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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Emergenza Covid-19

Malati gravi in ospedale senza caregiver causa Covid, ma la legge dice il contrario

La battaglia della brindisina Carla, con sua madre ricoverata cinque volte al Perrino senza assistenza dei famigliari. La sua storia raccontata da BrindisiReport e "Chi l'ha visto?"

BRINDISI - Carla non si arrende, adesso sua mamma è casa, accudita dal suo amore e da quello delle altre due sorelle. La sorella di Carla è l'amministratrice di sostegno dell'81enne D.L., affetta da Alzheimer. Carla prosegue la sua battaglia, perché ai caregiver dei malati gravi è stato vietato l'accesso agli ospedali, causa Covid, nonostante il Dpcm del 2 marzo 2021 consenta espressamente la loro presenza. In questi giorni ha destato scalpore la storia di Giovanni Manna, l'anziano scomparso dal Gemelli di Roma e poi ritrovato morto nella Capitale. Manna soffriva di Alzheimer e si era allontanato dall'ospedale Gemelli, con tutta probabilità in stato confusionale, esasperato dall'attesa per la visita. Carla pensa ai malati di Alzheimer e spiega: "Sono come dei bambini, hanno bisogno dei 'genitori'". I genitori in questo caso, in un'inversione dei ruoli, sono le tre figlie. Per lei è angosciante sapere una malata di Alzheimer in ospedale come sua mamma senza la caregiver.

L'appello di Carla e la storia di sua mamma

Della vicenda della mamma di Carla ne ha scritto BrindisiReport nell'aprile scorso (vedi link sopra). Anche la celebre trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?" si è occupata della sua storia, con un'intervista a Carla. Procedendo con ordine, stando al racconto della figlia: D.L. è affetta da demenza senile a insorgenza precoce, tipo Alzheimer grave, non autosufficiente, incontinente, cardiopatica, affetta da ipertensione e osteoporosi, riconosciuta a seguito di accertamento tecnico preventivo presso il Tribunale di Brindisi. Il giorno successivo all'emanazione del Dpcm di cui si parla, D.L. è stata ricoverata presso il Perrino di Brindisi, nel reparto di Ortopedia, a seguito di una caduta. E' stata sottoposta il 5 marzo 2021 a intervento per frattura del femore. Già in questa occasione la figlia, che si è sempre occupata amorevolmente del benessere della mamma e sua caregiver, ha fatto giungere a mezzo pec, alla direzione sanitaria Asl e al direttore generale Asl, una richiesta di autorizzazione per la permanenza e assistenza personalizzata non sanitaria, facendo espressamente riferimento a quanto previsto dal Dpcm del 2 marzo 2021 prima richiamato. Spiega Carla che in quei mesi tutto è rimasto nel più assoluto silenzio. Ai caregiver viene vietato l'ingresso. 

Intanto i problemi si susseguono, la signora D.L. viene ricoverata altre volte, niente ingresso per la caregiver. La figlia Carla non ci sta, si rivolge all'Asl, ma l'ingresso le viene vietato. C'è una finestra temporale, ad agosto, in cui Carla e le sorelle riescono a visitare la madre, durante l'orario di visita. "Ma non in quanto caregiver, ma in quanto parenti". Insomma, a Brindisi, al Perrino, quanto previsto dal Dpcm del 2 marzo 2021 è stato disatteso. Nonostante Carla si prodighi per far valere i diritti. "Oltre all'assistenza sanitaria, che non possiamo fornire, mia mamma come tutti i malati di Alzheimer gravi, necessita di un altro tipo di assistenza, che forniscono i caregiver. Conosciamo i suoi bisogni, sappiamo che necessitano di affetto"; spiega Carla. La quale non si dà per vinta e prosegue nella sua battaglia. "Quante altre persone si trovano nella nostra condizione?", si chiede Carla. Che non accetta che un diritto sancito e riconosciuto sia disatteso.

La replica della direzione medica del Perrino

Il Dpcm di cui si parla si riferisce ai familiari dei soggetti riconosciuti quali destinatari dei diritti rivenienti dalla legge 104/92. Tutti coloro che beneficiano di tale legge hanno avuto accesso all'ospedale di Brindisi per visitare i parenti ricoverati, secondo quanto previsto dal regolamento dell'ospedale riguardante gli orari e la durata della visita, previa esibizione del risultato negativo di tampone effettuato nelle ultime 48 ore. In casi eccezionali, qualora il direttore della Unità operativa di ricovero abbia ritenuto opportuno, sulla base delle particolari condizioni cliniche del paziente, al parente è stato consentito di restare in stanza per tutto il tempo necessario, oltre gli orari previsti, purché non uscisse al di fuori dell'ospedale, perché in tal caso avrebbe dovuto esibire altro tampone negativo delle ultime 48 ore per rientrarvi. Tali indicazioni rimesse alla esclusiva decisione del direttore della Unità operativa sulla base delle particolari condizioni cliniche dei pazienti, ha evitato il sovraffollamento di terzi nei reparti, coi rischi connessi alla propagazione eventuale dei contagi in pazienti particolarmente fragili e ricettivi, considerato che, soprattutto in alcuni reparti, quali la Geriatria, l'Ortopedia, la Neurologia, eccetera, la maggior parte dei pazienti usufruisce di quanto previsto dalla legge 104/92. Oltretutto l'assistenza ai pazienti ricoverati è garantita H24 dal personale infermieristico e oss del reparto. Quindi la visita è stata sempre permessa (ad eccezione di alcuni momenti in cui nei reparti si sia manifestata qualche positività), ma la richiesta di restare indefinitamente nelle stanze di degenza accanto ai congiunti, laddove non ce ne fossero motivi obiettivamente riconosciuti dagli stessi sanitari, è stata respinta. In tal modo l'ospedale, nel rispetto comunque delle normative previste, ha evitato epidemie di Covid-19 tra i ricoverati, nell'interesse esclusivo della salute di tutti i pazienti.

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