di San Vito, che poi non si fece per un cambio di strategia. Nell'ultimo biennio, in sintonia con le paure dei cittadini  - come dice anche Papa Francesco-  il numero degli sbarchi è meritoriamente diminuito, in applicazione di una strategia di riduzione costante e progressiva che sta continuando in questi primi mesi del 2018 e che continuerà nei prossimi anni. Ma nonostante ciò il programma scippa-voti e istiga-paure di Berlusconi/Salvini/Meloni mette tra le cose da fare le cose che si stanno già facendo. Su questo argomento anche i 5 stelle risultano equivoci ed opachi, assumendo tutto il campionario delle posizioni. Evidentemente il vero interesse non è la soluzione dei problemi ma il voto di tutti. Hanno infatti assunto la linea più classica del disimpegno: non fare e dire nulla di preciso, ma farlo e dirlo bene”.  

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