Sabato, 25 Settembre 2021
Emergenza Covid-19

L'appello di una figlia: "Io, caregiver di mia madre, ma lei è in ospedale senza di me"

"Il Dpcm del 2 marzo prevede la mia presenza, ma fino ad ora le Istituzioni si sono dimostrate sorde". La signora è ricoverata al Perrino

BRINDISI - Questa è la storia di una mamma e di una figlia, la storia del loro appello inascoltato. La mamma (D.L.) ha 80 anni, si trova attualmente ricoverata presso il reparto di Geratria del Perrino. La figlia è la sua caregiver, certificata. La figlia non vede la madre dal suo ricovero, nonostante il dpcm del 2 marzo 2021 lo preveda. Procedendo con ordine, stando al racconto della figlia: D.L. è affetta da demenza senile a insorgenza precoce, tipo Alzheimer grave, non autosufficiente, incontinente, cardiopatica, affetta da ipertensione e osteoporosi, riconosciuta a seguito di accertamento tecnico preventivo presso il Tribunale di Brindisi. Occorre evidenziare che recentemente il Governo, nel Dpcm del 2 marzo 2021 (articolo 11 comma 5), per far fronte alla necessità dei caregiver di essere vicini ai loro cari non autosufficienti anche in questa fase pandemica, ha espressamente previsto che gli accompagnatori dei pazienti in possesso del riconoscimento di disabilità grave ai sensi dell'articolo 3 comma 3 della legge 104/1992 possono prestare assistenza anche nel reparto di degenza nel rispetto delle indicazioni del direttore sanitario della struttura.

E' accaduto che in data 3 marzo 2021 la signora D.L. è stata ricoverata presso il Perrino di Brindisi, nel reparto di Ortopedia, a seguito di una caduta. E' stata sottoposta il 5 marzo 2021 a intervento per frattura del femore. Già in questa occasione la figlia, che si è sempre occupata amorevolmente del benessere della mamma e sua caregiver (riconosciuta con provvedimento del Tribunale di Brindisi), ha fatto giungere a mezzo pec, alla direzione sanitaria Asl e al direttore generale Asl, una richiesta di autorizzazione per la permanenza e assistenza personalizzata non sanitaria, facendo espressamente riferimento a quanto previsto dal Dpcm del 2 marzo 2021 prima richiamato. Spiega la figlia che tutto è rimasto nel più assoluto silenzio. Ad ogni modo, in data 10 marzo 2021 la signora D.L. è stata dimessa dall'ospedale per fare ritorno nella propria casa e ricevere, finalmente, il calore della famiglia. 

Purtroppo, a distanza di qualche settimana, la signora D.L. è stata nuovamente condotta in ospedale e attualmente si trova ricoverata presso il reparto di Geriatria. Da questo momento per la famiglia della signora è iniziato un nuovo calvario. Non vedere la propria mamma, avere costantemente il timore che non possa più riconoscere le proprie figlie, non poterle stare vicino e stringerle le mani, accarezzarla, farle sentire che non è stata abbandonata è per la stessa famiglia motivo di angoscia e apprensione. Si decide dunque di riproporre l'istanza di assistenza, sempre ai sensi del Dpcm del 2 marzo. In questa occasione l'istanza, datata 9 aprile, viene inviata anche al ministero per le Disabilità e successivamente, in data 13 aprile 2021, anche alla segreteria dell'assessore alla Sanità della Regione Pier Luigi Lopalco. A oggi nessuna comunicazione in risposta è pervenuta. 

Sino ad oggi, 21 aprile 2021, della signora D.L. le figlie ricevono informazioni solo attraverso colloqui telefonici con i vari medici di turno che informano sulle condizioni generali di salute della loro mamma o sulle varie consulenze specialistiche. Ma la più grande preoccupazione della famiglia è l'assoluta mancanza di collaborazione della paziente, lo stato di abbandono psicologico senza ricevere sostegno. Ecco, le figlie non vogliono avere un ultimo ricordo della loro mamma abbandonata in un letto di ospedale, dove, comunque, riceve le cure mediche ritenute adeguate e opportune. La famiglia si dice stanca, sfiduciata e si sente abbandonata dalle Istituzioni e, per tali ragioni, ha deciso di rivolgersi ai mezzi di comunicazione non solo per se stessa ma anche per dar voce alle tante famiglie che, pur trovandosi nelle stesse e identiche condizioni, non hanno la forza di agire. "L'amore e l'assistenza che può dare una persona cara alle persone che si trovano in queste condizioni è la migliore medicina", chiosano i famigliari.

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